8 novembre 2009

Crinolina, t'avessi preso prima

"È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di una moglie..." Oddio, no, questo è l'incipit del capolavoro di Jane Austen, paura eh?
No, no, oggi non tesserò lodi sulla più grande scrittrice di lingua inglese, non ne ha bisogno tanto è universalmente riconosciuto il suo genio letterario, lo spunto m'è venuto da "Per orgoglio o per amore" della Aiden, che altro non è che Orgoglio e Pregiudizio scritto dalla parte del personaggio maschile, Darcy.
E' un libro appassionante, palpitante, ci conduce nei meandri dei sentimenti di Darcy e ci lascia intravedere com'è nato l'amore per Lizzie Bennet. E' come assistere ad uno spettacolo che già si conosce, ma da dietro le quinte. Lo leggo lentamente, cercando di gustarmi il piacere della lettura, immaginando la scena, partecipando emotivamente all'intreccio. E sbagliando fermata di metro, tanto sono immersa nella lettura, con la gente attorno che mi osserva stupita mentre sorrido felice. Non imparerò mai a smettere di sognare ad occhi aperti e a non perdermi nei libri... Che balenga che sono!

Eh sì, non ci sono più uomini alla Darcy. Ogni volta che si legge un libro della Austen o si vede un bel film tratto dalle sue opere, come
Persuasione, per dire, si scopre che no, non esistono più uomini di siffatta maniera e di modi così squisiti, così maschili ma nello stesso tempo così sensibili. Sospiro.

Non si sta parlando di uomini perfetti, perchè, si sa, la perfezione non è di questo mondo in quanto, a dirla con Sant'Anselmo "
Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore" e lasciamo da parte il problema ontologico va, che ancora non s'è risolto, ma i personaggi maschili tratteggiati dalla Austen sono sempre uomini vecchio stampo, molto rigidi all'inizio. Uomini che sembrano burberi, distanti, ma che in realtà vedono tutto, sentono tutto, uomini dall'animo sensibile nascosto fino a quando non trovano la donna adatta a cui mostrarlo e offrirlo, lasciandosi andare. Uomini che sanno dare e ricevere tenerezza, senza vergognarsene. Secondo sospiro.

Romantica e snob, I know. Mix micidiale. Gli amici dicono che potrei girare in crinoline, guanti lunghi e ombrellino parasole. Già. Peccato sia nata con 200 anni di ritardo. Tant'è che, gli stessi amici, affermano pure che sono una dama con la testa di un cavaliere.
Una dama che non vuole essere salvata dal drago, in quanto sa salvarsi da sè, per quel che riesce e che non vuole un cavaliere dall'armatura lucente, senza macchia e senza paura. Meglio un Lancillotto con le sue contraddizioni umane che un Galahad che arriva al Graal perchè assolutamente puro.
E' questa la mia anomalia di fondo. Il mio dualismo spiazzante. Sono attiva, decisa e vado avanti per la mia strada, però quando si tratta di affari personali che potrebbero diventare sentimentali, rallento, valutando attentamente i comportamenti: non è faccenda banale a chi donare il proprio cuore. Molto più di un investimento finanziario.

In una prima fase di approccio, osservo, lascio fare. Vedo come si comporta il mio cavaliere, se si sbatte per ottenere la mia attenzione, la mia stima. Se e quanto ci tiene a farmi stare bene. Come Darcy quando, pur di aiutare Lizzie, mette da parte la sua avversione verso Wickham che ha cercato di sedurgli la sorella, aiutando la famiglia Bennet a ritrovare il proprio onore, senza nemmeno prendersene il merito. Una mano disinteressata. Per amore, solo per amore. Come ha scritto Pasquale Festa Campanile.
E Lizzie che fa quando viene a sapere che Darcy ha messo da parte il suo orgoglio per lei? Lo guarda sorpresa, nota il suo imbarazzo e prende in mano la situazione, da donna forte e assennata qual è, abbracciandolo e dicendogli "Sono stata talmente cieca.... "
Niente smancerie zuccherose, solo reale sentimento. Terzo sospiro.

