29 novembre 2009

Violator

Stamattina in radio ho sentito di una ricercatrice di Oxford (e sti ca) che ha scoperto come le donne impiegate nella pubblica amministrazione siano madri di più di un figlio e abbiano il 30% in più di farne rispetto alle donne libere professioniste, impiegate nel privato e udite udite con contratti part time e co.co.co.
Ora, la mia domanda è stata: ma ci voleva una laurea prestigiosa, che si scomodosse una ricercatrice oxfordiana e che lo studio fosse degno di pubblicazione accademica per arrivare alla stessa conclusione? Cioè, non è sotto gli occhi di tutti tanto è ovvio?
E' un po' come dire che gli sceicchi arabi hanno tanti di quei soldi da potersi permettere le auto e le donne più belle del mondo o che in montagna d'inverno, soprattutto sopra i 1800 mt fa freddo e ci si deve coprire pesantemente.
Ma dico? Abbiamo bisogno di ricerche universitarie per arrivare a queste conclusioni?
A breve che altro studio si pubblicherà? Che se piove le strade si bagnano? Che se nevica sul Frejus occorre mettere le catene all'auto? Che sì, gli svizzeri ci tengono ad avere le strade pulite e linde?

Mah, queste notizie mi smontano, letteralmente. Sembra che se non ci dicono queste cose, nessuno le conosca. Ma che vadano a raccontarlo alle famiglie che, temerarie, hanno un figlio in età pre-scolare e la cui retta d'asilo si aggira sui 600 euro al mese. Per non parlare del pediatra, pregando che il pargolo in questione non abbia particolari problemi di salute, altrimenti son dolori ed esborsi mica da ridere.
Quale donna sana di mente che è libera professionista, oppure lavora nel privato o possiede uno straccio di contratto part time decide di diventare madre a cuor leggero? E' già difficile ottenere un mutuo se si è liberi professionisti o si hanno contratti a progetto, figurarsi mettere in cantiere un figlio! Ho amici che lavorano da DECENNI con borse di studio nelle varie università italiane, ogni volta aspettando l'assegno di ricerca che tarda sempre ad arrivare, vivono alla giornata, come potrebbero pensare di mettere sù famiglia? Per loro è quasi impossibile programmare le prossime vacanze, la progettualità dell'avere un figlio è al di fuori della realtà, o se si vuole la fantasia al potere, le ritorsioni sono enormi.

Quando le libere professioniste, le part time o le impiegate private decidono che sì, si vuole il figlio, è perchè o il lavoro sta marciando benino o perchè l'attività del compagno lascia spazi di manovra di tipo economico o perchè i nonni danno una mano. Otherwise, ciccia. E se va bene, fanno un solo figlio. Al giorno d'oggi averne più di uno è appannaggio solo delle caste nobiliari. Giusto una Margherita Agnelli può permettersene 10 (e basta ascoltare Lapo per capire che forse poteva fermarsi molto prima) o il mio collega molto credente che di figlie ne ha 5 (anomalia sociale, eh).
C'è da aggiungere che, quando si torna al lavoro dopo la maternità, se si è state abbastanza fortunate d' averla avuta, mica è detto che si vada a ricoprire lo stesso ruolo di quando 6 mesi o un anno prima s'è lasciato.
Anzi, ho fulgidi esempi da me in ufficio, di gente che è tornata ed è relegata su progetti fuffa. Possibilità di carriera praticamente azzerate. Contano come il 2 di picche, forse meno. E parlo di donne che prima della maternità occupavano posti di tutto rispetto, con stipendi di giada e parecchi sottoposti. Per non parlare poi di quelle con contratti a progetto o di libere professioniste, assolutamente lasciate a se stesse.
Con buona pace della ricercatrice di Oxford.

Per tornare alla leggerezza della fuffa...
L'altra mattina, in metro, risvegliandomi dal mio torpore mattutino e di inizio settimana, alzando la testa ho visto un ragazzo seduto davanti a me, sui 16/17 anni e lo sguardo m'è caduto sul suo zaino da cui sbucava qualche libro, ma soprattutto, su cui brillava la scritta The Clash. Ho sorriso, guardandola. "Hey, pure io ho lo zaino con la scritta The Clash" ho subito pensato, eccitata e contenta di dividere lo stesso gruppo musicale, ma subito mi son dovuta ricredere. AVEVO anche io lo zainetto, sì, ma almeno 20 anni fa! Sob...

