Per anni ho sentito mia madre urlarmi dietro "Ma come fai ad ascoltare questi drogati?". Ovviamente si riferiva al genere di musica che usciva dalla mia camera a 16 anni: Clash e quindi il punk. Negli anni ha continuato ad aver da ridire: Nirvana, Alice in Chains, i Tool e così via. Si arrabbiava quando mi vedeva vestita da devastata e sgarruppata, e il commento più gettonato era "Sembri una scappata di casa" ed io gongolavo, fiera. Non volevo far parte della massa, dovevo affermare la mia particolarità. E crescendo non sono cambiata.
Il 6 aprile 1994 moriva Kurt Cobain, drogato e suicida e il 22 aprile 2002 veniva ritrovato morto per overdose Layne Staley: che mia madre avesse ragione? In effetti c'è del vero, la musica che mi piace è composta quasi esclusivamente da artisti depressi, malinconici, molte volte tossici, come se questa loro fragilità ammantasse il loro talento (maledetto?) di una bellezza sì grande ma che altrimenti non sarebbe così abbagliante.
Il parallelo con i poeti maudit è fin troppo scontato, ma a quanto pare la tossicodipendenza aggiunta alla malinconia riesce ad amplificare la sensibilità di molti artisti talentuosi. La domanda che mi sono sempre fatta è: ma Baudelaire, senza l'aiuto dell'oppio, avrebbe scritto l'Albatros? E Cobain, senza droga, sarebbe riuscito a comporre Rape me? E Stanley, senza eroina, avrebbe cantato in modo così sofferto e profondo quell'immenso capolavoro che è Dirt, tutto incentrato sulla depressione e tossicodipendenza?
Non lo so, nè mai si potrà sapere, ma ascolto quasi solo musica "malinconica", leggo poesie tristi e vado a vedere mostre di Schiele. E' che la tristezza ha una bellezza ineguagliabile, tocca corde profondissime. Salvo poi sorprendermi quando mi arrivano notizie tragiche di artisti che amo e che seguo: a Natale s'è suicidato Vic Chesnutt, una vita infelice che rimane cristallizzata in quello splendido lavoro che è West of Rome. Oggi se n'è andato Mark Linkous, meglio conosciuto come Sparklehorse: musicista delicato, sofisticato e malinconico. Semplicemente, non ce l'ha fatta più ed ha deciso che per lui la guerra era finita.
Sono stata tradita anche dall'uomo che mai negli ultimi 10 anni mi ha annoiata. E' entrato a far parte di quella moltitudine di persone che racconta solo cose dette e ridette, banali, noiose e stupide. Anche lui è diventato una palla mortale ed io mi sento smarrita. Sono così poche le persone che raccontano cose interessanti, che perderne una così, dall'oggi al domani, è una tragedia. Realmente. Vero è che non lo vedevo nè sentivo da oltre un anno, ma possibile che in lasso di tempo così breve uno possa ridursi da persona brillante ad essere noioso e palloso? Accade, accade...
A Natale, complice la neve, abbiamo fatto il giro delle librerie e mi citava un documentario su Diderot, dicendo che gli era piaciuto tanto e che voleva leggere assolutamente un suo libro. Peccato però che non aveva la più pallida idea del pensiero filosofico dell'Enciclopedista ed è bastato fare una domanda innocente per capire che dietro la sparata c'era il nulla.
Poco più tardi, mentre giravamo tra le strade innevate, parlandomi sempre di un documentario sull'evoluzione, m'ha aggredita chiedendo, a me che studio antropologia, se ero una creazionista o evoluzionista e mi incalzava, senza darmi il tempo di rispondere. Mi sono innervosita e gli ho risposto " Se la pianti di urlare e mi lascia parlare, rispondo". E intanto mi domandavo, incazzata "Ma perchè? Perchè bisogna ridursi a dire sciocchezze? Perchè parlare di cose che non si conoscono? A che pro? Ma cazzo, parla di cose che sai, che diamine!" E intanto il tempo, che con lui negli anni scorsi era sempre volato, non passava mai.