Mi piace emozionarmi, seguire le vibrazioni sottili del cuore. Osservare il mio cavaliere, la sua gentilezza, se aspetta ad ordinare il cappuccio per farmelo trovare caldo al mio ritorno. Vedere come mi guarda, se è passionale ma anche carezzevole, arrossire sotto l'intensità del suo sguardo. "Non perderti per niente al mondo, lo spettacolo d'arte varia, di uno innamorato di te..." Canta Conte, e come dargli torto? Nulla è più affascinante di un uomo innamorato.

Certo, all'epoca Darcy sapeva condurre un calesse, andare a cavallo e risolvere quelle questioni tipicamente maschili tipo "come investire il denaro?". A me va bene un Darcy moderno, che sia in grado di cambiare la ruota di scorta (chi sa, taccia, pliz), che sappia fare le cose in cui io sono una frana totale, che mi lasci avere un blando controllo della situazione ma che non debba sempre essere guidato.

Perchè siamo tutti umani, non dimentichiamocelo. Pure io, anzi, io più di altri. E non si può sempre vivere al 100% delle proprie possibilità, non si può sempre fare, agire e risolvere per tutti e tutto. Certe volte assale la stanchezza, umana, e si ha bisogno di qualcuno che, in quei momenti, sia presente a sorreggere.
In quel momento è il mio eroe, la mia dichiarazione sarebbe la struggente Since I've been losing you dei Led Zeppelin. Crinolina rock. Quarto sospiro.

E come dice Darcy a Lizzie "Se i vostri sentimenti sono gli stessi di Aprile ditelo ora. Il mio affetto ed i miei desideri sono immutati. Ma una Vostra parola mi farà tacere per sempre. Se invece i Vostri sentimenti fossero cambiati devo dirvelo… Mi avete stregato anima e corpo"
Oh Dio, quanto amo Jane Austen

24 ottobre 2009

Rotten Apple

E sono tornati gli Alice In Chains.
L'ultimo album risaliva all'anno in cui la Microsoft lanciava il primo sistema operativo, internet era in fase embrionale, i cellulari non erano ancora di uso comune, Forrest Gump vinceva l'oscar come miglior film e in Jugoslavia si scannavano senza pietà, con i caschi blu impotenti.
In Italia Giorgia vinceva Sanremo e ci faceva innamorare della sua voce e a Palermo si apriva il processo per mafia contro Andreotti.
L'album con in copertina un cane a tre zampe usciva proprio a chiusura di un periodo indimenticabile per la musica. In una manciata di anni infatti erano usciti Nevermind, Ten, Superunknown e Dirt, i dischi fondamentali del movimento "grunge" a cui gli Alice diedero il pesante contributo sulfureo e sofferto.
Kobain era morto l'anno precedente, chiudendo di fatto la stagione grunge, i Pearl Jam si stavano ormai spostando verso una musica che si rifaceva alle radici folk americane, collaborando poi con Neil Young e i Soundgarden avevano imboccato la via dello scioglimento.
Sono trascorsi solo 14 anni e sembra una vita fa. Adesso compriamo musica in mp3, abbiamo lettori che contengono discografie complete di decine di artisti e usiamo i cellulari anche per ascoltarla, cosa inimmaginabile nel 1995, quando era già tanto se si comprava il CD, i lettori costavano un botto e si girava col walkman e le musicassette, ormai cimeli. La maggiore fruibilità avrebbe dovuto facilitare l'ascolto della musica, eppure mi rendo conto che questo bombardamento non mi aiuta.
La possibilità di poter saltare da una traccia all'altra del disco, di ascoltare pochi secondi e passare alla successiva, la tanta, tantissima musica stanno logorando la mia attenzione. Troppo in poco tempo. Non riuscendo più a dare il giusto peso agli album ho deciso di tornare all'antico: piazzo il cd nel lettore e lo ascolto tutto, fino alla fine. Cerco di riappropriarmi del piacere dell'ascolto, del gustare tutta l'opera e non solo singole canzoni.

