13 ottobre 2009

Wrapped Around Your Finger

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde, e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.


Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

"Candele" di Kavafis

30 settembre 2009

L'uomo che fuma


Non fumo, non lo amo. Ma certi uomini hanno un rapporto così sexy con la sigaretta da farmi sciogliere. Clive Owen è uno di questi.
Buon compleanno... :)

20 settembre 2009

The illusionist

C'è la suina. Dal ritorno dagli States, millemila precauzioni per non beccarsi la temuta influenza: e lavati le mani, e non frequentare luoghi chiusi e affollati, e gira con la mascherina, e non girare con la mascherina che non sei in una puntata di x-files ( una delle più brutte, tra l'altro), e fai il vaccino, ma no, non farlo che non rientri nelle fasce a rischio e così via. Insomma, da non capirci più nulla e da perderci il senno, a star dietro a tutte le precauzioni e al loro opposto.
Fine della fiera? Non si trova un Gel Igienizzante mani dell' Amuchina (un trattamento-urto, pare che sconfigga il 99,9% dei batteri presenti nelle nostre mani) manco a pagarlo oro. Vedo le ragazze in treno che lo tirano fuori dalle borse e se lo spalmano, sento l'odore tipico da ospedale, ho provato a cercarlo, ma esaurito in ogni supermercato. Mannaggia. Direi che siamo in piena psicosi e che io non posso partecipare. Che altro si può fare, allora? Ho ripiegato sulle più normali salviettine umidificate. Ed ho fatto fatica a trovarle, pure loro.

Altro comandamento: non frequentare luoghi chiusi e affollati. Orbene, e al mattino a lavorare come si va? Non sono ancora abbastanza facoltosa da permettermi viaggi in elicottero, per cui mi tocca prendere la metro per arrivare in ufficio e il treno dei pendolari per raggiungere casa.
Quanto pensate siano affollati? Abbiamo a malapena 13,7 cmq di mobilità, dopodichè si entra nella borsa del vicino. Quando va bene.

L'altra sera sono uscita really late e mentre andavo alla metro, mi dicevo " ti prego, fa che non si sia suicidato nessuno, che il traffico sia nella norma e che si arrivi a casa ancora con la data di oggi" ricordando un paio di occasioni, negli ultimi 6 mesi, dove, a causa di tentativi di suicidi più o meno portati a termine, avevo raggiunto la mia adorata dimora (Casa mia casa mia per piccina che tu sia tu mi sembri una badia) ad ore più consone ad un ritorno da disco pub che dall'ufficio.
Ho una spatafiata di fermate da fare, il tempo di innamorarsi, sposarsi e divorziare, tutto in un viaggio. Eppoi dicono che la vita di oggi è stressante, troppo veloce e non c'è più tempo libero. Tranquilli, la metro risolve tutto. Vi fate una famiglia in men che non si dica. Da una parte all'altra della città.

Temperatura esterna: ca 30°. Temperatura del vagone: dei pinguini leggevano, c'erano dei quarti di manzo appesi e il mio vicino era una pupazzo di neve (carota al posto del naso, pensava di farmela, ma l'ho sgamato subito). Aria condizionata a palla, insomma.

Alla fermata successiva, nel mio vagone, sale un tipo. Uno che non si siede in modo educato, ma si butta sul sedile di traverso, come un sacco di patate, occupando due posti. Lo riconosco e affondo il naso nel libro, un po' perchè non so come reagirà al vedermi lì, un po' perchè non c'ho voglia di banfare. E' tardi, sono stanca, giornata in ufficio assai pesante tanto da essermi soprannominata "pallina da flipper". Insomma, non ho proprio voglia di imbastire una conversazione, seppur minima. A parte la comprensibile sorpresa di vederlo in metro, in una città di oltre 2 milioni di abitanti, mi rendo conto che no, il mio cuore non ha accelerato il suo battito. Non tremo e non sto sudando. E' tutto ok. Houston può stare tranquilla, non abbiamo problemi, i parametri sono nella norma. Ho sperato fosse abbastanza stanco e perso nei suoi pensieri da non far caso ai pochi passeggeri ( alle 20.30 di sera la metro è vivibile). Speranze vane! Ma porca puzzola, mai che vada come mi auguro.

