Se n'è andato Hughes, il regista di uno dei miei film adolescenziali preferiti. Quel "Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare" con Molly Ringwald che nei profondi ed edonistici anni '80 interpretava la ragazza sensibile, taciturna e creativa. La stramba per eccellenza. Una come la sottoscritta, insomma. Quella che al liceo non seguiva la massa paninara ma che viveva in un mondo fatto di abiti insoliti, musica alternativa, libri di Jane Austen, poesie tristi e sospiri per lo strafigo di 5°A che frequentava solo quelle della sua età e vedeva le ragazzine di 15 anni solo se ci sbatteva contro. Se mi sfiorava non lavavo la giacca per giorni, ma continuavo ad essere trasparente per lui. In Sixteen Candles, però, l'eroina sedicenne non solo veniva notata dal figo dell'ultimo anno, non solo lui mollava la biondona, sciocca ed appariscente fidanzata, ma riusciva anche a comportarsi con garbo e gentilezza nei confronti della ragazzina che si apriva alla vita. Insomma, era lui che si adeguava ai tempi e ai modi di una strana come lei. Fantasia, appunto.
Nella vita vera le cose andavano ben diversamente, e non mi sono mai adeguata. Perchè avrei dovuto? A sbagliare sono bravissima da me, come canta Ligabue. E per fortuna che ho fatto errori e che molti altri ne farò. E non dirò che mi sono serviti da lezione e che ho fatto esperienza, sono palle. Nella realtà c'è che mi piace l'idea di crogiolarmi nei miei errori, parlarne con gli amici, scriverne pure, significa che nella mia vita c'è spazio per le stupidate. Pare poco?
Certo, ammetto che alcuni sono stati particolarmente dolorosi, che ci sono stati momenti in cui avrei voluto non aver fatto quella sciocchezza e che il cuore a pezzi non era il massimo della vita, ma sono convinta che la leggerezza del vivere sia oltre il momentaneo dolore. Perchè poi alla fine passa. Passa sempre tutto. E cosa rimane? Ricordi.
E col tempo, anche i peggiori si ammorbidiscono, tanto che ci si ritrova a discuterne con le amiche senza provare nè dolore nè rabbia. A volte è capitato anche di ridere di cose che solo fino a qualche tempo prima bruciavano parecchio nell'animo. Sì, gli errori sono ciò che fa sentire vivi, liberi.
Ho fatto la permanente a 18 anni ed ero orrenda. Davvero, mi stava malissimo. Ho aspettato mesi, pregando che i miei capelli lisci crescessero velocemente facendo scomparire quei ricci senza personalità. A rivedere la foto dell'epoca io e le amiche abbiamo riso come cretine, prendendoci in giro. Cosa c'è di più bello di ridere di se stesse e delle proprie sciocchezze?
L'importante è provare. Come quando si è bambini e si è alla scoperta del mondo che ci circonda. Liberi di appassionarsi, di fare scelte e di poter sbagliare.
E anche di piangere, perchè no? Io mi sciolgo ancora, dopo quasi 30 anni, sul finale di Lady Oscar. Comincia a scendere una lacrimuccia quando viene colpito Andrè e diventa una fontana quando muore tra le braccia di Oscar. E per tutta la vita ho cercato uno gentile come Andrè che stia discretamente accanto e che mi comprenda, cosa non facile, visto che sono complicata.
Piango ancora sul passo "lasciata impuramente pura, proprio nel tempo delle nozze cadesse, ostia dolente ammazzata dal padre" del sacrificio di Ifigenia nel De Rerum Natura, esattamente come a 16 anni, quando, sorprendendo la prof di latino, mi commossi in classe mentre traducevo.
Per non parlare della mia passione per le tragedie, sia greche che Shakespeariane, fino ad arrivare alle opere liriche tanto che devo mettere sempre il mascara waterproof quando vado a vederle. Non riesco a rimanere insensibile davanti a Tosca che vede uccidere il suo amante, credendo nella finzione raccontatele da Scarpia. Non siamo con lei quando si avvicina a lui, per terra e, credendolo vivo, comincia a parlargli senza guardarlo, presa com'è a controllare che non arrivino i soldati?
"O Mario, non ti muovere... S'avviano... taci! Vanno... scendono. Mario, su presto! Andiamo! Su!.."
E quando realizza la verità, non proviamo anche noi il suo dolore e lo strazio?
" Morto!O Mario... morto... tu.. così... Finire così!! Così?... povera Floria tua! ".
Non le resta altro che lanciarsi da castel sant'Angelo, ormai tutto è compiuto. E piango.
Perchè dovrei nascondere che amo la poesia? Mi emoziona, mi appassiona, mi fa sentire viva. Sto ore a meditare sull'abito bianco di Emily Dickinson, i suoi versi, la sua volontaria clausura per 27 anni e mi meraviglia il fatto che abbia potuto scrivere, proprio lei:
"Notti Selvagge - Notti Selvagge!
Fossi io con te
Notti Selvagge sarebbero
La nostra voluttà! "
E vedo l'Albatros di Baudelaire sul pavimento in legno della nave, lo vedo mentre sbatte le ali, goffo, cercando di fuggire dai marinai che si prendono gioco di lui. E riesco a scorgere le loro facce, bruciate dal sole, mentre lo imitano deridendolo o mentre lo stuzzicano con la pipa. E mi rattrista, perchè nel cielo azzurrissimo, l'albatros, poco prima, volava libero e maestoso. Metafora sublime e crudele della figura del Poeta. Bellezza, Malinconia e Tragicità.
E quando oltre 2 millenni fa Catullo scriveva " Odi et Amo"
- "Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
- Nescio, sed fieri sentio et excrucior"
- non esplode in quell'excrucior finale il dolore, la lacerazione dell'animo?
- Chi non ha mai amato e sofferto a causa di un amore tormentato? Chi non s'è mai trovato ad amare qualcuno anche contro la propria volontà? Chi non s'è sentito lacerato da questo dualismo cuore/cervello?