La vita artistica degli Alice in Chains è stata sì splendente ma devastata dalla tossicodipendenza del frontman, carismatico ma fragile che prima li ha portati a cancellare per anni tutti i concerti e poi alla morte del cantante stesso nel 2002. Si pensava che il gruppo a quel punto si fosse sciolto, ed invece, a distanza di alcuni anni è uscito con un nuovo lavoro. E' stata quindi un' enorme sorpresa mista a nostalgia, erano i miei preferiti, la notizia dell'uscita del nuovo disco.
L'ho comprato, ovviamente, e chiusa in camera, per puro caso mi sono ritrovata nella mia stessa stanza degli anni di Dirt o Jar of Flies, l'ho ascoltato tutto per intero. Mi sono sentita come in una puntata di Cold Case, il tuffo indietro nel tempo è stato impressionante. Poco c'è mancato che riprendessi in mano gli appunti di analisi chimica applicata o scienza dei metalli.
Il mood pesante e ossessivo, la musica plumbea e psichedelica, tutto è ricominciato lì dove l'avevano lasciato 14 anni fa. Risucchiata nel tempo, senza possibilità di sfuggire al passato. Un buco nero alla Down in a Hole, tanto per intenderci e il pensiero è corso alla mia vita da studentessa universitaria: i compagni di corso, il tipo che mi piaceva, gli esami da preparare e i laboratori da terminare. Tutto finito, dimenticato.

La consapevolezza del tempo che passa m'ha rattristata fino alle lacrime e continuavano a martellarmi in testa le liriche di Your Decision, scritte da Cantrell in omaggio all'ex cantante "Time to change has come and gone/Watched your fears become your God/It's your decision/Overwhelmed, you chose to run/Apathetic to the stunned/You feed the fire that burned us all/When you lied/To feel the pain that spurs you on/Black inside/It might seem an afterthought/Yes it hurts to know you're bought/It's your decision"




13 ottobre 2009

Wrapped Around Your Finger

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde, e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.


Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

"Candele" di Kavafis

30 settembre 2009

L'uomo che fuma


Non fumo, non lo amo. Ma certi uomini hanno un rapporto così sexy con la sigaretta da farmi sciogliere. Clive Owen è uno di questi.
Buon compleanno... :)

20 settembre 2009

The illusionist

C'è la suina. Dal ritorno dagli States, millemila precauzioni per non beccarsi la temuta influenza: e lavati le mani, e non frequentare luoghi chiusi e affollati, e gira con la mascherina, e non girare con la mascherina che non sei in una puntata di x-files ( una delle più brutte, tra l'altro), e fai il vaccino, ma no, non farlo che non rientri nelle fasce a rischio e così via. Insomma, da non capirci più nulla e da perderci il senno, a star dietro a tutte le precauzioni e al loro opposto.
Fine della fiera? Non si trova un Gel Igienizzante mani dell' Amuchina (un trattamento-urto, pare che sconfigga il 99,9% dei batteri presenti nelle nostre mani) manco a pagarlo oro. Vedo le ragazze in treno che lo tirano fuori dalle borse e se lo spalmano, sento l'odore tipico da ospedale, ho provato a cercarlo, ma esaurito in ogni supermercato. Mannaggia. Direi che siamo in piena psicosi e che io non posso partecipare. Che altro si può fare, allora? Ho ripiegato sulle più normali salviettine umidificate. Ed ho fatto fatica a trovarle, pure loro.

Altro comandamento: non frequentare luoghi chiusi e affollati. Orbene, e al mattino a lavorare come si va? Non sono ancora abbastanza facoltosa da permettermi viaggi in elicottero, per cui mi tocca prendere la metro per arrivare in ufficio e il treno dei pendolari per raggiungere casa.
Quanto pensate siano affollati? Abbiamo a malapena 13,7 cmq di mobilità, dopodichè si entra nella borsa del vicino. Quando va bene.

L'altra sera sono uscita really late e mentre andavo alla metro, mi dicevo " ti prego, fa che non si sia suicidato nessuno, che il traffico sia nella norma e che si arrivi a casa ancora con la data di oggi" ricordando un paio di occasioni, negli ultimi 6 mesi, dove, a causa di tentativi di suicidi più o meno portati a termine, avevo raggiunto la mia adorata dimora (Casa mia casa mia per piccina che tu sia tu mi sembri una badia) ad ore più consone ad un ritorno da disco pub che dall'ufficio.
Ho una spatafiata di fermate da fare, il tempo di innamorarsi, sposarsi e divorziare, tutto in un viaggio. Eppoi dicono che la vita di oggi è stressante, troppo veloce e non c'è più tempo libero. Tranquilli, la metro risolve tutto. Vi fate una famiglia in men che non si dica. Da una parte all'altra della città.