Ma com'è che non mi rendo davvero conto degli anni che sono passati? Com'è che io mi sento sempre diciassettenne? E' vero, lavoro, vivo per conto mio, eppure mi vesto ancora come 20 anni fa, ascolto pur sempre lo stesso genere di musica, mi sembra di avere ancora lo stesso entusiasmo dell'epoca.
La domanda che s'impone è questa: ma non è che io a 17 anni ero matura già come una over trentenne? E sono scoppiata a ridere: matura io? Ma non diciamo sciocchezze! Non sento il desiderio di progettare alcunchè sia al di fuori di me, sono ancora nella fase teenager, mi sa.
E non che i miei amici siano poi tanto diversi, pochissimi hanno famiglia e figli. La maggior parte di loro vive esattamente come me: inconsciamente alla giornata. Ci dividiamo tra cinema, mostre, concerti, teatro, scarpinate in montagna in questa sorte di adolescenza senza fine.

Oddio Anton Corbijn non firma più i video e le copertine dei Depeche Mode dal 1993. Sono almeno 16 anni che è finito il sodalizio artistico e non me n'ero nemmeno accorta!

Vuoti a perdere feat. Nada


Dedicato a chi posta foto alle 5,17 del mattino...

Tratto da "Storie di vita vissuta dalla sottoscritta" musica Zen Circus feat. Nada sottotitolo (amore è bello se fa male ma quanto male devo ancora farti per vederti andare via)



La testa sotto nel cesso, bile
e troppe lacrime
la cucina che grida, vile
ma io resto immobile
Questo amore perverso, è morto.
E' un cane sterile.
E' uno strazio già visto,
spesso dicevo mai come te..
Paaaaaaaaaaadreeeeeeeeeeee
La morale che ci vuoi mettere
che morale c'è vuoti a perdere
tempo al tempo senza crescere

Mani in alto, sei pazzo, falso
un uomo inutile
che in fondo poi ti capisco
Cristo era un figlio come te
Lui era figlio di Dio
un folle che qualcuno a chiamare
un uomo è figlio mio, solo inaffidabile
Maaaaaaaaaadreeeeeeeeeee
La morale che ci vuoi mettere
che morale c'è vuoti a perdere
tempo al tempo senza crescere

26 novembre 2009

Politica e cultura aziendale


Tratto da " Le 49 leggi del potere" di François De Oracle, 10° conte di Noirlac:

Mettere cinque scimmie in una stanza. Appendere una banana al soffitto e piazzare una scala sotto la banana. La banana deve essere raggiungibile solo salendo la scala. Fare in modo che, ogniqualvolta una scimmia inizi a salire la scala, l'intera stanza sia irrorata da una doccia gelata. In breve tempo tutte le scimmie impareranno a non salire la scala. Ora rimuovere una scimmia e sostituirla con una nuova (numero 6) e disattivare la doccia. La nuova scimmia (n. 6) tenterà di salire la scala e sarà spietatamente attaccata dalle altre quattro. La scimmia n. 6 non avrà idea del perché è stata attaccata. Sostituire un'altra delle scimmie originali con una nuova. Accadrà la stessa cosa, con la scimmia n. 6 che sarà la più entusiastica nel picchiare. Continuare con il processo finché tutte le scimmie originali sono state sostituite. Ora tutte le scimmie nella stanza staranno a distanza dalla scala, attaccheranno qualunque scimmia che tenti di salire sulla scala e non avranno la minima idea del perché stiano facendo questo.
Questo è il modo in cui politica e cultura aziendali si formano.

22 novembre 2009

Save Me



You look like a perfect fit
For a girl in need of a tourniquet

But can you save me
Come on and save me
If you could save me
From the ranks of the freaks
Who suspect they could never love anyone

'Cause I can tell
You know what it's like
The long farewell of the hunger strike

But can you save me
Come on and save me
If you could save me
From the ranks of the freaks
Who suspect they could never love anyone

You struck me dumb like radium
Like Peter Pan or Superman

You will come to save me
C'mon and save me
If you could save me
From the ranks of the freaks
Who suspect they could never love anyone
'Cept the freaks
Who suspect they could never love anyone
But the freaks
Who suspect they could never love anyone

C'mon and save me
Why don't you save me
If you could save me
From the ranks of the freaks
Who suspect they could never love anyone

Except the freaks
Who suspect they could never love anyone
Except the freaks who could never love anyone

Mi salverà la filosofia panteista di Giordano Bruno?

8 novembre 2009

Crinolina, t'avessi preso prima

"È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di una moglie..." Oddio, no, questo è l'incipit del capolavoro di Jane Austen, paura eh?
No, no, oggi non tesserò lodi sulla più grande scrittrice di lingua inglese, non ne ha bisogno tanto è universalmente riconosciuto il suo genio letterario, lo spunto m'è venuto da "Per orgoglio o per amore" della Aiden, che altro non è che Orgoglio e Pregiudizio scritto dalla parte del personaggio maschile, Darcy.
E' un libro appassionante, palpitante, ci conduce nei meandri dei sentimenti di Darcy e ci lascia intravedere com'è nato l'amore per Lizzie Bennet. E' come assistere ad uno spettacolo che già si conosce, ma da dietro le quinte. Lo leggo lentamente, cercando di gustarmi il piacere della lettura, immaginando la scena, partecipando emotivamente all'intreccio. E sbagliando fermata di metro, tanto sono immersa nella lettura, con la gente attorno che mi osserva stupita mentre sorrido felice. Non imparerò mai a smettere di sognare ad occhi aperti e a non perdermi nei libri... Che balenga che sono!