Il clou in caffetteria. Ci siamo fermati per prenderci due cioccolate calde, ed ha cominciato a parlarmi di vacanze estive, di mare e spiaggia. Ma come? Non era lui che se n'era andato sul Rio delle Amazzoni per un mese, in barca? E non era stato sempre lui che aveva trascorso una vacanza in Nepal? Che accidenti stava succedendo? Mare, spiaggia... pedalò... Ho rabbrividito per il disgusto. L'ho guardato e gli ho detto "Sai, è tardi. Devo tornare a casa, ho un po' di cose da sbrigare prima di partire"
Pensavo che quel pomeriggio fosse stato un sogno, complice la neve alta 40 cm, insolita in città. Così settimana scorsa, ho accettato di andare a mangiare una pizza con lui. Mal me ne incolse! Una delle serate più tristi e noiose che ricordo, un uomo sempre pieno di interessi e brillante, che non parlava più con passione di fotografie, di libri, di film ma solo di vacanze estive al mare, di beghe legali e di amenità sulle quali fino a qualche tempo prima avrebbe fatto battute ironiche.
Mi veniva in mente Guccini ".. la tristezza poi ci avvolse come miele" ma soprattutto, la mazzata finale " siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno..." e il mio cuore urlava "Voglio scappare! Voglio andare lontano! Non voglio più ascoltarti, non sopporto quello che sei diventato!" Ma come fai a dissimulare lo sgomento con uno che ti conosce benissimo? Impossibile. Leggevo nei suoi occhi la sorpresa e l'amarezza, sì, l'amarezza per la mia freddezza. E ci soffrivo, due volte. Per me che lo vedevo così e per lui, che sapeva come lo vedevo. Volevo piangere e le lacrime dovevano vedersi, perchè lui se n'è accorto e m'ha detto con tristezza "Non sono più quello che hai conosciuto", così ho posato la mia mano sulla sua e gli ho risposto "Non siamo più quello che eravamo"
La vera portata del dolore, però, ho cominciato ad avvertirla nella sua intensità solo in ufficio. Alcuni colleghi discutono principalmente di calcio, altri raccontano le loro vacanze girandosi gli outlet mondiali, qualcuno parla e ragiona solo come Travaglio o Grillo insegna e infine altri ancora giocano a fare l'istrice. Se li sfiori, ti fai male. Uno può essere istrice per vari motivi, ma io che c'entro? Perchè devo pagare per colpe commesse da altri?ça va sans dire, che probabilmente sono io che li vedo così, loro sono persone normali.
Just an illusion, I Know. Questo è il mio mondo per oltre 8 ore al giorno, tutti i giorni. Colpa mia, ne sono consapevole: umor saturnino? Weltschmerz? tedium vitae? ennui? spleen? Non lo so, ciò che posso solo dire è che una volta conoscevo e amavo un tale, che mi pareva diverso da tutti quanti, che raccontava cose interessanti, che non era mai noioso e dal quale trovavo rifugio dalla banalità.. e che ora non ce l'ho più. Non riesco ancora a crederci e non riesco a sopportare in silenzio la noia attorno a me. Per questo mi tengo stretti gli amici e la musica, ultimi baluardi contro la malattia mortale di Kierkegaard
Come dice Senancour nell'Oberman: "Rien ne m'opprime ici, rien ne me satisfait. Je crois même que l'ennui augmente : c'est que je ne souffre pas assez. Je suis donc plus heureux ?"
Ho sognato Dio. Sì, lo so, sono pazza. Non potevo sognare qualcosa di meno importante? Che so, un un vescovo, un cardinale, al massimo, a voler strafare, il Papa. Insomma, qualcuno della gerarchia, non direttamente il Creatore. Invece no, mi cospargo il capo di cenere e ammetto. Sì, l'ho sognato. All'inizio mi trovavo in una chiesa diroccata, in visita culturale, visto che ero insieme ad un gruppo di persone e una suora come guida che ci mostrava degli splendidi affreschi del 1200. Ad un tratto sentivo un paio di uomini, all'apparenza due manager, che parlavano ad alta voce, dando fastidio. Così mi avvicinavo, li cazziavo per la maleducazione e la suora mi diceva "adesso puoi andare da Dio".