Mi scorge, si alza e viene a sedersi vicino. Mannaggia a me e alla cattiva abitudine di cercare sempre posti isolati, con nessuno accanto. Mentre si avvicina, mi vedo come il maestro di cerimonia in Cabaret, lì, sul palco, pronta ad esclamare "Ed ora, di ritorno dai più prestigiosi palchi del mondo, ecco a voi, il grande, il magnifico, l'inarrivabile The Superbanfing Illusionist".
Mi sorride, sornione ed io ricambio, mostrandomi serena ed ingenua. Subito cerca di prendermi il libro, per vedere cosa leggo ed io penso "com'è invadente", poi comincia a farmi il 3° grado, as usual. "Sei uno stramaledetto impiccione", mi dico mentre il mio viso dissimula bene i miei reali pensieri, sorridendogli e mostrando interesse ai suoi racconti.

Avete presente la tattica della guerriglia contro l'esercito invasore? Si minano i ponti, ma li si fanno saltare quando ci passa sopra la colonna di soldati nemici, per produrre più devastazione possibile. Ecco, ho messo in pratica una manovra simile. L'ho lasciato parlare, dandogli quello che desiderava: attenzione. Un fiume in piena, come ricordavo. Tutto girava attorno alla sua vita, sempre la solita storia. Poi, memore dell'insegnamento dei Monty Python con "Ed ora... qualcosa di completamente diverso", l'ho preso in contropiede, interrompendolo mentre monologava con un commento assolutamente fuori contesto, della serie "Sì, ottimo", sguardo assente e sorriso di circostanza. Dopodichè ho riaperto il libro, riacceso l'ipod ed ho lasciato che Sober dei Tool mi deliziasse le orecchie.

Lui è rimasto basito, ritrovandosi a parlare da solo e, soprattutto, ad non essere ascoltato. Mossa successiva? Un bagno d'umiltà notevole, avvertibile dal cambiamento del suo tono di voce, più cadenzato, come se cercasse le parole giuste e meno sicuro di sè, con conseguente flebile domanda "E' così importante quello che leggi?".
Mi sono voltata a guardarlo, l'ho fissato pensando "Dio quanto t'ho amato... E te ne sei fregato alla grande", però ho risposto, con un tono che sapevo l'avrebbe fatto sentire a disagio e quindi irritante "Eh sì, sto preparando il prossimo esame. Me ne mancano pochissimi all'ennesima laurea. Sai quanto sia difficile studiare e lavorare, così approfitto del viaggio in metro per portarmi avanti".

Sapevo che bastava citargli la mia laurea per farlo:
1) incazzare a morte;
2) zittirlo.
Infatti è poi sceso alla fermata successiva, salutandomi frettolosamente, senza nemmeno dirmi come sempre aveva fatto "Fatti sentire, ok? Chiama quando vuoi" ed io ho pensato "ma dove accidenti è l'amuchina quando serve?"

30 agosto 2009

Don't look back in anger

E così gli Oasis dopo 18 anni si sono sciolti. Rissa violenta poco prima di salire sul palco del concerto di Parigi e addio Liam, addio tour e addio gruppo. Noel se n'è andato. Questa volta parrebbe per sempre. Eh sì, il condizionale è d'obbligo quando si parla dei fratelli Gallagher, non nuovi a litigi, insulti e scazzottate.
Premettendo che non mi è mai piaciuta la loro musica, fatta di cori e melodie beatlesiane, la notizia del loro divorzio (forse finalmente reale), m'ha fatto ricordare un ragazzo col quale uscivo tempo fa. Il traghettatore più importante. Gli piaceva la musica inglese, soprattutto quella da club a ridosso degli anni '90, gli Stone Roses, tanto per intenderci. Passando per i Primal Scream fino ad arrivare appunto agli Oasis. Insomma, apprezzava la musica inglese fatta di pinte di birra scura e anfetamine prese come vitamine.