Temperatura esterna: ca 30°. Temperatura del vagone: dei pinguini leggevano, c'erano dei quarti di manzo appesi e il mio vicino era una pupazzo di neve (carota al posto del naso, pensava di farmela, ma l'ho sgamato subito). Aria condizionata a palla, insomma.

Alla fermata successiva, nel mio vagone, sale un tipo. Uno che non si siede in modo educato, ma si butta sul sedile di traverso, come un sacco di patate, occupando due posti. Lo riconosco e affondo il naso nel libro, un po' perchè non so come reagirà al vedermi lì, un po' perchè non c'ho voglia di banfare. E' tardi, sono stanca, giornata in ufficio assai pesante tanto da essermi soprannominata "pallina da flipper". Insomma, non ho proprio voglia di imbastire una conversazione, seppur minima. A parte la comprensibile sorpresa di vederlo in metro, in una città di oltre 2 milioni di abitanti, mi rendo conto che no, il mio cuore non ha accelerato il suo battito. Non tremo e non sto sudando. E' tutto ok. Houston può stare tranquilla, non abbiamo problemi, i parametri sono nella norma. Ho sperato fosse abbastanza stanco e perso nei suoi pensieri da non far caso ai pochi passeggeri ( alle 20.30 di sera la metro è vivibile). Speranze vane! Ma porca puzzola, mai che vada come mi auguro.

Mi scorge, si alza e viene a sedersi vicino. Mannaggia a me e alla cattiva abitudine di cercare sempre posti isolati, con nessuno accanto. Mentre si avvicina, mi vedo come il maestro di cerimonia in Cabaret, lì, sul palco, pronta ad esclamare "Ed ora, di ritorno dai più prestigiosi palchi del mondo, ecco a voi, il grande, il magnifico, l'inarrivabile The Superbanfing Illusionist".
Mi sorride, sornione ed io ricambio, mostrandomi serena ed ingenua. Subito cerca di prendermi il libro, per vedere cosa leggo ed io penso "com'è invadente", poi comincia a farmi il 3° grado, as usual. "Sei uno stramaledetto impiccione", mi dico mentre il mio viso dissimula bene i miei reali pensieri, sorridendogli e mostrando interesse ai suoi racconti.

Avete presente la tattica della guerriglia contro l'esercito invasore? Si minano i ponti, ma li si fanno saltare quando ci passa sopra la colonna di soldati nemici, per produrre più devastazione possibile. Ecco, ho messo in pratica una manovra simile. L'ho lasciato parlare, dandogli quello che desiderava: attenzione. Un fiume in piena, come ricordavo. Tutto girava attorno alla sua vita, sempre la solita storia. Poi, memore dell'insegnamento dei Monty Python con "Ed ora... qualcosa di completamente diverso", l'ho preso in contropiede, interrompendolo mentre monologava con un commento assolutamente fuori contesto, della serie "Sì, ottimo", sguardo assente e sorriso di circostanza. Dopodichè ho riaperto il libro, riacceso l'ipod ed ho lasciato che Sober dei Tool mi deliziasse le orecchie.

Lui è rimasto basito, ritrovandosi a parlare da solo e, soprattutto, ad non essere ascoltato. Mossa successiva? Un bagno d'umiltà notevole, avvertibile dal cambiamento del suo tono di voce, più cadenzato, come se cercasse le parole giuste e meno sicuro di sè, con conseguente flebile domanda "E' così importante quello che leggi?".
Mi sono voltata a guardarlo, l'ho fissato pensando "Dio quanto t'ho amato... E te ne sei fregato alla grande", però ho risposto, con un tono che sapevo l'avrebbe fatto sentire a disagio e quindi irritante "Eh sì, sto preparando il prossimo esame. Me ne mancano pochissimi all'ennesima laurea. Sai quanto sia difficile studiare e lavorare, così approfitto del viaggio in metro per portarmi avanti".

Sapevo che bastava citargli la mia laurea per farlo:
1) incazzare a morte;
2) zittirlo.
Infatti è poi sceso alla fermata successiva, salutandomi frettolosamente, senza nemmeno dirmi come sempre aveva fatto "Fatti sentire, ok? Chiama quando vuoi" ed io ho pensato "ma dove accidenti è l'amuchina quando serve?"

