15 aprile 2011

Colpevoli e condannati

Il cimitero monumentale di Torino è immenso. Situato a ridosso della Dora, a percorrerlo tutto ci si perde. D'inverno l'acqua gela nei vasi dei fiori, mentre d'estate al riparo da quella pietre, c'è fresco e pace. E' molto centrale, in quanto dista solo pochi minuti dal quadrilatero: delimitato a sud da Corso Novara, a ovest da Corso Regio Parco, a nord e a est dal parco della Colletta, dove scorre la Dora.
Dei sei cimiteri a Torino, è il più grande e anche il più vecchio. Maestoso, immerso nel verde, con i lunghi viali alberati, regna pace e silenzio. Sempre affollato di gente, si fa conoscenza e a volte anche amicizia con i parenti dei defunti.

Fino a 35 anni non ci ero mai entrata, poi un lutto in famiglia m'ha costretto a fare i conti con la morte e con l'ingiustizia umana e divina. Ogni volta che torno a Torino, vado a trovare chi mi manca, porto un fiore perchè oramai è l'unica cosa che posso fare. Davanti alla lapide mi ripeto che la vita è solo un passaggio, che la morte è soltanto un'altra dimensione e, nonostante questa autoipnosi, continuo a non farmi una ragione di una morte assurda, e mi metto a piangere.
Ma è che proprio non riesco a non farlo. Le lacrime scendono così, da sole. Da oramai 5 anni a questa parte.

Dall'inizio del 2008, poco oltre il luogo dove lascio un fiore, vedo sempre un via vai continuo di gente, mesto ma composto. Una volta, incuriosita, ho seguito la fiumana di gente: portava a 7 lapidi.
Gli operai bruciati vivi all'acciaieria Tyssen.

Forse la vicenda è nota, ma per chi non lo sapesse, si tratta di sette uomini bruciati vivi una notte di dicembre mentre facevano il turno serale, morti per la noncuranza dell'azienda sulle norme di sicurezza, visto che l'acciaieria era in fase di dismissione. Il dolore, lo strazio e la compostezza dei parenti lo si vede sia nelle aule di tribunale dove è stato istruito il processo nei confronti dei responsabili della Tyssen, sia davanti a quelle 7 lapidi, su ognuna delle quali è adagiata una sigaretta.

Stasera, a 3 anni dal rogo, è stata emessa la prima condanna: si va dai 16 anni e mezzo per omicidio volontario dell'AD Espenhahn fino a pene più lievi del management aziendale.
Forse qualcosa si sta muovendo, forse finalmente i colpevoli in Italia potranno essere giudicati e condannati. Non lo so, sento solo di sentirmi vicina ai parenti dei 7 uomini morti una fredda sera di dicembre mentre lavoravano alla linea 5 della Tyssen.

5 aprile 2011

Layne Staley




Ode a Layne Staley: voce sofferta, profonda e ipnotica degli Alice in Chains.
Mi piace ricordarlo in un suo side-project, il sulfureo e tossico Above dei Mad Season.
Da brividi.

29 marzo 2011

Pene d'amor perdute



Su Repubblica è apparso un articolo su uno studio circa il dolore patito da chi viene mollato dal proprio amante. E' interessante perchè il team di ricercatori americani, attraverso la tecnica della risonanza magnetica funzionale, ha scoperto l’attivazione delle stesse aree del cervello sia per il dolore fisico sia per quello sentimentale.

Schiere di poeti e romanzieri nei secoli passati l'avevano già ampiamente dedotto e, come Catullo, cristallizzato in:

Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile;
non so, ma è proprio così e mi tormento.

Ora però è stato dimostrato scientificamente: l'amore fa male.


23 marzo 2011

The Age Of The Understatement




Aspettando il nuovo degli Arctic Monkeys, la cui uscita è prevista per giugno 2011, mi consolo con questa perla di Alex Turner, il leader e cantante del gruppo, che ha scritto la colonna sonora di Submarine, l'esordio alla regia di Richard Ayoade. E' un disco piacevolissimo, fresco e che mostra il talentuoso musicista maturo e in stato di grazia.

9 marzo 2011

Down in a hole



Ed anche Mike Starr se n'è andato. Fondatore e bassista degli Alice In Chains, ha suonato sul primo album Facelift (1990) e sul monumentale Dirt (1992). A causa di problemi di tossicodipendenza, che affliggevano anche il cantante Layne Staley (1967-2002), abbandonò la band nel '93.
Dirt è un disco centrato sull'eroina: ossessivo, malato e claustrofobico.
Layne ci ha lasciato quasi 10 anni fa, Mike l'ha fatto oggi.