Una volta abbiamo avuto una discussione parecchio animata. Motivo? Preferivo la musica cosiddetta heavy a quella alcolica britannica: eh lo so, posizioni insanabili. Ma tanto non dovevo mica passarci la vita assieme, solo percorrere un tratto di strada, il tempo di aiutarmi ad attraversare un periodo di transizione. Alle spalle mi lasciavo quello che era stato il grande amore della mia vita e non era stato facile. E' agevole uscire da una storia lunga quando l'amore è finito, ma nel mio caso non era finito nulla. E' stato allora che ho capito e provato sulla mia pelle il significato di "avere il cuore a pezzi" e mi biasimavo perchè lasciavo che continuasse a farmi così male, senza opporre reale resistenza. Forse avevo raggiunto il mio punto di rottura oppure semplicemente il mio cuore era stato così ridotto in poltiglia da non aver nient'altro da distruggere, so solo che ad un tratto non ce l'ho fatta più. L'amore non è annientare l'altro solo perchè non ci si sente all'altezza.
Avrebbe dovuto quindi traghettarmi da una situazione caotica, emozionante ma dolorosa ad una tranquilla, noiosa ma senza sofferenza. Del resto lo sapeva. Non avevo taciuto nulla o quasi.

Era simpatico, anche se ombroso e lo frequentavo per non pensare all'altro. Per distrarmi un po'. In una diversa occasione mi sarei sentita in colpa, ma non in quel frangente. All'inizio mi aveva detto " Non siamo innamorati, non ti amo. Desidero solo una cosa light", io avevo pensato "Figurati se ti amo io, che continuo a guardarmi indietro" e gli avevo risposto "Sì,sì, va benissimo. Una cosa molto light", salvo poi scoprire che si arrabbiava perchè lasciavo passare settimane senza vedersi o perchè quando proponeva di dare buca ai suoi amici per stare con me, io declinavo e gli dicevo di non farlo, di andare pure con i suoi amici. Ma non doveva essere una cosa light? Che potevo farci? Non ne ero innamorata, non mi procurava emozioni. Mi andava bene vedersi raramente, non condividere nulla o quasi, insomma, l'opposto di tutto ciò che invece volevo fare con l'altro, quello che dovevo dimenticare e che non riuscivo a fare del tutto.

Ovviamente poi è finita. Nel momento in cui mi si chiedeva di più, io non sono stata in grado di darlo. Non potevo. Non provavo nulla, nessuna emozione, nessun interesse. E' come limitarsi a vedere un film, ma senza prenderne parte. Di buono c'è che ormai, dopo anni, ho perso la cattiva abitudine di paragonare tutti quelli con cui uscivo al mio ingombrante ex. Nel passato lui sembrava sempre così inarrivabile, nessuno era così divertente, intelligente e pieno di interessi. Insomma, competere, per gli altri, era praticamente impossibile. E la cosa che faceva ancora più male, era che io non desideravo nessun altro. Continuavo a voler lui.
Poveri, non era certo colpa loro se io continuavo a rimanere ancorata ad un passato che ormai non esisteva più, ad un uomo che molto probabilmente non era mai esistito. Quando l'avevo conosciuto era simpatico, mi faceva morire dal ridere. Eppoi era tenero, si prendeva cura di me. Chiacchierare con lui non era mai noioso. Peccato fosse just an illusion, perchè quelli come lui sono tutto fumo e niente arrosto, sono come le mozzarelle: scadono sempre troppo presto.

A poco a poco ho smesso di guardarmi indietro con rabbia, lasciandomelo alle spalle. Con fatica, con le lacrime versate avrei potuto riempire un'intera jacuzzi e sacrificando molto di me. Non sono stati anni persi, perchè quando si ama, quando si sente la vita scorrere velocemente nelle vene, quando si vive con tale intensità da lasciar storditi, ne vale sempre la pena. "Parlate di me come colui che amò in maniera dissennata, ma con tutto sé stesso" dice l'Otello di Shakespeare.
Certo, è stato così anche per me, ma certi amori anche se finiscono lasciano strascichi pesanti in eredità. Qual è il mio? Banale: non riesco più a fidarmi. Non so, forse sarà il giusto contrappasso dantesco, ma tant'è. Fiducia nulla. Per questo ho il semaforo fisso sul rosso, per vedere chi si ferma oppure lo passa nonostante il divieto. E questi trasgressori beneficiano di un po' della mia fiducia, perchè significa che non sono pigri nè si fermano all'apparenza delle cose.