Scena successiva, una scogliera bianca ed erbosa, su un mare azzurrissimo e calmo. Una luce abbagliante, un cielo terso e limpido. Mi ritrovavo vestita con una tunica romana, ero una martire del I secolo. Davanti a me, Dio. Aveva in mano un pezzo di specchio rotto e con esso mi graffiava una guancia. Ricordo il sangue che colava. Mi sono svegliata inquieta e perplessa. Non è da tutti sognare il Creatore, no? E, soprattutto, essere cazziata da Lui.
Un paio di giorni dopo, ne ho parlato col mio amico psicologo. Mi ha spiegato che era un sogno complesso, basato innanzitutto sul senso di colpa, perchè lavoro troppo (i manager) e il mio animo, che non accetta di essersi piegato alla legge del business, cerca purificazione (la guancia graffiata, Dio). Ecco, sì. Sul fatto che lavoro tanto, è vero. Da almeno 6 mesi sono sottoposta ad uno stress lavorativo notevole che mi porta a tagliare tutto ciò che mi fa sprecare tempo ed energia. E, come dicono gli amici, sfottendomi, sono china sul fatturato.
ti prego ascoltami ascoltami bene almeno una volta solo poche parole sarebbe stato bello invecchiare insieme la vita ci spinge verso DIREZIONI DIVERSE ti prego ascoltami, ascoltami bene almeno una volta è un mondo diverso che voglio altro che storie senza né despoti né preti più giusto e libero se vuoi dove abbracciare il sole il mare la terra l'amore quanto ti manca l'amore? sarebbe stato bello invecchiare insieme la vita ci spinge verso direzioni diverse non te la prendere non te la prendere, almeno una volta il lavoro mi rincorre, adesso devo scappare ti prego ascoltami ascoltami bene, almeno una volta solo poche parole sarebbe stato bello invecchiare insieme la vita ci spinge verso direzioni diverse
Meravigliosa, da brivido, ma com'è dura questa canzone..
30/4/1993 Pioveva a dirotto quel pomeriggio, ricordo la pioggia scrosciante che batteva sui vetri mentre nello studio del prof. Sappa davo l'esame di Chimica Generale Inorganica 2. Era un periodo strano quello, alle 8 del mattino ci si piazzava nell'ultima fila dell'aula Avogadro ed invece di seguire la pallosa lezione di Chimica Analitica, si leggeva Cuore, il giornale satirico. Aveva dei titoli fantastici, alcuni ancora fanno parte della storia della cosiddetta Prima Repubblica. Me ne ricordo soprattutto un paio, notevoli. "Scatta l'ora legale, panico tra i socialisti" e "Hanno la faccia come il culo": sì, avete capito bene, si era in piena Mani Pulite, periodo d'oro per la satira italiana.Su Rai 3 andava in onda Avanzi, con un grande Guzzanti e il suo Rokko Smithersons (regista di film "de paura"), Cuore diretto da Michele Serra sbeffeggiava tutto e tutti e la Procura di Milano incriminava corrotti e corruttori come non era mai accaduto prima, picconando la Milano da bere e tutto il fatuo mondo che intorno girava e si arricchiva.
Quel 30 aprile 1993, il Parlamento negò ai giudici di Milano la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi. Come il video dimostra, Craxi fu preso d'assalto dalla folla all'uscita dell'Hotel Rafael di Roma, subissato di monetine al canto di "Vuoi pure queste, Bettino vuoi pure queste", indicando i ladrocini perpetrati dai politici del fu pentapartito.Diamine, si fa fatica a credere oggi, ma all'epoca si pensava davvero di poter migliorare l'Italia.
17/1/2010 Ad Hammameth, ridente e turistico paese della Tunisia, si è commemorato il decimo anniversario della morte di Craxi. Erano presenti ben 3 ministri dell'attuale governo Berlusconi. Eh sì, perchè Craxi morì esule ( a sentir la famiglia e i suoi sostenitori) o latitante ( a sentire la magistratura).Inoltre, notizia recente, la giunta milanese vuole intitolare una via a Bettino Craxi e i miei colleghi che abitano in zona Bicocca, già tremano all'idea.D'accordo, Craxi probabilmente non fu il solo ad avere creato il sistema di intreccio marcio tra mondo politico ed imprenditoriale, ma un simile revisionismo storico a distanza di soli 17 anni, pare davvero difficile da accettare.Citando l'immortale prima pagina di Cuore: