5 dicembre 2009
18 & life
Non ci speravo più. Lo ammetto. 18 anni sono tanti, troppi forse? Quando l'estate scorsa sono arrivate voci di una possibile reunion del gruppo, dopo la morte del cantante nel 2002, il cuore m'è balzato in gola. Oddio, gli Alice in Chains tornano a suonare! In estate il primo assaggio, quella Looking in a view di quasi 8 min emozionante e plumbea con l'album in uscita prevista per il 29 settembre. Giusto in tempo per il mio compleanno, ho pensato credendolo pure un segno del destino. E poi? E poi il concerto, 2 dicembre all'Alcatraz di Milano.
Sono corsa da Fnac in via Roma "Voglio il biglietto degli Alice!" ho esclamato, quando s'è presentato il mio turno della coda e sporgendomi, mani sul bancone, fregandomene allegramente della N1H1, per osservare meglio sul monitor la transazione in atto, tanto ero incredula. Dovevo vedere con i miei occhi, novella San Tommaso.
Ho pagato tremante di gioia, arraffato il biglietto e indossato il mio cappello che sembra quello della tipa dei 4 no blondes, in pieno stile anni '90 insomma, con i presenti che pensavano "ecco una pazza scatenata".
Fissavo il biglietto come inebetita. Incredula di riuscire finalmente a vedere il MIO gruppo, un'attesa di ben 18 anni. Tornando a casa, ero felice. Camminavo per le strade laterali, ma sentivo di danzare leggera, come Alessandra Ferri quando vola sulle punte (scusate l'immodestia)
Inutile dire che il giorno del concerto in ufficio non ho combinato granchè, troppo eccitata e con un senso di attesa altissimo.
Finalmente, alle 21,00 gli Alice sono saliti sul palco, un boato li ha accolti. Palalido stipatissimo, concerto esaurito da mo', infatti la location era stata spostata dall'Alcatraz al più capiente Palalido, causa alta richiesta dei biglietti.
Emozionantissimo, avevo tutti i sensi in allerta. Ogni canzone mi riportava indietro nel tempo, ai ricordi legati ad ogni pezzo. Era come tornare ad avere 23, 24 anni. Ho cantato quasi tutte le canzoni: le vecchie e un paio di quelle nuove. Le più intense. Per un attimo ho pensato ad una recensione letta sulla Patty Smith degli anni '70, che i suoi concerti erano messe per i fedeli. Sì, esattamente quello che stava accadendo in quel momento sotto i miei occhi.
Angry Chair, No Excuses, Down in a Hole vibravano in acustico all'interno del palazzetto, folla in delirio, telefonini accesi per riprendere la solennità dell'evento ed io che, insieme a tutti gli altri, cantavo:
"Loneliness is not a phase
Field of pain is where I graze
Serenity is far away
Saw my reflection and cried, hey
So little hope that I died"
e pensavo, freneticamente "non canto più da sola nella mia camera. Ho passato anni a farlo. Chi l'avrebbe mai detto che sarei riuscita a vedere gli Alice e a cantare con loro?" e rivedevo il '95, il '96, il '97 scorrermi davanti agli occhi.
Per me è stato come riappropriami della mia gioventù, con un senso di liberazione e di leggerezza. In quel momento ero una cosa sola con la musica ossessiva degli Alice, con i loro testi malinconici e disperati e con le sensazioni amplificatissime che avvertivo. Una comunione.
E' stato un po' come ha scritto De Rougemont "Tristano e Isotta non si amano. Ed agiscono come se avessero capito che tutto ciò che s'oppone all'amore lo garantisce e lo consacra nel loro cuore, per esaltarlo all'infinito nell'istante dell'abbattimento dell'ostacolo. "
Il fatto di non essere riuscita a vedere gli Alice in Chains in concerto a causa della tossicodipendenza del cantante, tossicodipendenza che non solo gli ha precluso le fatiche del tour ma che lo ha pure condotto alla morte, mi ha reso il gruppo ancora più caro e l'ha elevato rispetto a tutto il resto. L'ostacolo frapposto ha aumentato l'amore, proprio come Tristano e Isotta. Nel momento stesso in cui l'ostacolo è stato rimosso, cosa che non speravo più, ho potuto godere appieno della gioia di sentirli e vederli.
A chi non è mai capitato di innamorarsi di una donna che si crede non si possa mai avere? La passione non aumenta all'aumentare della difficoltà? E quando finalmente si riesce ad avere l'amore di questa donna, il piacere non è infinitamente dolce e maggiore?
Ecco, per me il concerto è stato il più emozionante e intenso mai provato. Gli stessi musicisti erano felici di suonare, non riuscivano a staccarsi dal pubblico in visibilio e dall'atmosfera calda ed easy. Molto anni '90, sì. Cantrell, vestito di scuro, capelli biondi e lunghi, con la sigaretta in mano mentre suona la chitarra è un'immagine che fotografa benissimo il concerto. Sexy oltre ogni dire.
Bella, bella serata. Posso solo dire "Io c'ero"
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Quando un concerto è voluto, atteso, sognato, esserci è una delle cose più belle di questo mondo. Emozioni che ti restano per il resto della vita.
RispondiEliminaE io c'ero quando gli Alice in chains vennero in Italia col cantante ancora vivo (diciamo vivente). Di spalla avevano gli Screaming trees di Mark Lanegan. Anche per me un concerto indimenticabile, anche se il cantante sembrava uno zombi, poveraccio (ma che voce). Rabbrividiamo.
RispondiElimina@Franco Zaio
RispondiEliminaChe invidia! Come avrei voluto vedere e sentire Layne. Dio che spalla si erano portati dietro!