Eh sì, non ci sono più uomini alla Darcy. Ogni volta che si legge un libro della Austen o si vede un bel film tratto dalle sue opere, come
Persuasione, per dire, si scopre che no, non esistono più uomini di siffatta maniera e di modi così squisiti, così maschili ma nello stesso tempo così sensibili. Sospiro.

Non si sta parlando di uomini perfetti, perchè, si sa, la perfezione non è di questo mondo in quanto, a dirla con Sant'Anselmo "
Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore" e lasciamo da parte il problema ontologico va, che ancora non s'è risolto, ma i personaggi maschili tratteggiati dalla Austen sono sempre uomini vecchio stampo, molto rigidi all'inizio. Uomini che sembrano burberi, distanti, ma che in realtà vedono tutto, sentono tutto, uomini dall'animo sensibile nascosto fino a quando non trovano la donna adatta a cui mostrarlo e offrirlo, lasciandosi andare. Uomini che sanno dare e ricevere tenerezza, senza vergognarsene. Secondo sospiro.

Romantica e snob, I know. Mix micidiale. Gli amici dicono che potrei girare in crinoline, guanti lunghi e ombrellino parasole. Già. Peccato sia nata con 200 anni di ritardo. Tant'è che, gli stessi amici, affermano pure che sono una dama con la testa di un cavaliere.
Una dama che non vuole essere salvata dal drago, in quanto sa salvarsi da sè, per quel che riesce e che non vuole un cavaliere dall'armatura lucente, senza macchia e senza paura. Meglio un Lancillotto con le sue contraddizioni umane che un Galahad che arriva al Graal perchè assolutamente puro.
E' questa la mia anomalia di fondo. Il mio dualismo spiazzante. Sono attiva, decisa e vado avanti per la mia strada, però quando si tratta di affari personali che potrebbero diventare sentimentali, rallento, valutando attentamente i comportamenti: non è faccenda banale a chi donare il proprio cuore. Molto più di un investimento finanziario.

In una prima fase di approccio, osservo, lascio fare. Vedo come si comporta il mio cavaliere, se si sbatte per ottenere la mia attenzione, la mia stima. Se e quanto ci tiene a farmi stare bene. Come Darcy quando, pur di aiutare Lizzie, mette da parte la sua avversione verso Wickham che ha cercato di sedurgli la sorella, aiutando la famiglia Bennet a ritrovare il proprio onore, senza nemmeno prendersene il merito. Una mano disinteressata. Per amore, solo per amore. Come ha scritto Pasquale Festa Campanile.
E Lizzie che fa quando viene a sapere che Darcy ha messo da parte il suo orgoglio per lei? Lo guarda sorpresa, nota il suo imbarazzo e prende in mano la situazione, da donna forte e assennata qual è, abbracciandolo e dicendogli "Sono stata talmente cieca.... "
Niente smancerie zuccherose, solo reale sentimento. Terzo sospiro.

Mi piace emozionarmi, seguire le vibrazioni sottili del cuore. Osservare il mio cavaliere, la sua gentilezza, se aspetta ad ordinare il cappuccio per farmelo trovare caldo al mio ritorno. Vedere come mi guarda, se è passionale ma anche carezzevole, arrossire sotto l'intensità del suo sguardo. "Non perderti per niente al mondo, lo spettacolo d'arte varia, di uno innamorato di te..." Canta Conte, e come dargli torto? Nulla è più affascinante di un uomo innamorato.

Certo, all'epoca Darcy sapeva condurre un calesse, andare a cavallo e risolvere quelle questioni tipicamente maschili tipo "come investire il denaro?". A me va bene un Darcy moderno, che sia in grado di cambiare la ruota di scorta (chi sa, taccia, pliz), che sappia fare le cose in cui io sono una frana totale, che mi lasci avere un blando controllo della situazione ma che non debba sempre essere guidato.

Perchè siamo tutti umani, non dimentichiamocelo. Pure io, anzi, io più di altri. E non si può sempre vivere al 100% delle proprie possibilità, non si può sempre fare, agire e risolvere per tutti e tutto. Certe volte assale la stanchezza, umana, e si ha bisogno di qualcuno che, in quei momenti, sia presente a sorreggere.
In quel momento è il mio eroe, la mia dichiarazione sarebbe la struggente Since I've been losing you dei Led Zeppelin. Crinolina rock. Quarto sospiro.