Ammetto che per loro è dura, per quanto possano essere pazienti desiderano comunque arrivare al dunque mentre invece io prendo tempo, cincischio, un po' perchè non sento tutta la necessità di fare coppia e un po' perchè, memore del passato, preferisco conoscere meglio la persona che ho davanti prima di lasciarmi andare. Essere fatta a pezzi una volta m'è bastato. Eppoi c'è che mi piace la mia libertà, poter fare a modo mio come e quando voglio. Privilegio un'affettuosa amicizia, fatta di amorosi sensi, che mi seduca senza farmi troppa paura e che lasci il giusto grado di movimento ad entrambi. Vedersi quando se ne ha voglia, fare cose che piacciono ad entrambi ma senza il vincolo del "dovere".
Qualcosa simile ad una sonata al pianoforte a 4 mani, con buona pace delle canzonette degli Oasis. Non è molto più emozionante?

9 agosto 2009

Sixteen Candles

Se n'è andato Hughes, il regista di uno dei miei film adolescenziali preferiti. Quel "Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare" con Molly Ringwald che nei profondi ed edonistici anni '80 interpretava la ragazza sensibile, taciturna e creativa. La stramba per eccellenza. Una come la sottoscritta, insomma. Quella che al liceo non seguiva la massa paninara ma che viveva in un mondo fatto di abiti insoliti, musica alternativa, libri di Jane Austen, poesie tristi e sospiri per lo strafigo di 5°A che frequentava solo quelle della sua età e vedeva le ragazzine di 15 anni solo se ci sbatteva contro. Se mi sfiorava non lavavo la giacca per giorni, ma continuavo ad essere trasparente per lui.

In Sixteen Candles, però, l'eroina sedicenne non solo veniva notata dal figo dell'ultimo anno, non
solo lui mollava la biondona, sciocca ed appariscente fidanzata, ma riusciva anche a comportarsi con garbo e gentilezza nei confronti della ragazzina che si apriva alla vita. Insomma, era lui che si adeguava ai tempi e ai modi di una strana come lei. Fantasia, appunto.

Nella vita vera le cose andavano ben diversamente, e non mi sono mai adeguata. Perchè avrei dovuto? A sbagliare sono bravissima da me, come canta Ligabue. E per fortuna che ho fatto errori e che molti altri ne farò. E non dirò che mi sono serviti da lezione e che ho fatto esperienza, sono palle. Nella realtà c'è che mi piace l'idea di crogiolarmi nei miei errori, parlarne con gli amici, scriverne pure, significa che nella mia vita c'è spazio per le stupidate. Pare poco?
Certo, ammetto che alcuni sono stati particolarmente dolorosi, che ci sono stati momenti in cui avrei voluto non aver fatto quella sciocchezza e che il cuore a pezzi non era il massimo della vita, ma sono convinta che la leggerezza del vivere sia oltre il momentaneo dolore. Perchè poi alla fine passa. Passa sempre tutto. E cosa rimane? Ricordi.

E col tempo, anche i peggiori si ammorbidiscono, tanto che ci si ritrova a discuterne con le amiche senza provare nè dolore nè rabbia.
A volte è capitato anche di ridere di cose che solo fino a qualche tempo prima bruciavano parecchio nell'animo. Sì, gli errori sono ciò che fa sentire vivi, liberi.
Ho fatto la permanente a 18 anni ed ero orrenda. Davvero, mi stava malissimo. Ho aspettato mesi, pregando che i miei capelli lisci crescessero velocemente facendo scomparire quei ricci senza personalità. A rivedere la foto dell'epoca io e le amiche abbiamo riso come cretine, prendendoci in giro. Cosa c'è di più bello di ridere di se stesse e delle proprie sciocchezze?

L'importante è provare.
Come quando si è bambini e si è alla scoperta del mondo che ci circonda. Liberi di appassionarsi, di fare scelte e di poter sbagliare.

