4 maggio 2009

Gaussiana


"Non è l'amore che fa soffrire, ma la sua assenza"
Alessandro Morandotti

Una gaussiana, ormai la considero così. Non ci si sente per parecchio, poi, chissà come, sarà per la congiunzione astrale o per quella ormonale, tac! arriva un suo SMS, oppure lo mando io. Non c'è una legge per chi spedisce per primo e nemmeno si tiene conto che sì, sei stato tu la volta scorsa, quindi ora tocca a me, ah sì, vero, la volta scorsa son stata io e così via... No, banalmente, come allo scadere di un RID, giunge l'SMS di ri-contatto. A uno dei due.
L'arrivo di un suo segnale di vita è come una scarica che mi attraversa, lasciandomi sempre tremante ed eccitata: il desiderio si nutre dell'assenza, chi l'ha detto era un dritto.
Da anni è così, all'inizio della storia le scariche erano davvero devastanti, sentivo il cuore battere a livelli assurdi e la circolazione come impazzita. Tremavo così tanto che mi cadevano le cose dalle mani, una volta ero così tesa che mi son versata il caffè addosso. In ufficio. Ecco, per chi si è sintonizzato solo ora, non si sta parlando di una quindicenne alle prese con le prime cotte, ma una di una donna adulta. Oddio, adulta è una parola forte per me. Meglio anagraficamente adulta.

Col tempo, la parte cerebrale e sensata sempre bistrattata ha cominciato a rivendicare i suoi spazi e a dirmi cose del tipo: "accidenti quant'è palloso, sempre lì a dire cosa devo fare quando nessuno gli ha chiesto nulla" o ancora "parla sempre dei fatti suoi, i miei manco li ascolta" e, per ultimo, il meglio "non c'è mai quando hai bisogno". Tutto vero.
Per una donna anagraficamente adulta e pure indipendente, avere un uomo che non c'è mai quando serve, è come non averlo. Una non pretende l'impossibile, ma almeno il minimo sindacale. Che poi portare il bicchier d'acqua a letto o sbucciare la mela per nutrirmi, sì, sono premure ma che lasciano il tempo che trovano. Solo quando ci si vedeva. Troppo poco.
All'inizio sì che mi avevano impressionato! Come quella volta ad una mostra di Picasso, quando, al bar, aveva aspettato ad ordinarmi il cappuccio perché voleva fosse caldo, dal mio ritorno dal bagno. M'era sembrato così uomo! Ben diverso dai ragazzi che avevo sempre frequentato, che al max si preoccupavano di avere tutti gli appunti per il prossimo esame. Me ne sono innamorata: gentile, premuroso ma non zerbino e si interessava alle mie cose. E pareva così sicuro di sé...
Credevo di essere in buone mani: la parte sentimentale aveva preso il sopravvento.

Poi l'innamoramento è passato, l'amore è finito ma non è subentrato il disinteresse. Alternavamo periodi in cui ci si vedeva e sentiva sovente, a lunghi mesi di silenzio. La gaussiana, appunto. Come ieri. E, con pavliana memoria, mi sono sentita folgorata.
Solo che, un attimo, non sono così contenta. Guardo fuori dal finestrino del treno.
Le risaie rigogogliose, il cielo limpido. L'Antonelli di Novara in lontananza. Stessa scenografia, stessa giornata, stesse parole sul cell. Sempre le stesse. Solite, banali. Ma dov'è lo spirito dell'uomo che mi aveva stregato? Di sicuro non in quello striminzito SMS.
Faccio mente locale: ha mai mandato SMS interessanti? Mumble mumble, non mi pare.
SMS sempre molto da "comunicazione di servizio". Mi acciglio un po', pensierosa. Perché non l'ho mai notato prima?
Mi sento come Bill Murray in Ricomincio da capo: rivivo la stessa scena. Da quante volte, ormai? Troppe.
Strano, ma questa volta provo un senso di fastidio. Lo immagino seduto davanti a me, nello scompartimento del treno e mi rendo conto che non me ne frega nulla. Non provo niente.
Una parte di me non vuole nemmeno ricordarsi che lui esiste e l'altra parte, quella sentimentale, si rende lucidamente conto di non sentirsi folgorata perché s'è rifatto sentire, ma perché lui incarna ancora l'idea dell'Ammore, quello che mi faceva sentire viva. Mai più riprovato dopo. Non ancora, per lo meno.

Quella sensazione di leggerezza mista alla tensione, quell'aprir gli occhi al mattino sapendo che al mondo esiste una persona che catalizza l'interesse e che ti rende la vita non noiosa.
Come Louis in Intervista col vampiro, quando si addormenta mortale e si risveglia vampiro, con tutti
i sensi potenziati al massimo: le statue improvvisamente aprono gli occhi e lo guardano, la luce diviene più nitida e chiara, il fogliame è vivo.
La scarica che sempre mi folgora è la vita che mi attraversa. E che bramo. E' l'acuirsi dei sensi,
la gioia di vivere che mi prende quando sono innamorata.
Quando manca l'amore, mi deprimo, mi intristisco.
Paradossalmente non lo cerco, non desidero dare corpo ad un'idea, diserto le uscite con gli amici e i loro amici, mi chiudo in me stessa alla ricerca di un equilibrio impossibile da trovare. Tutto mi sembra banale, noioso e incolore. Anche le persone che mi si avvicinano, le quali meriterebbero maggior considerazione, si ritrovano ad aver a che fare con un'istrice. Una che fa di tutto per non essere coinvolta troppo nella realtà e nelle responsabilità. Una che pensa come un uomo e si comporta da donna. Imprevedibile.
Ah, che pazienza occorre avere con me! Mi ci vorrebbe un essere superiore, che abbia sia i guantoni da baseball in modo da non ferirsi con le mie spine sia il desiderio di toglierne qualcuna.
Un'entità soprannaturale, che ami il rischio e il gioco perenne. Un leviatano, forse?


Come dice un aforisma di Cechov, sull'amore:
"Quel che proviamo quando siamo innamorati è forse la nostra condizione normale. L’amore mostra all’uomo come dovrebbe essere"
Forse dovrei mangiar meno baci perugina...

2 commenti:

  1. lucy, lascia stare i leviatani, e punta sui figli dei notai... un bacio (non perugina, mio)

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  2. Ma i figli dei notai sono così noiosi....:)

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