30 agosto 2009

Don't look back in anger

E così gli Oasis dopo 18 anni si sono sciolti. Rissa violenta poco prima di salire sul palco del concerto di Parigi e addio Liam, addio tour e addio gruppo. Noel se n'è andato. Questa volta parrebbe per sempre. Eh sì, il condizionale è d'obbligo quando si parla dei fratelli Gallagher, non nuovi a litigi, insulti e scazzottate.
Premettendo che non mi è mai piaciuta la loro musica, fatta di cori e melodie beatlesiane, la notizia del loro divorzio (forse finalmente reale), m'ha fatto ricordare un ragazzo col quale uscivo tempo fa. Il traghettatore più importante. Gli piaceva la musica inglese, soprattutto quella da club a ridosso degli anni '90, gli Stone Roses, tanto per intenderci. Passando per i Primal Scream fino ad arrivare appunto agli Oasis. Insomma, apprezzava la musica inglese fatta di pinte di birra scura e anfetamine prese come vitamine.

Una volta abbiamo avuto una discussione parecchio animata. Motivo? Preferivo la musica cosiddetta heavy a quella alcolica britannica: eh lo so, posizioni insanabili. Ma tanto non dovevo mica passarci la vita assieme, solo percorrere un tratto di strada, il tempo di aiutarmi ad attraversare un periodo di transizione. Alle spalle mi lasciavo quello che era stato il grande amore della mia vita e non era stato facile. E' agevole uscire da una storia lunga quando l'amore è finito, ma nel mio caso non era finito nulla. E' stato allora che ho capito e provato sulla mia pelle il significato di "avere il cuore a pezzi" e mi biasimavo perchè lasciavo che continuasse a farmi così male, senza opporre reale resistenza. Forse avevo raggiunto il mio punto di rottura oppure semplicemente il mio cuore era stato così ridotto in poltiglia da non aver nient'altro da distruggere, so solo che ad un tratto non ce l'ho fatta più. L'amore non è annientare l'altro solo perchè non ci si sente all'altezza.
Avrebbe dovuto quindi traghettarmi da una situazione caotica, emozionante ma dolorosa ad una tranquilla, noiosa ma senza sofferenza. Del resto lo sapeva. Non avevo taciuto nulla o quasi.

Era simpatico, anche se ombroso e lo frequentavo per non pensare all'altro. Per distrarmi un po'. In una diversa occasione mi sarei sentita in colpa, ma non in quel frangente. All'inizio mi aveva detto " Non siamo innamorati, non ti amo. Desidero solo una cosa light", io avevo pensato "Figurati se ti amo io, che continuo a guardarmi indietro" e gli avevo risposto "Sì,sì, va benissimo. Una cosa molto light", salvo poi scoprire che si arrabbiava perchè lasciavo passare settimane senza vedersi o perchè quando proponeva di dare buca ai suoi amici per stare con me, io declinavo e gli dicevo di non farlo, di andare pure con i suoi amici. Ma non doveva essere una cosa light? Che potevo farci? Non ne ero innamorata, non mi procurava emozioni. Mi andava bene vedersi raramente, non condividere nulla o quasi, insomma, l'opposto di tutto ciò che invece volevo fare con l'altro, quello che dovevo dimenticare e che non riuscivo a fare del tutto.

Ovviamente poi è finita. Nel momento in cui mi si chiedeva di più, io non sono stata in grado di darlo. Non potevo. Non provavo nulla, nessuna emozione, nessun interesse. E' come limitarsi a vedere un film, ma senza prenderne parte. Di buono c'è che ormai, dopo anni, ho perso la cattiva abitudine di paragonare tutti quelli con cui uscivo al mio ingombrante ex. Nel passato lui sembrava sempre così inarrivabile, nessuno era così divertente, intelligente e pieno di interessi. Insomma, competere, per gli altri, era praticamente impossibile. E la cosa che faceva ancora più male, era che io non desideravo nessun altro. Continuavo a voler lui.
Poveri, non era certo colpa loro se io continuavo a rimanere ancorata ad un passato che ormai non esisteva più, ad un uomo che molto probabilmente non era mai esistito. Quando l'avevo conosciuto era simpatico, mi faceva morire dal ridere. Eppoi era tenero, si prendeva cura di me. Chiacchierare con lui non era mai noioso. Peccato fosse just an illusion, perchè quelli come lui sono tutto fumo e niente arrosto, sono come le mozzarelle: scadono sempre troppo presto.