E anche di piangere, perchè no? Io mi sciolgo ancora, dopo quasi 30 anni, sul finale di Lady Oscar. Comincia a scendere una lacrimuccia quando viene colpito Andrè e diventa una fontana quando muore tra le braccia di Oscar. E per tutta la vita ho cercato uno gentile come Andrè che stia discretamente accanto e che mi comprenda, cosa non facile, visto che sono complicata.
Piango ancora sul passo "lasciata impuramente pura, proprio nel tempo delle nozze cadesse, ostia dolente ammazzata dal padre" del sacrificio di Ifigenia nel De Rerum Natura, esattamente come a 16 anni, quando, sorprendendo la prof di latino, mi commossi in classe mentre traducevo.
Per non parlare della mia passione per le tragedie, sia greche che
Shakespeariane, fino ad arrivare alle opere liriche tanto che devo mettere sempre il mascara waterproof quando vado a vederle. Non riesco a rimanere insensibile davanti a Tosca che vede uccidere il suo amante, credendo nella finzione raccontatele da Scarpia. Non siamo con lei quando si avvicina a lui, per terra e, credendolo vivo, comincia a parlargli senza guardarlo, presa com'è a controllare che non arrivino i soldati?
"O Mario, non ti muovere... S'avviano... taci! Vanno... scendono. Mario, su presto! Andiamo! Su!..
"
E quando realizza la verità, non proviamo anche noi il suo dolore e lo strazio?
" Morto!O Mario... morto... tu.. così... Finire così!! Così?... povera Floria tua! "
.
Non le resta altro che lanciarsi da castel sant'Angelo, ormai tutto è compiuto. E piango.


Perchè dovrei nascondere che amo la poesia? Mi emoziona, mi appassiona, mi fa sentire viva. Sto ore a meditare sull'abito bianco di Emily Dickinson, i suoi versi, la sua volontaria clausura per 27 anni e mi meraviglia il fatto che abbia potuto scrivere, proprio lei:

"
Notti Selvagge - Notti Selvagge!
Fossi io con te
Notti Selvagge sarebbero
La nostra voluttà! "

E vedo l'Albatros di Baudelaire sul pavimento in legno della nave, lo vedo mentre sbatte le ali, goffo, cercando di fuggire dai marinai che si prendono gioco di lui. E riesco a scorgere le loro facce, bruciate dal sole, mentre lo imitano deridendolo o mentre lo stuzzicano con la pipa. E mi rattrista, perchè nel cielo azzurrissimo, l'albatros, poco prima, volava libero e maestoso. Metafora sublime e crudele della figura del Poeta. Bellezza, Malinconia e Tragicità.

E quando oltre 2 millenni fa Catullo scriveva " Odi et Amo"
"Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior"

non esplode in quell'excrucior finale il dolore, la lacerazione dell'animo?
Chi non ha mai amato e sofferto a causa di un amore tormentato? Chi non s'è mai trovato ad amare qualcuno anche contro la propria volontà? Chi non s'è sentito lacerato da questo dualismo cuore/cervello?
La poesia è Vita. In essa ritrovo l'amore, il dolore, la gioia e tutti quegli stati d'animo che fanno parte dell'uomo. E non mi sento più sola, perchè qualcuno, molto prima di me, ha provato le mie stesse emozioni e le ha sapute descrivere nei minimi dettagli. E mi rendo conto che la Poesia come anche la Musica, mi aiuta ad esprimere le sensazioni che provo e che a volte vorrei tacere anche a me stessa.

18 luglio 2009

Latin lover de nojaltri

Ehi, ma lo sapete che un mio collega baccaglia quasi tutte le colleghe vagamente singles, carine e trendy? Sai che novità, mi direte voi. Eh lo so, ma lui le baccaglia in modo sequenziale. Appena una gli dà il 2 di picche, passa alla successiva, che malauguratamente è amica della precedente. Risultato? Carniere vuoto. E' il cacciatore triste.
Prima o poi sì, troverà una abbastanza disperata da accettare le sue avances, una che sta vivendo un periodo delicato, separazione, depressione e quant'altro. Solo così potrà avere gioco facile, una serena non perde tempo con uno così.

