18 luglio 2009

Latin lover de nojaltri

Ehi, ma lo sapete che un mio collega baccaglia quasi tutte le colleghe vagamente singles, carine e trendy? Sai che novità, mi direte voi. Eh lo so, ma lui le baccaglia in modo sequenziale. Appena una gli dà il 2 di picche, passa alla successiva, che malauguratamente è amica della precedente. Risultato? Carniere vuoto. E' il cacciatore triste.
Prima o poi sì, troverà una abbastanza disperata da accettare le sue avances, una che sta vivendo un periodo delicato, separazione, depressione e quant'altro. Solo così potrà avere gioco facile, una serena non perde tempo con uno così.

Da ricerche effettuate tra gli amici masculi, prontissimi a dire la loro sul baccagliamento, pare che la tattica del mio collega sia la più fallimentare in assoluto: mai baccagliare in modo sequenziale e, soprattutto, mai fare la parte della vittima, per intenerire le donne. Ma il mio collega, no. Lui ha un sospiro per tutte.
Un eroe romantico di Wertheriana memoria. Ci toccherà regalargli il famoso panciotto giallo.
A sentir loro, una donna non accetta di essere un ripiego, inoltre si immedesima nel ruolo dell'uomo che la baccaglia. Una donna non vorrà mai un fallito. Proverà tenerezza, e basta.

E' questo un motivo per cui accetta più volentieri inviti a cena da uomini di successo, in ristoranti fighi e possibilmente scarrozzate su auto potenti. Per mostrare a se stesse e alle amiche che sono oggetto di interesse di uno "arrivato", perchè l'aura di vincente si allarga anche alla donna che accompagna questo vincitore. Capita a molte, moltissime.
Il mio collega ne è consapevole, certo, eppure insiste con la sua tattica fallimentare: continua a ad impersonare la vittima e a mantenere la sequenzialità di baccaglio. Prima o poi si sfracellerà e capirà che dovrà modificare atteggiamento. O quello, o soccomberà per sempre.
Probabilmente se sfruttasse meglio la sua sensibilità e la sua gentilezza d'animo, senza scivolare nel vittimismo, avrebbe decisamente molte più fans. Dai, che facciamo il tifo per te!

All'opposto, esistono anche baccagliatori grezzi. Il genere che ti porta a cena in ristoranti fighissimi e alla moda, che mostra tutte le sue innumerevoli carte di credito per cercare di impressionare favorevolmente, come se il denaro fosse tutto nella vita. E che durante la cena, butta lì, en passant, ricordi di vacanze alle Maldive o a Cortina, acquisti di un certo peso presso marchi famosi e costosi. Insomma, il tipo stigmatizzato nei vari film dei Vanzina : il parvenu desideroso di mostrare dov'è arrivato. Un modo per ostentare la ricchezza, o comunque l'agiatezza. Facessero almeno discorsi con qualche guizzo interessante, ma il più delle volte si sentono frasi noiose, banali, intercalate da termini quali "denaro", "barca"e "vacanze".

Una mia amica ha giustamente fatto notare che anche un hamburger preso da McDonald con un tipo interessante, ha un sapore diverso rispetto allo stesso hamburger con un tipo noioso (ah Catalano, quanto avevi ragione!). Inoltre con quello interessante, dimentichi anche dove sei, non fai caso all'ambiente circostante e, nel caso di Mcdonald, all'affollamento, alla pulizia.. Semplicemente non lo noti. Morale? Non importa molto dove si va, ma con chi.
D'altro canto, c'è anche la mozione che afferma che l'interesse si valuta anche da dove uno porta e che il maschio che corteggia, mostra i luoghi dove intende nidificare. Mah, non sempre, però.
Quando si baccaglia, c'è anche una buona dose di falsità, per apparire migliori di quello che si è. Per giustificare l'eventuale scelta, insomma.

Infine, last but not least, abbiamo l'ultimo clichè: l'uomo acculturato, forzatamente out.
Lo si vede di solito bazzicare i cinema d'essai, dove si proietta Cyclo con sottotitoli in lingua d'Oc; oppure una mostra sulla biancheria intima catalogata per colori ascendenti rinvenuta negli archivi della Stasi e appartenuta a Igor Stravinskij o infine una conferenza sulla necessità dei feltrini sotto le sedie. Cercano la diversità a tutti i costi, lo snobismo esasperato, salvo poi scoprire che si perdono in un bicchier d'acqua. A questi forzati della diversità culturale, si può solo consigliare : "Imparate a cambiare le ruote", va, che è meglio...