E come dice Darcy a Lizzie "Se i vostri sentimenti sono gli stessi di Aprile ditelo ora. Il mio affetto ed i miei desideri sono immutati. Ma una Vostra parola mi farà tacere per sempre. Se invece i Vostri sentimenti fossero cambiati devo dirvelo… Mi avete stregato anima e corpo"
Oh Dio, quanto amo Jane Austen

24 ottobre 2009

Rotten Apple

E sono tornati gli Alice In Chains.
L'ultimo album risaliva all'anno in cui la Microsoft lanciava il primo sistema operativo, internet era in fase embrionale, i cellulari non erano ancora di uso comune, Forrest Gump vinceva l'oscar come miglior film e in Jugoslavia si scannavano senza pietà, con i caschi blu impotenti.
In Italia Giorgia vinceva Sanremo e ci faceva innamorare della sua voce e a Palermo si apriva il processo per mafia contro Andreotti.
L'album con in copertina un cane a tre zampe usciva proprio a chiusura di un periodo indimenticabile per la musica. In una manciata di anni infatti erano usciti Nevermind, Ten, Superunknown e Dirt, i dischi fondamentali del movimento "grunge" a cui gli Alice diedero il pesante contributo sulfureo e sofferto.
Kobain era morto l'anno precedente, chiudendo di fatto la stagione grunge, i Pearl Jam si stavano ormai spostando verso una musica che si rifaceva alle radici folk americane, collaborando poi con Neil Young e i Soundgarden avevano imboccato la via dello scioglimento.
Sono trascorsi solo 14 anni e sembra una vita fa. Adesso compriamo musica in mp3, abbiamo lettori che contengono discografie complete di decine di artisti e usiamo i cellulari anche per ascoltarla, cosa inimmaginabile nel 1995, quando era già tanto se si comprava il CD, i lettori costavano un botto e si girava col walkman e le musicassette, ormai cimeli. La maggiore fruibilità avrebbe dovuto facilitare l'ascolto della musica, eppure mi rendo conto che questo bombardamento non mi aiuta.
La possibilità di poter saltare da una traccia all'altra del disco, di ascoltare pochi secondi e passare alla successiva, la tanta, tantissima musica stanno logorando la mia attenzione. Troppo in poco tempo. Non riuscendo più a dare il giusto peso agli album ho deciso di tornare all'antico: piazzo il cd nel lettore e lo ascolto tutto, fino alla fine. Cerco di riappropriarmi del piacere dell'ascolto, del gustare tutta l'opera e non solo singole canzoni.

La vita artistica degli Alice in Chains è stata sì splendente ma devastata dalla tossicodipendenza del frontman, carismatico ma fragile che prima li ha portati a cancellare per anni tutti i concerti e poi alla morte del cantante stesso nel 2002. Si pensava che il gruppo a quel punto si fosse sciolto, ed invece, a distanza di alcuni anni è uscito con un nuovo lavoro. E' stata quindi un' enorme sorpresa mista a nostalgia, erano i miei preferiti, la notizia dell'uscita del nuovo disco.
L'ho comprato, ovviamente, e chiusa in camera, per puro caso mi sono ritrovata nella mia stessa stanza degli anni di Dirt o Jar of Flies, l'ho ascoltato tutto per intero. Mi sono sentita come in una puntata di Cold Case, il tuffo indietro nel tempo è stato impressionante. Poco c'è mancato che riprendessi in mano gli appunti di analisi chimica applicata o scienza dei metalli.
Il mood pesante e ossessivo, la musica plumbea e psichedelica, tutto è ricominciato lì dove l'avevano lasciato 14 anni fa. Risucchiata nel tempo, senza possibilità di sfuggire al passato. Un buco nero alla Down in a Hole, tanto per intenderci e il pensiero è corso alla mia vita da studentessa universitaria: i compagni di corso, il tipo che mi piaceva, gli esami da preparare e i laboratori da terminare. Tutto finito, dimenticato.

La consapevolezza del tempo che passa m'ha rattristata fino alle lacrime e continuavano a martellarmi in testa le liriche di Your Decision, scritte da Cantrell in omaggio all'ex cantante "Time to change has come and gone/Watched your fears become your God/It's your decision/Overwhelmed, you chose to run/Apathetic to the stunned/You feed the fire that burned us all/When you lied/To feel the pain that spurs you on/Black inside/It might seem an afterthought/Yes it hurts to know you're bought/It's your decision"




13 ottobre 2009

Wrapped Around Your Finger

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde, e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.


Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

"Candele" di Kavafis