5 maggio 2011

Carita(s)

Nel tardo pomeriggio di oggi ho preso il 61 a piazza San Babila. Il tragitto si snoda tra le vie del centro, passando x il Conservatorio, Piazza Tricolore, Piazza Risorgimento: uno dei posti più chic di Milano, con i suoi palazzi storici, sedi di prefettura, Conservatorio, uffici prestigiosi. Una zona il cui prezzo degli immobili oscilla tra i 7000 e i 10000 euro a mq, impermeabile alla crisi immobiliare.
Limitrofa al quadrilatero della Moda ne subisce il fascino, con le vetrine creative di negozi a firma prestigiosa, i molti turisti e un perenne affollamento. Lì, anche i muri trasudano denaro.
Mi piace soffermarmi sulla bellezza architettonica dei palazzi, molti settecenteschi, mi immagino le grandi sale dai soffitti alti forse a cassettoni dipinti e i tesori d'arte che in essi si nascondono e, infine, a volte, ammiro i grandi lampadari di cristallo che si vedono dalle finestre

Oggi, però, al semaforo rosso di Piazza Tricolore, il 61 si è arrestato di scatto, facendomi quasi franare sulla vicina e riportandomi alla realtà. Di fronte a me, dall'altra parte della strada, una fila di uomini extracomunitari, slavi e italiani aspettava il suo turno per entrare in un edificio. Mi sono avvicinata al finestrino per guardare meglio: erano in coda per un pasto alla mensa dei poveri dell'Opera di San Francesco. In effetti, altri ne erano già usciti ed erano lì, seduti sulle panchine; alcuni con in mano una borsa bianca, altri che l'avevano già aperta estraendo un pacchetto di Tuc, una bottiglia d'acqua, un panino: la loro cena.

Varia umanità di disperati che ogni giorno affolla la mensa dei poveri, in coda per un misero pasto.
Non mi aspettavo che fosse proprio lì, in corso Concordia, tra i ricchi e bei palazzi milanesi. Non so perchè ma me la immaginavo in una zona un po' meno prestigiosa, come quella di Torino che era all'inizio di via Nizza: semicentrale sì, ma di livello piccolo borghese. Milano, invece, si dimostra città dei contrasti, prerogativa forse delle grandi metropoli.
Vedere tutte quelle persone in fila per il cibo, però, m'ha messo addosso una tristezza infinita...

15 aprile 2011

Colpevoli e condannati

Il cimitero monumentale di Torino è immenso. Situato a ridosso della Dora, a percorrerlo tutto ci si perde. D'inverno l'acqua gela nei vasi dei fiori, mentre d'estate al riparo da quella pietre, c'è fresco e pace. E' molto centrale, in quanto dista solo pochi minuti dal quadrilatero: delimitato a sud da Corso Novara, a ovest da Corso Regio Parco, a nord e a est dal parco della Colletta, dove scorre la Dora.
Dei sei cimiteri a Torino, è il più grande e anche il più vecchio. Maestoso, immerso nel verde, con i lunghi viali alberati, regna pace e silenzio. Sempre affollato di gente, si fa conoscenza e a volte anche amicizia con i parenti dei defunti.

Fino a 35 anni non ci ero mai entrata, poi un lutto in famiglia m'ha costretto a fare i conti con la morte e con l'ingiustizia umana e divina. Ogni volta che torno a Torino, vado a trovare chi mi manca, porto un fiore perchè oramai è l'unica cosa che posso fare. Davanti alla lapide mi ripeto che la vita è solo un passaggio, che la morte è soltanto un'altra dimensione e, nonostante questa autoipnosi, continuo a non farmi una ragione di una morte assurda, e mi metto a piangere.
Ma è che proprio non riesco a non farlo. Le lacrime scendono così, da sole. Da oramai 5 anni a questa parte.

Dall'inizio del 2008, poco oltre il luogo dove lascio un fiore, vedo sempre un via vai continuo di gente, mesto ma composto. Una volta, incuriosita, ho seguito la fiumana di gente: portava a 7 lapidi.
Gli operai bruciati vivi all'acciaieria Tyssen.

Forse la vicenda è nota, ma per chi non lo sapesse, si tratta di sette uomini bruciati vivi una notte di dicembre mentre facevano il turno serale, morti per la noncuranza dell'azienda sulle norme di sicurezza, visto che l'acciaieria era in fase di dismissione. Il dolore, lo strazio e la compostezza dei parenti lo si vede sia nelle aule di tribunale dove è stato istruito il processo nei confronti dei responsabili della Tyssen, sia davanti a quelle 7 lapidi, su ognuna delle quali è adagiata una sigaretta.