6 luglio 2009

Superbanfing

Una mia amica ha un problema col proprio uomo. Nulla di pesante, eh, anzi, qualcuna direbbe che non è nemmeno un problema.
E' solo un tantino tiepido in amore. Accettabile in una relazione collaudata, con alle spalle parecchi anni di convivenza. Si sa, è difficile avere sempre lo slancio iniziale, ma per la mia amica è diverso, stanno insieme da poco tempo.
Molte che conosco ne sarebbero entusiaste, si considererebbero baciate in fronte dalla fortuna. La mia amica, no. Mi fa, perplessa " Credi che sia una condizione perenne?" Le ho risposto, sincera "Di perenne non esiste nulla, tranne la morte. Per cui, no, non lo è. Se per te è un grosso problema, perchè non provi a parlargliene? Forse non lo sa, non se ne rende conto. Digli cosa ti piacerebbe, probabilmente aspetta solo questo. Visto che ancora non esiste la lettura del pensiero"

Qualche settimana dopo, in centro per shopping, mentre mi provavo un paio di scarpe da infarto, la mia amica ha introdotto nuovamente l'argomento.
"Sai? Avevi ragione. La comunicazione assertiva funziona: non credi che abbiano il tacco troppo alto? Ho parlato con lui, effettivamente
un po' meglio sta andando. Non è ancora quello che speravo, però sto bene con lui. Mi fa sentire al sicuro"

Mentre tornavo in treno, ripensavo alle parole della mia amica. Rimaneva accanto ad un uomo dalla passione tiepida perchè comunque le appagava un bisogno inconscio: le dava sicurezza.
Potevo io sfuggire alla storia dei bisogni inconsci? Ma certo che no!

Anche io, come la mia amica, ho amato un uomo pur sapendo che non era adatto a me, non riuscivo a staccarmene, come fosse una droga.
Una dipendenza, che mi stordiva, avvelenava. Mi sentivo come la protagonista di Sono tossica di te. Gli amici continuavano a dirmi di lasciar stare e la parte pensante di me ne era assolutamente consapevole, ma non ci riuscivo. Era oltre le mie forze. La lotta tra cervello e cuore era straziante, mi sentivo scissa, mai serena, sempre nervosa, l'ombra di me stessa. Ma perchè? Mi domandavo. "Perchè non riesco a mollare?"

Lo voglio dire, per i compagni della mozione "i superbanfing stronzi", io non ho niente contro i superbanfing stronzi, ma i superbanfig stronzi si possono annullare (grazie Guzzanti di esistere). Ci vuole tempo, ma vi dò la grande notizia, se ne esce. Certo, occorre la disintossicazione, ma ne vale la pena.

L'uscita del tunnel non può avvenire, però, senza la presa coscienza dei propri bisogni inconsci. Occorre farsi domande. Brutali. E a darsi risposte, anch'esse brutali. Non è stato affatto piacevole scavare così a fondo dentro di me, ma alla fine è stato liberatorio. Come quando non si sa dove cercare casa, finchè non si decide il quartiere e lo si batte a tappeto: le idee chiare rendono molto più sereni e fanno andar dritti per la propria strada.
Dopo parecchie domande e fin troppe risposte, sono arrivata non senza fatica al nocciolo dei miei bisogni inconsci ed ho finalmente compreso perchè mi sentivo drogata. E soprattutto, perchè solo con lui. Mai successo nè prima nè dopo, per fortuna.

Risposta sofferta quanto banale: tra di noi lo scambio era alla pari. Il timone del comando veniva tenuto a turno. Mi fidavo, contavo su di lui. Sapevo che se io avessi inserito il pilota automatico, lui avrebbe guidato. E viceversa. Potevo riposare, lasciar fare. Non era necessario che fossi sempre io a decidere, a fare, com'era stato con i ragazzi precedenti che si erano sempre appoggiati a me, ma impossibile appoggiarsi a loro. Con lui c'era un giusto scambio di ruoli. Inoltre era divertentissimo, molto passionale e appagava il mio bisogno di sentirmi desiderata, amata. Eppoi aveva quel modo tutto suo di osservarmi, un mix di passione e dolcezza: essere oggetto della curiosità dell'altro è un potentissimo afrodisiaco per una cerebrale come me.