Da ricerche effettuate tra gli amici masculi, prontissimi a dire la loro sul baccagliamento, pare che la tattica del mio collega sia la più fallimentare in assoluto: mai baccagliare in modo sequenziale e, soprattutto, mai fare la parte della vittima, per intenerire le donne. Ma il mio collega, no. Lui ha un sospiro per tutte.
Un eroe romantico di Wertheriana memoria. Ci toccherà regalargli il famoso panciotto giallo.
A sentir loro, una donna non accetta di essere un ripiego, inoltre si immedesima nel ruolo dell'uomo che la baccaglia. Una donna non vorrà mai un fallito. Proverà tenerezza, e basta.

E' questo un motivo per cui accetta più volentieri inviti a cena da uomini di successo, in ristoranti fighi e possibilmente scarrozzate su auto potenti. Per mostrare a se stesse e alle amiche che sono oggetto di interesse di uno "arrivato", perchè l'aura di vincente si allarga anche alla donna che accompagna questo vincitore. Capita a molte, moltissime.
Il mio collega ne è consapevole, certo, eppure insiste con la sua tattica fallimentare: continua a ad impersonare la vittima e a mantenere la sequenzialità di baccaglio. Prima o poi si sfracellerà e capirà che dovrà modificare atteggiamento. O quello, o soccomberà per sempre.
Probabilmente se sfruttasse meglio la sua sensibilità e la sua gentilezza d'animo, senza scivolare nel vittimismo, avrebbe decisamente molte più fans. Dai, che facciamo il tifo per te!

All'opposto, esistono anche baccagliatori grezzi. Il genere che ti porta a cena in ristoranti fighissimi e alla moda, che mostra tutte le sue innumerevoli carte di credito per cercare di impressionare favorevolmente, come se il denaro fosse tutto nella vita. E che durante la cena, butta lì, en passant, ricordi di vacanze alle Maldive o a Cortina, acquisti di un certo peso presso marchi famosi e costosi. Insomma, il tipo stigmatizzato nei vari film dei Vanzina : il parvenu desideroso di mostrare dov'è arrivato. Un modo per ostentare la ricchezza, o comunque l'agiatezza. Facessero almeno discorsi con qualche guizzo interessante, ma il più delle volte si sentono frasi noiose, banali, intercalate da termini quali "denaro", "barca"e "vacanze".

Una mia amica ha giustamente fatto notare che anche un hamburger preso da McDonald con un tipo interessante, ha un sapore diverso rispetto allo stesso hamburger con un tipo noioso (ah Catalano, quanto avevi ragione!). Inoltre con quello interessante, dimentichi anche dove sei, non fai caso all'ambiente circostante e, nel caso di Mcdonald, all'affollamento, alla pulizia.. Semplicemente non lo noti. Morale? Non importa molto dove si va, ma con chi.
D'altro canto, c'è anche la mozione che afferma che l'interesse si valuta anche da dove uno porta e che il maschio che corteggia, mostra i luoghi dove intende nidificare. Mah, non sempre, però.
Quando si baccaglia, c'è anche una buona dose di falsità, per apparire migliori di quello che si è. Per giustificare l'eventuale scelta, insomma.

Infine, last but not least, abbiamo l'ultimo clichè: l'uomo acculturato, forzatamente out.
Lo si vede di solito bazzicare i cinema d'essai, dove si proietta Cyclo con sottotitoli in lingua d'Oc; oppure una mostra sulla biancheria intima catalogata per colori ascendenti rinvenuta negli archivi della Stasi e appartenuta a Igor Stravinskij o infine una conferenza sulla necessità dei feltrini sotto le sedie. Cercano la diversità a tutti i costi, lo snobismo esasperato, salvo poi scoprire che si perdono in un bicchier d'acqua. A questi forzati della diversità culturale, si può solo consigliare : "Imparate a cambiare le ruote", va, che è meglio...