A poco a poco ho smesso di guardarmi indietro con rabbia, lasciandomelo alle spalle. Con fatica, con le lacrime versate avrei potuto riempire un'intera jacuzzi e sacrificando molto di me. Non sono stati anni persi, perchè quando si ama, quando si sente la vita scorrere velocemente nelle vene, quando si vive con tale intensità da lasciar storditi, ne vale sempre la pena. "Parlate di me come colui che amò in maniera dissennata, ma con tutto sé stesso" dice l'Otello di Shakespeare.
Certo, è stato così anche per me, ma certi amori anche se finiscono lasciano strascichi pesanti in eredità. Qual è il mio? Banale: non riesco più a fidarmi. Non so, forse sarà il giusto contrappasso dantesco, ma tant'è. Fiducia nulla. Per questo ho il semaforo fisso sul rosso, per vedere chi si ferma oppure lo passa nonostante il divieto. E questi trasgressori beneficiano di un po' della mia fiducia, perchè significa che non sono pigri nè si fermano all'apparenza delle cose.

Ammetto che per loro è dura, per quanto possano essere pazienti desiderano comunque arrivare al dunque mentre invece io prendo tempo, cincischio, un po' perchè non sento tutta la necessità di fare coppia e un po' perchè, memore del passato, preferisco conoscere meglio la persona che ho davanti prima di lasciarmi andare. Essere fatta a pezzi una volta m'è bastato. Eppoi c'è che mi piace la mia libertà, poter fare a modo mio come e quando voglio. Privilegio un'affettuosa amicizia, fatta di amorosi sensi, che mi seduca senza farmi troppa paura e che lasci il giusto grado di movimento ad entrambi. Vedersi quando se ne ha voglia, fare cose che piacciono ad entrambi ma senza il vincolo del "dovere".
Qualcosa simile ad una sonata al pianoforte a 4 mani, con buona pace delle canzonette degli Oasis. Non è molto più emozionante?

9 agosto 2009

Sixteen Candles

Se n'è andato Hughes, il regista di uno dei miei film adolescenziali preferiti. Quel "Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare" con Molly Ringwald che nei profondi ed edonistici anni '80 interpretava la ragazza sensibile, taciturna e creativa. La stramba per eccellenza. Una come la sottoscritta, insomma. Quella che al liceo non seguiva la massa paninara ma che viveva in un mondo fatto di abiti insoliti, musica alternativa, libri di Jane Austen, poesie tristi e sospiri per lo strafigo di 5°A che frequentava solo quelle della sua età e vedeva le ragazzine di 15 anni solo se ci sbatteva contro. Se mi sfiorava non lavavo la giacca per giorni, ma continuavo ad essere trasparente per lui.

In Sixteen Candles, però, l'eroina sedicenne non solo veniva notata dal figo dell'ultimo anno, non
solo lui mollava la biondona, sciocca ed appariscente fidanzata, ma riusciva anche a comportarsi con garbo e gentilezza nei confronti della ragazzina che si apriva alla vita. Insomma, era lui che si adeguava ai tempi e ai modi di una strana come lei. Fantasia, appunto.

Nella vita vera le cose andavano ben diversamente, e non mi sono mai adeguata. Perchè avrei dovuto? A sbagliare sono bravissima da me, come canta Ligabue. E per fortuna che ho fatto errori e che molti altri ne farò. E non dirò che mi sono serviti da lezione e che ho fatto esperienza, sono palle. Nella realtà c'è che mi piace l'idea di crogiolarmi nei miei errori, parlarne con gli amici, scriverne pure, significa che nella mia vita c'è spazio per le stupidate. Pare poco?
Certo, ammetto che alcuni sono stati particolarmente dolorosi, che ci sono stati momenti in cui avrei voluto non aver fatto quella sciocchezza e che il cuore a pezzi non era il massimo della vita, ma sono convinta che la leggerezza del vivere sia oltre il momentaneo dolore. Perchè poi alla fine passa. Passa sempre tutto. E cosa rimane? Ricordi.