Down in a hole, feelin so small
Down in a hole, losin my soul
Id like to fly,
But my wings have been so denied


13 febbraio 2011

Se non ora, quando?

Milano, piazza Cairoli, H. 14,30.
Tutte assieme a manifestare per la dignità femminile e di tutta una nazione, perchè siamo stufe di essere rappresentate da una classe politica che mai, in 150 anni di vita dell'Italia, è scesa così in basso. E sì che pensavo che con Craxi & co. avessi visto il peggio. Mi sbagliavo.

Negli ultimi mesi ho assistito ad escort, orge, bunga bunga, veline, letterine e quant'altro con velleità artistiche, e va be', ognuna è libera di fare della sua vita quello che vuole, ma non mi sta bene che ci siano onorevoli, portaborse e assessori, pagate da noi contribuenti, che occupano posti simili solo in virtù di servizietti fatti al premier. A me non frega nulla se una apre le gambe con facilità, ma non è dignitoso per l'Italia e per i suoi abitanti, avere rappresentanti politici di siffatto spessore.

Siamo gli zimbelli del mondo, si parla di noi italiani come coloro che hanno un presidente del consiglio che fa uso massiccio di Viagra, che si circonda di ragazze dai corpi plastificati che hanno 1/4 della sua età e che vanno con lui solo per poter avere un posticino nella sua tv. La stessa che negli ultimi 20 anni ha mostrato tette e culi in ogni salsa, la stessa che propina trasmissioni come la Pupa e il secchione, la stessa che manda il messaggio: la donna è solo un oggetto sessuale, senza testa e senza altro futuro se non quello di piacere.
E lui che fa?
Per farle tacere, offre loro posti come onorevoli, assessori e quant'altro. In disprezzo di tutti noi.

Per cui, oggi pomeriggio, sono andata alla manifestazione a Cairoli. Per dimostrare che noi donne non siamo tutte plastificate, cerebrolese e alla ricerca delle cose facili. Siamo donne normali, che studiamo, lavoriamo, amiamo e che quando la diamo via lo facciamo solo perchè ci va, non per denaro o per un posto in tv.
Per cambiare questa situazione da qualche parte bisogna pure cominciare.

31 gennaio 2011

Torino è casa mia



Culicchia anni fa scrisse un libricino molto particolare, si chiamava Torino è casa mia. Raccontava la città come fosse un appartamento, con tanto di cucina, salotto, camera da letto e così via. Il suo atto d'amore verso la città natale.
I Subsonica, gruppo rock torinese, fanno la stessa cosa da anni. Molto attivi in città, il bar Elena di Piazza Vittorio assunto alle cronache perchè luogo di incontro del gruppo, i Murazzi dove ogni tanto li si incontra, i Subsonica portano un po' di Torino in qualsiasi loro lavoro. Il cielo su Torino e il nuovo singolo, Istrice, sono solo le punte dell'iceberg dell'amore per la città.

In qualche modo li capisco. Sono di Torino, nata e cresciuta in centro, a ridosso di Piazza Castello e i Murazzi, nonostante i tanti anni trascorsi da quando mi sono trasferita a Milano, la mia città continua a mancarmi molto. Ci torno appena la nostalgia diventa schiacciante, per riprendermi. Passeggio sotto i miei portici, piazza castello dove c'era Maschio, storico negozio musicale dove ho comprato i miei primi dischi, prendo via Po che conduce a piazza Vittorio, la parrocchia dove sono stata battezzata ed ho fatto la Comunione, svolto per una traversa, casa mia, con i ricordi di 30 anni che mi si affollano in testa. E mi ricarico.

Tutte le grandi decisioni della mia vita le ho prese guardando il Po, su un parapetto dei Murazzi. Vedere il fiume mi tranquillizza, mi fa vedere le cose in modo lucido, senza ansia.
Non sono pentita di essermi trasferita a Milano, l'avevo fatto per amore, e ci sono rimasta anche quando l'amore è finito, perchè mi piace molto il mio lavoro. Ma continuo a portare con me il mio essere piemontese, l'educazione sabauda e un po' giansenista, come direbbe Travaglio e una certa freddezza nei rapporti interpersonali.
Amo la mia città e, paradossalmente, ho dovuto allontanarmene per scoprirlo.
Oggi sono 10 anni che l'ho lasciata.