6 luglio 2009

Superbanfing

Una mia amica ha un problema col proprio uomo. Nulla di pesante, eh, anzi, qualcuna direbbe che non è nemmeno un problema.
E' solo un tantino tiepido in amore. Accettabile in una relazione collaudata, con alle spalle parecchi anni di convivenza. Si sa, è difficile avere sempre lo slancio iniziale, ma per la mia amica è diverso, stanno insieme da poco tempo.
Molte che conosco ne sarebbero entusiaste, si considererebbero baciate in fronte dalla fortuna. La mia amica, no. Mi fa, perplessa " Credi che sia una condizione perenne?" Le ho risposto, sincera "Di perenne non esiste nulla, tranne la morte. Per cui, no, non lo è. Se per te è un grosso problema, perchè non provi a parlargliene? Forse non lo sa, non se ne rende conto. Digli cosa ti piacerebbe, probabilmente aspetta solo questo. Visto che ancora non esiste la lettura del pensiero"

Qualche settimana dopo, in centro per shopping, mentre mi provavo un paio di scarpe da infarto, la mia amica ha introdotto nuovamente l'argomento.
"Sai? Avevi ragione. La comunicazione assertiva funziona: non credi che abbiano il tacco troppo alto? Ho parlato con lui, effettivamente
un po' meglio sta andando. Non è ancora quello che speravo, però sto bene con lui. Mi fa sentire al sicuro"

Mentre tornavo in treno, ripensavo alle parole della mia amica. Rimaneva accanto ad un uomo dalla passione tiepida perchè comunque le appagava un bisogno inconscio: le dava sicurezza.
Potevo io sfuggire alla storia dei bisogni inconsci? Ma certo che no!

Anche io, come la mia amica, ho amato un uomo pur sapendo che non era adatto a me, non riuscivo a staccarmene, come fosse una droga.
Una dipendenza, che mi stordiva, avvelenava. Mi sentivo come la protagonista di Sono tossica di te. Gli amici continuavano a dirmi di lasciar stare e la parte pensante di me ne era assolutamente consapevole, ma non ci riuscivo. Era oltre le mie forze. La lotta tra cervello e cuore era straziante, mi sentivo scissa, mai serena, sempre nervosa, l'ombra di me stessa. Ma perchè? Mi domandavo. "Perchè non riesco a mollare?"

Lo voglio dire, per i compagni della mozione "i superbanfing stronzi", io non ho niente contro i superbanfing stronzi, ma i superbanfig stronzi si possono annullare (grazie Guzzanti di esistere). Ci vuole tempo, ma vi dò la grande notizia, se ne esce. Certo, occorre la disintossicazione, ma ne vale la pena.

L'uscita del tunnel non può avvenire, però, senza la presa coscienza dei propri bisogni inconsci. Occorre farsi domande. Brutali. E a darsi risposte, anch'esse brutali. Non è stato affatto piacevole scavare così a fondo dentro di me, ma alla fine è stato liberatorio. Come quando non si sa dove cercare casa, finchè non si decide il quartiere e lo si batte a tappeto: le idee chiare rendono molto più sereni e fanno andar dritti per la propria strada.
Dopo parecchie domande e fin troppe risposte, sono arrivata non senza fatica al nocciolo dei miei bisogni inconsci ed ho finalmente compreso perchè mi sentivo drogata. E soprattutto, perchè solo con lui. Mai successo nè prima nè dopo, per fortuna.

Risposta sofferta quanto banale: tra di noi lo scambio era alla pari. Il timone del comando veniva tenuto a turno. Mi fidavo, contavo su di lui. Sapevo che se io avessi inserito il pilota automatico, lui avrebbe guidato. E viceversa. Potevo riposare, lasciar fare. Non era necessario che fossi sempre io a decidere, a fare, com'era stato con i ragazzi precedenti che si erano sempre appoggiati a me, ma impossibile appoggiarsi a loro. Con lui c'era un giusto scambio di ruoli. Inoltre era divertentissimo, molto passionale e appagava il mio bisogno di sentirmi desiderata, amata. Eppoi aveva quel modo tutto suo di osservarmi, un mix di passione e dolcezza: essere oggetto della curiosità dell'altro è un potentissimo afrodisiaco per una cerebrale come me.