Stasera, a 3 anni dal rogo, è stata emessa la prima condanna: si va dai 16 anni e mezzo per omicidio volontario dell'AD Espenhahn fino a pene più lievi del management aziendale.
Forse qualcosa si sta muovendo, forse finalmente i colpevoli in Italia potranno essere giudicati e condannati. Non lo so, sento solo di sentirmi vicina ai parenti dei 7 uomini morti una fredda sera di dicembre mentre lavoravano alla linea 5 della Tyssen.

5 aprile 2011

Layne Staley




Ode a Layne Staley: voce sofferta, profonda e ipnotica degli Alice in Chains.
Mi piace ricordarlo in un suo side-project, il sulfureo e tossico Above dei Mad Season.
Da brividi.

29 marzo 2011

Pene d'amor perdute



Su Repubblica è apparso un articolo su uno studio circa il dolore patito da chi viene mollato dal proprio amante. E' interessante perchè il team di ricercatori americani, attraverso la tecnica della risonanza magnetica funzionale, ha scoperto l’attivazione delle stesse aree del cervello sia per il dolore fisico sia per quello sentimentale.

Schiere di poeti e romanzieri nei secoli passati l'avevano già ampiamente dedotto e, come Catullo, cristallizzato in:

Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile;
non so, ma è proprio così e mi tormento.

Ora però è stato dimostrato scientificamente: l'amore fa male.


23 marzo 2011

The Age Of The Understatement




Aspettando il nuovo degli Arctic Monkeys, la cui uscita è prevista per giugno 2011, mi consolo con questa perla di Alex Turner, il leader e cantante del gruppo, che ha scritto la colonna sonora di Submarine, l'esordio alla regia di Richard Ayoade. E' un disco piacevolissimo, fresco e che mostra il talentuoso musicista maturo e in stato di grazia.

9 marzo 2011

Down in a hole



Ed anche Mike Starr se n'è andato. Fondatore e bassista degli Alice In Chains, ha suonato sul primo album Facelift (1990) e sul monumentale Dirt (1992). A causa di problemi di tossicodipendenza, che affliggevano anche il cantante Layne Staley (1967-2002), abbandonò la band nel '93.
Dirt è un disco centrato sull'eroina: ossessivo, malato e claustrofobico.
Layne ci ha lasciato quasi 10 anni fa, Mike l'ha fatto oggi.

Down in a hole, feelin so small
Down in a hole, losin my soul
Id like to fly,
But my wings have been so denied


13 febbraio 2011

Se non ora, quando?

Milano, piazza Cairoli, H. 14,30.
Tutte assieme a manifestare per la dignità femminile e di tutta una nazione, perchè siamo stufe di essere rappresentate da una classe politica che mai, in 150 anni di vita dell'Italia, è scesa così in basso. E sì che pensavo che con Craxi & co. avessi visto il peggio. Mi sbagliavo.

Negli ultimi mesi ho assistito ad escort, orge, bunga bunga, veline, letterine e quant'altro con velleità artistiche, e va be', ognuna è libera di fare della sua vita quello che vuole, ma non mi sta bene che ci siano onorevoli, portaborse e assessori, pagate da noi contribuenti, che occupano posti simili solo in virtù di servizietti fatti al premier. A me non frega nulla se una apre le gambe con facilità, ma non è dignitoso per l'Italia e per i suoi abitanti, avere rappresentanti politici di siffatto spessore.

Siamo gli zimbelli del mondo, si parla di noi italiani come coloro che hanno un presidente del consiglio che fa uso massiccio di Viagra, che si circonda di ragazze dai corpi plastificati che hanno 1/4 della sua età e che vanno con lui solo per poter avere un posticino nella sua tv. La stessa che negli ultimi 20 anni ha mostrato tette e culi in ogni salsa, la stessa che propina trasmissioni come la Pupa e il secchione, la stessa che manda il messaggio: la donna è solo un oggetto sessuale, senza testa e senza altro futuro se non quello di piacere.
E lui che fa?
Per farle tacere, offre loro posti come onorevoli, assessori e quant'altro. In disprezzo di tutti noi.

Per cui, oggi pomeriggio, sono andata alla manifestazione a Cairoli. Per dimostrare che noi donne non siamo tutte plastificate, cerebrolese e alla ricerca delle cose facili. Siamo donne normali, che studiamo, lavoriamo, amiamo e che quando la diamo via lo facciamo solo perchè ci va, non per denaro o per un posto in tv.
Per cambiare questa situazione da qualche parte bisogna pure cominciare.