Nel tardo pomeriggio di oggi ho preso il 61 a piazza San Babila. Il tragitto si snoda tra le vie del centro, passando x il Conservatorio, Piazza Tricolore, Piazza Risorgimento: uno dei posti più chic di Milano, con i suoi palazzi storici, sedi di prefettura, Conservatorio, uffici prestigiosi. Una zona il cui prezzo degli immobili oscilla tra i 7000 e i 10000 euro a mq, impermeabile alla crisi immobiliare.Limitrofa al quadrilatero della Moda ne subisce il fascino, con le vetrine creative di negozi a firma prestigiosa, i molti turisti e un perenne affollamento. Lì, anche i muri trasudano denaro.
Mi piace soffermarmi sulla bellezza architettonica dei palazzi, molti settecenteschi, mi immagino le grandi sale dai soffitti alti forse a cassettoni dipinti e i tesori d'arte che in essi si nascondono e, infine, a volte, ammiro i grandi lampadari di cristallo che si vedono dalle finestre
Oggi, però, al semaforo rosso di Piazza Tricolore, il 61 si è arrestato di scatto, facendomi quasi franare sulla vicina e riportandomi alla realtà. Di fronte a me, dall'altra parte della strada, una fila di uomini extracomunitari, slavi e italiani aspettava il suo turno per entrare in un edificio. Mi sono avvicinata al finestrino per guardare meglio: erano in coda per un pasto alla mensa dei poveri dell'Opera di San Francesco. In effetti, altri ne erano già usciti ed erano lì, seduti sulle panchine; alcuni con in mano una borsa bianca, altri che l'avevano già aperta estraendo un pacchetto di Tuc, una bottiglia d'acqua, un panino: la loro cena.
Varia umanità di disperati che ogni giorno affolla la mensa dei poveri, in coda per un misero pasto.
Non mi aspettavo che fosse proprio lì, in corso Concordia, tra i ricchi e bei palazzi milanesi. Non so perchè ma me la immaginavo in una zona un po' meno prestigiosa, come quella di Torino che era all'inizio di via Nizza: semicentrale sì, ma di livello piccolo borghese. Milano, invece, si dimostra città dei contrasti, prerogativa forse delle grandi metropoli.
Vedere tutte quelle persone in fila per il cibo, però, m'ha messo addosso una tristezza infinita...