27 dicembre 2010

Propositi per il 2011



Uno dei propositi per il 2011: rivedere Vasco Brondi in concerto.
Dopo averlo applaudito a Milano, ho preso il biglietto pure per Torino. Mi piacciono molto il suo Per ora la chiameremo felicità e Canzoni da spiaggia deturpata, lavoro avendoli in cuffia ;)

18 dicembre 2010

Riepilogo politico 2010



Crozza in 10 minuti ha riassunto la scena politica italiana del 2010.
Ridiamo per non piangere...

12 dicembre 2010

12 dicembre 1969 Piazza Fontana, Milano

Quel pomeriggio del 12 dicembre 1969 mia madre aveva 20 anni, fresca sposina. Mio padre appena trentenne era uno del 110 mila lavoratori Fiat di Mirafiori. Erano una giovane coppia, io e mio fratello saremmo nati anni dopo.
Nel pomeriggio di quel giorno autunnale, poco prima del Natale, un'esplosione in Piazza Fontana, a Milano, alla Banca dell'Agricoltura fece 17 morti e 88 feriti.

Era l'inizio di quello che sarebbe passato alla storia come la strategia della tensione messa in atto da pezzi malati dello Stato e dall'eversione neofascista, che si sarebbe poi dispiegata nell'attentato di Piazza della Loggia a Brescia (dove dopo 36 anni non c'è ancora nessun colpevole) nel 1974 e la strage di Bologna del 1980, solo per citarne alcuni.

Oggi sono andata alla movimentata manifestazione per ricordare la strage di Piazza Fontana, molti giovani e giovanissimi, per non dimenticare i morti innocenti e per dimostrare allo Stato che ci siamo, anche dopo 41 anni, anche se all'epoca non eravamo ancora nati. Tra i nomi dei caduti, anche quello dell'anarchico Pinelli.

8 dicembre 2010

Con me non devi essere niente







Finalmente Vasco Brondi in concerto a Milano, in tour col nuovo lavoro "Per ora la chiameremo felicità". Serata uggiosa e piovigginosa in quel di Milano.
Teatro del Verme, restaurato 10 anni fa in rosa e crema, una bomboniera. Fermata della metro Cairoli, ma sono scesa a Cadorna per prendere una boccata d'aria e passare davanti Edison ( ma questa è un'altra storia).
Sala piena. Vasco sale sul palco poco dopo le 21,15 e ci rimarrà per quasi 2 intensissime ore, accompagnato da un chitarrista elettrico, un violinista e un tastierista.


Musicalmente parlando è mono-tono, mono-corda e mono-tema inframmezzato da qualche accordo sputato fuori con rabbia, ma è talento puro, cristallino. Vasco scherza di sè e dei suoi motivi malinconici, ride con il pubblico e con i suoi musicisti e si scusa più volte di aver scritto canzoni troppo simili a quelle dell'album precedente. E chi se ne frega, Vasco? Sono bellissime, e c'è che a me piacciono moltissimo.
E' una scrittura ossessiva, compulsiva, ripetitiva, si avvita su se stessa, aveva spiazzato col disco di debutto "Canzoni da spiaggia deturpata" del 2008 e continua a sorprendere anche nel nuovo lavoro.
Vasco Brondi o si ama o si odia. Con lui non ci sono vie di mezzo.

Ci canta di un mondo scuro, squallido, opprimente, di siringhe disinfettate, di gigantesche scritte COOP, di call center, di lavori in nero, del cielo di milano che è veleno. E' un mondo che non si ama, apocalittico, dove il grigio e lo sfacelo sono ovunque, però ci parla anche di cieli stellati, di fiori blu, di futuri inverosimili, forse anche in tutto questo squallore è possibile trovare uno straccio di serenità che per ora chiameremo felicità.

Concerto intenso ed emozionante come non mi capitava da tempo, finalmente un po' di freschezza in questo asfittico panorama italiano.


1 dicembre 2010

Ricoveri virtuali e sexy solitudini



Prima buona notizia: sono tornati i miei Marlene Kuntz.
Seconda buona notizia: sono in gran forma.
Questo 8° album in studio "Ricoveri virtuali e sexy solitudini" li riporta un po' ai fasti degli esordi, dove il trittico Catartica, il Vile e Ho ucciso paranoia rimane un punto fermo nell'ambito della scena musicale indie italiana degli anni '90.


Li ho seguiti quando erano chitarre distorte e furia sul palco, esami da dare, pogo sulla trascinante Sonica e lividi ovunque; sono passata attraverso la fase "pop" del duetto con Skin, Cara è la fine in una Mazdapalace strapieno, nevosa e fredda sera di febbraio dove decidevo del mio futuro a Milano e dell'amore.
Sono approdata anni dopo in una poltroncina di velluto del teatro Colosseo e alla loro svolta "cantautorale", libretto in mano come alla Scala, Godano, in maniche di camicia che, introducendo Uno, citava Nabokov e cantava:

"Eri tu il mio amore la mia dolce metà
la nostra vita insieme un'armoniosa unicità.

C'è qualche cosa di sbagliato nell'amore
C'è che quando finisce porta un grande dolore.
Perchè quando un'amicizia muore non c'è
questo spasimo che sa di tremenda condanna?"

Mentre nel buio mi commuovevo, perchè così come "Che cosa vedi" aveva fatto da colonna sonora all'inizio della mia storia d'amore più importante, così "Uno" mi stava accompagnando verso la rottura e sentivo direttamente sulla mia pelle il mood di quel disco, l'atmosfera languida e decadente tipica della fine di una relazione intensa.



Ed ora, dopo 3 anni, sono tornati con Ricoveri virtuali e sexy solitudini, dove attingono alla furia degli esordi ma sembrano controllarla e indirizzarla verso sonorità solo all'apparenza più morbide, la splendida "L'artista" e la tagliente "Ricovero virtuale" su tutte.
E' un disco che affronta il tema della solitudine in questa realtà virtuale, fatta di social network, internet e rapporti personali sempre molto veloci e superficiali. E dove un artista sensibile può desiderare di trovare il suo angolo di quiete, dove comporre e sentirsi libero da condizionamenti, soprattutto quello dei fan più oltranzisti.
Una sorta di equilibrio musicale, una maturità piena che sa essere scabra e morbida allo stesso tempo, che accetta i suoi opposti e che riesce a farli convivere serenamente.
Non ci sono più le contrapposizioni degli inizi, ma nemmeno la trama in filigrana sottile del cantautorato recente, i MK sembrano aver agguantato di nuovo il solco da percorrere.
Ed io con loro.

28 novembre 2010

2001 - Odissea nello spazio

2001- Odissea nello spazio mi ha sempre lasciata perplessa. Queste inquadrature lunghissime, il non dialogo che fa da sottofondo insieme alla musica di Strauss e l'apparente non linearità della narrazione classica.
Ogni volta che vedo questo film, scopro sempre un dettaglio nuovo, qualcosa che m'era sfuggito le volte precedenti, ma non sono MAI arrivata ad una interpretazione esaustiva. Non so se riuscirò a capirlo davvero, ma ho trovato un sito con un'animazione fantastica che aiuta un po' a districarsi:

http://www.kubrick2001.com/

27 novembre 2010

Rabbit in your headlight by UNKLE



Uno dei video più filosofici mai apparsi, fa il paio con lo splendido a Karma Police dei Radiohead. E' un po' come il test di Rorschach, ognuno può vederci quello che vuole.
Nel mio caso, mi aiuta nelle situazioni pesanti. A mo' di ancoraggio, per ricordarmi che anche nei momenti più duri, ci si può rialzare e che si è, nonostante tutto, più forti.