Era piacevole guardarmi nello specchio e vederci lui. Avevamo gli stessi gusti in quasi tutto, dall'arte all'arredamento, inoltre era propositivo, non rischiavo mai di sentirmi dire "non so, fai tu", ma si trovava sempre un compromesso. Insomma, con lui potevo rilassarmi davvero, continuava a dirmi che eravamo uguali fino a che ci ho creduto sul serio, e mi sono fidata.
Mi aveva conquistata non apparendo aggressivo, anzi, sembrava uno sicuro di sè ma dall'animo tenero, con delle fragilità appena accennate. Uno che diventava timido in mia presenza e che mi comprendeva.

So che molti uomini fingono, mentono e spergiurano durante il baccaglio, ed anche molte donne. E' abbastanza la norma. Ma è necessario esagerare? Non si può comunque rimanere se stessi?
Perchè le palle che si raccontano, prima o poi, vengono scoperte e più grandi sono state, più fanno male. Il bello del baccaglio sta proprio nel conoscere l'altro, il suo mondo. A che pro mentire spudoratamente? Alla fine, appunto, ho scoperto di essermi innamorata di un superbanfing. Non l'ho capito subito, chiaro, all'inizio ero completamente nella marmellata, ma più il tempo passava, più mi rendevo conto che i gusti simili simili non erano poi così tanti, che diventava aggressivo quando non sapeva che dire, cioè spesso, e che s'era messo in testa di darmi consigli non richiesti. Era come se non riuscisse a reggere la mia presenza, ogni volta doveva stordirsi per calmarsi. Pian piano vedevo che non c'era quasi più nulla dell'uomo che mi aveva affascinata tempo prima, avevo oramai davanti a me un superbanfing, e ci soffrivo. Tanto.

I superbanfing sono esseri che raccontano un sacco di palle, sono creativi, probabilmente soffrono di un pesante complesso di inferiorità che li porta a raccontar frottole pur di fare colpo, di ottenere quello che desiderano. Non mostrano mai realmente come sono, ma come tu vorresti che fossero, per essere amati e avere così campo libero. Nel suo caso, voleva me e non s'era fatto scrupolo di individuare i miei bisogni inconsci e di esaudirli. E allora perchè capendo questo ho continuato a frequentarlo?

Perchè a volte non sono i bisogni ad essere inconsci, ma il modo di esprimerli. In realta il bisogno è chiarissimo solo che restando insoddisfatto ci si inventa strategie complicatissime per non dire semplicemente "ho fallito". E mi bruciava ammetterlo. Mi faceva male sapere che mi ero fidata di uno che millantava, che aveva dovuto ricorrere a pesanti bugie per far colpo su me. E non riuscivo a staccarmi dalla inebriante sensazione iniziale, quando mi ero sentita "compresa", quando avevo potuto rilassarmi, quando appunto i miei bisogni inconsci erano emersi ed erano stati esauditi.

Capivo che non puoi biasimare uno che è superbanfing, la colpa era stata mia a prenderlo sul serio. Ero stata io con la mia ingenuità a far sì che si arrivasse a tanto, non conoscendo i miei reali bisogni, avevo lasciato che qualcuno ne potesse approfittare. Buon motivo per imparare a conoscere questi bisogni inconsci; Socrate, che non era un fesso, affermava "Conosci te stesso", perchè se ci si conosce, si sa cosa si vuole e non si brancola nel buio, evitando di sprecare energie inseguendo il nulla.

Appurato i miei reali bisogni, ho messo il semaforo arancione o rosso. Per evitare pigri e superbanfing (che ora un po' meglio conosco), preferisco quelli sensibili, che sotto un'apparenza tranquilla celano parecchia passionalità e che vedono oltre il banale semaforo rosso. Di solito sono i timidi che però osano. Mi danno fiducia, perchè mostrano di aver davvero coraggio. Che non è il raccontar palle, cercando di far colpo o il conformarsi alle aspettative della donna per sgretolare le possibili resistenze, ma è rimanere se stessi, sfidando la tensione e l'imbarazzo. Prendendosi le proprie responsabilità, che è il massimo del coraggio, di questi tempi.