Era piacevole guardarmi nello specchio e vederci lui. Avevamo gli stessi gusti in quasi tutto, dall'arte all'arredamento, inoltre era propositivo, non rischiavo mai di sentirmi dire "non so, fai tu", ma si trovava sempre un compromesso. Insomma, con lui potevo rilassarmi davvero, continuava a dirmi che eravamo uguali fino a che ci ho creduto sul serio, e mi sono fidata.
Mi aveva conquistata non apparendo aggressivo, anzi, sembrava uno sicuro di sè ma dall'animo tenero, con delle fragilità appena accennate. Uno che diventava timido in mia presenza e che mi comprendeva.

So che molti uomini fingono, mentono e spergiurano durante il baccaglio, ed anche molte donne. E' abbastanza la norma. Ma è necessario esagerare? Non si può comunque rimanere se stessi?
Perchè le palle che si raccontano, prima o poi, vengono scoperte e più grandi sono state, più fanno male. Il bello del baccaglio sta proprio nel conoscere l'altro, il suo mondo. A che pro mentire spudoratamente? Alla fine, appunto, ho scoperto di essermi innamorata di un superbanfing. Non l'ho capito subito, chiaro, all'inizio ero completamente nella marmellata, ma più il tempo passava, più mi rendevo conto che i gusti simili simili non erano poi così tanti, che diventava aggressivo quando non sapeva che dire, cioè spesso, e che s'era messo in testa di darmi consigli non richiesti. Era come se non riuscisse a reggere la mia presenza, ogni volta doveva stordirsi per calmarsi. Pian piano vedevo che non c'era quasi più nulla dell'uomo che mi aveva affascinata tempo prima, avevo oramai davanti a me un superbanfing, e ci soffrivo. Tanto.

I superbanfing sono esseri che raccontano un sacco di palle, sono creativi, probabilmente soffrono di un pesante complesso di inferiorità che li porta a raccontar frottole pur di fare colpo, di ottenere quello che desiderano. Non mostrano mai realmente come sono, ma come tu vorresti che fossero, per essere amati e avere così campo libero. Nel suo caso, voleva me e non s'era fatto scrupolo di individuare i miei bisogni inconsci e di esaudirli. E allora perchè capendo questo ho continuato a frequentarlo?

Perchè a volte non sono i bisogni ad essere inconsci, ma il modo di esprimerli. In realta il bisogno è chiarissimo solo che restando insoddisfatto ci si inventa strategie complicatissime per non dire semplicemente "ho fallito". E mi bruciava ammetterlo. Mi faceva male sapere che mi ero fidata di uno che millantava, che aveva dovuto ricorrere a pesanti bugie per far colpo su me. E non riuscivo a staccarmi dalla inebriante sensazione iniziale, quando mi ero sentita "compresa", quando avevo potuto rilassarmi, quando appunto i miei bisogni inconsci erano emersi ed erano stati esauditi.

Capivo che non puoi biasimare uno che è superbanfing, la colpa era stata mia a prenderlo sul serio. Ero stata io con la mia ingenuità a far sì che si arrivasse a tanto, non conoscendo i miei reali bisogni, avevo lasciato che qualcuno ne potesse approfittare. Buon motivo per imparare a conoscere questi bisogni inconsci; Socrate, che non era un fesso, affermava "Conosci te stesso", perchè se ci si conosce, si sa cosa si vuole e non si brancola nel buio, evitando di sprecare energie inseguendo il nulla.

Appurato i miei reali bisogni, ho messo il semaforo arancione o rosso. Per evitare pigri e superbanfing (che ora un po' meglio conosco), preferisco quelli sensibili, che sotto un'apparenza tranquilla celano parecchia passionalità e che vedono oltre il banale semaforo rosso. Di solito sono i timidi che però osano. Mi danno fiducia, perchè mostrano di aver davvero coraggio. Che non è il raccontar palle, cercando di far colpo o il conformarsi alle aspettative della donna per sgretolare le possibili resistenze, ma è rimanere se stessi, sfidando la tensione e l'imbarazzo. Prendendosi le proprie responsabilità, che è il massimo del coraggio, di questi tempi.