E col tempo, anche i peggiori si ammorbidiscono, tanto che ci si ritrova a discuterne con le amiche senza provare nè dolore nè rabbia.
A volte è capitato anche di ridere di cose che solo fino a qualche tempo prima bruciavano parecchio nell'animo. Sì, gli errori sono ciò che fa sentire vivi, liberi.
Ho fatto la permanente a 18 anni ed ero orrenda. Davvero, mi stava malissimo. Ho aspettato mesi, pregando che i miei capelli lisci crescessero velocemente facendo scomparire quei ricci senza personalità. A rivedere la foto dell'epoca io e le amiche abbiamo riso come cretine, prendendoci in giro. Cosa c'è di più bello di ridere di se stesse e delle proprie sciocchezze?

L'importante è provare.
Come quando si è bambini e si è alla scoperta del mondo che ci circonda. Liberi di appassionarsi, di fare scelte e di poter sbagliare.

E anche di piangere, perchè no? Io mi sciolgo ancora, dopo quasi 30 anni, sul finale di Lady Oscar. Comincia a scendere una lacrimuccia quando viene colpito Andrè e diventa una fontana quando muore tra le braccia di Oscar. E per tutta la vita ho cercato uno gentile come Andrè che stia discretamente accanto e che mi comprenda, cosa non facile, visto che sono complicata.
Piango ancora sul passo "lasciata impuramente pura, proprio nel tempo delle nozze cadesse, ostia dolente ammazzata dal padre" del sacrificio di Ifigenia nel De Rerum Natura, esattamente come a 16 anni, quando, sorprendendo la prof di latino, mi commossi in classe mentre traducevo.
Per non parlare della mia passione per le tragedie, sia greche che
Shakespeariane, fino ad arrivare alle opere liriche tanto che devo mettere sempre il mascara waterproof quando vado a vederle. Non riesco a rimanere insensibile davanti a Tosca che vede uccidere il suo amante, credendo nella finzione raccontatele da Scarpia. Non siamo con lei quando si avvicina a lui, per terra e, credendolo vivo, comincia a parlargli senza guardarlo, presa com'è a controllare che non arrivino i soldati?
"O Mario, non ti muovere... S'avviano... taci! Vanno... scendono. Mario, su presto! Andiamo! Su!..
"
E quando realizza la verità, non proviamo anche noi il suo dolore e lo strazio?
" Morto!O Mario... morto... tu.. così... Finire così!! Così?... povera Floria tua! "
.
Non le resta altro che lanciarsi da castel sant'Angelo, ormai tutto è compiuto. E piango.


Perchè dovrei nascondere che amo la poesia? Mi emoziona, mi appassiona, mi fa sentire viva. Sto ore a meditare sull'abito bianco di Emily Dickinson, i suoi versi, la sua volontaria clausura per 27 anni e mi meraviglia il fatto che abbia potuto scrivere, proprio lei:

"
Notti Selvagge - Notti Selvagge!
Fossi io con te
Notti Selvagge sarebbero
La nostra voluttà! "

E vedo l'Albatros di Baudelaire sul pavimento in legno della nave, lo vedo mentre sbatte le ali, goffo, cercando di fuggire dai marinai che si prendono gioco di lui. E riesco a scorgere le loro facce, bruciate dal sole, mentre lo imitano deridendolo o mentre lo stuzzicano con la pipa. E mi rattrista, perchè nel cielo azzurrissimo, l'albatros, poco prima, volava libero e maestoso. Metafora sublime e crudele della figura del Poeta. Bellezza, Malinconia e Tragicità.

E quando oltre 2 millenni fa Catullo scriveva " Odi et Amo"
"Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior"

non esplode in quell'excrucior finale il dolore, la lacerazione dell'animo?
Chi non ha mai amato e sofferto a causa di un amore tormentato? Chi non s'è mai trovato ad amare qualcuno anche contro la propria volontà? Chi non s'è sentito lacerato da questo dualismo cuore/cervello?
La poesia è Vita. In essa ritrovo l'amore, il dolore, la gioia e tutti quegli stati d'animo che fanno parte dell'uomo. E non mi sento più sola, perchè qualcuno, molto prima di me, ha provato le mie stesse emozioni e le ha sapute descrivere nei minimi dettagli. E mi rendo conto che la Poesia come anche la Musica, mi aiuta ad esprimere le sensazioni che provo e che a volte vorrei tacere anche a me stessa.