E così gli Oasis dopo 18 anni si sono sciolti. Rissa violenta poco prima di salire sul palco del concerto di Parigi e addio Liam, addio tour e addio gruppo. Noel se n'è andato. Questa volta parrebbe per sempre. Eh sì, il condizionale è d'obbligo quando si parla dei fratelli Gallagher, non nuovi a litigi, insulti e scazzottate.Premettendo che non mi è mai piaciuta la loro musica, fatta di cori e melodie beatlesiane, la notizia del loro divorzio (forse finalmente reale), m'ha fatto ricordare un ragazzo col quale uscivo tempo fa. Il traghettatore più importante. Gli piaceva la musica inglese, soprattutto quella da club a ridosso degli anni '90, gli Stone Roses, tanto per intenderci. Passando per i Primal Scream fino ad arrivare appunto agli Oasis. Insomma, apprezzava la musica inglese fatta di pinte di birra scura e anfetamine prese come vitamine.Una volta abbiamo avuto una discussione parecchio animata. Motivo? Preferivo la musica cosiddetta heavy a quella alcolica britannica: eh lo so, posizioni insanabili. Ma tanto non dovevo mica passarci la vita assieme, solo percorrere un tratto di strada, il tempo di aiutarmi ad attraversare un periodo di transizione. Alle spalle mi lasciavo quello che era stato il grande amore della mia vita e non era stato facile. E' agevole uscire da una storia lunga quando l'amore è finito, ma nel mio caso non era finito nulla. E' stato allora che ho capito e provato sulla mia pelle il significato di "avere il cuore a pezzi" e mi biasimavo perchè lasciavo che continuasse a farmi così male, senza opporre reale resistenza. Forse avevo raggiunto il mio punto di rottura oppure semplicemente il mio cuore era stato così ridotto in poltiglia da non aver nient'altro da distruggere, so solo che ad un tratto non ce l'ho fatta più. L'amore non è annientare l'altro solo perchè non ci si sente all'altezza.Avrebbe dovuto quindi traghettarmi da una situazione caotica, emozionante ma dolorosa ad una tranquilla, noiosa ma senza sofferenza. Del resto lo sapeva. Non avevo taciuto nulla o quasi.Era simpatico, anche se ombroso e lo frequentavo per non pensare all'altro. Per distrarmi un po'. In una diversa occasione mi sarei sentita in colpa, ma non in quel frangente. All'inizio mi aveva detto " Non siamo innamorati, non ti amo. Desidero solo una cosa light", io avevo pensato "Figurati se ti amo io, che continuo a guardarmi indietro" e gli avevo risposto "Sì,sì, va benissimo. Una cosa molto light", salvo poi scoprire che si arrabbiava perchè lasciavo passare settimane senza vedersi o perchè quando proponeva di dare buca ai suoi amici per stare con me, io declinavo e gli dicevo di non farlo, di andare pure con i suoi amici. Ma non doveva essere una cosa light? Che potevo farci? Non ne ero innamorata, non mi procurava emozioni. Mi andava bene vedersi raramente, non condividere nulla o quasi, insomma, l'opposto di tutto ciò che invece volevo fare con l'altro, quello che dovevo dimenticare e che non riuscivo a fare del tutto.Ovviamente poi è finita. Nel momento in cui mi si chiedeva di più, io non sono stata in grado di darlo. Non potevo. Non provavo nulla, nessuna emozione, nessun interesse. E' come limitarsi a vedere un film, ma senza prenderne parte. Di buono c'è che ormai, dopo anni, ho perso la cattiva abitudine di paragonare tutti quelli con cui uscivo al mio ingombrante ex. Nel passato lui sembrava sempre così inarrivabile, nessuno era così divertente, intelligente e pieno di interessi.
Insomma, competere, per gli altri, era praticamente impossibile. E la cosa che faceva ancora più male, era che io non desideravo nessun altro. Continuavo a voler lui.Poveri, non era certo colpa loro se io continuavo a rimanere ancorata ad un passato che ormai non esisteva più, ad un uomo che molto probabilmente non era mai esistito. Quando l'avevo conosciuto era simpatico, mi faceva morire dal ridere. Eppoi era tenero, si prendeva cura di me. Chiacchierare con lui non era mai noioso. Peccato fosse just an illusion, perchè quelli come lui sono tutto fumo e niente arrosto, sono come le mozzarelle: scadono sempre troppo presto. A poco a poco ho smesso di guardarmi indietro con rabbia, lasciandomelo alle spalle. Con fatica, con le lacrime versate avrei potuto riempire un'intera jacuzzi e sacrificando molto di me. Non sono stati anni persi, perchè quando si ama, quando si sente la vita scorrere velocemente nelle vene, quando si vive con tale intensità da lasciar storditi, ne vale sempre la pena. "Parlate di me come colui che amò in maniera dissennata, ma con tutto sé stesso" dice l'Otello di Shakespeare.Certo, è stato così anche per me, ma certi amori anche se finiscono lasciano strascichi pesanti in eredità. Qual è il mio? Banale: non riesco più a fidarmi. Non so, forse sarà il giusto contrappasso dantesco, ma tant'è. Fiducia nulla. Per questo ho il semaforo fisso sul rosso, per vedere chi si ferma oppure lo passa nonostante il divieto. E questi trasgressori beneficiano di un po' della mia fiducia, perchè significa che non sono pigri nè si fermano all'apparenza delle cose. Ammetto che per loro è dura, per quanto possano essere pazienti desiderano comunque arrivare al dunque mentre invece io prendo tempo, cincischio, un po' perchè non sento tutta la necessità di fare coppia e un po' perchè, memore del passato, preferisco conoscere meglio la persona che ho davanti prima di lasciarmi andare. Essere fatta a pezzi una volta m'è bastato. Eppoi c'è che mi piace la mia libertà, poter fare a modo mio come e quando voglio. Privilegio un'affettuosa amicizia, fatta di amorosi sensi, che mi seduca senza farmi troppa paura e che lasci il giusto grado di movimento ad entrambi. Vedersi quando se ne ha voglia, fare cose che piacciono ad entrambi ma senza il vincolo del "dovere". Qualcosa simile ad una sonata al pianoforte a 4 mani, con buona pace delle canzonette degli Oasis. Non è molto più emozionante?
Se n'è andato Hughes, il regista di uno dei miei film adolescenziali preferiti. Quel "Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare" con Molly Ringwald che nei profondi ed edonistici anni '80 interpretava la ragazza sensibile, taciturna e creativa. La stramba per eccellenza. Una come la sottoscritta, insomma. Quella che al liceo non seguiva la massa paninara ma che viveva in un mondo fatto di abiti insoliti, musica alternativa, libri di Jane Austen, poesie tristi e sospiri per lo strafigo di 5°A che frequentava solo quelle della sua età e vedeva le ragazzine di 15 anni solo se ci sbatteva contro. Se mi sfiorava non lavavo la giacca per giorni, ma continuavo ad essere trasparente per lui.
In Sixteen Candles, però, l'eroina sedicenne non solo veniva notata dal figo dell'ultimo anno, non solo lui mollava la biondona, sciocca ed appariscente fidanzata, ma riusciva anche a comportarsi con garbo e gentilezza nei confronti della ragazzina che si apriva alla vita. Insomma, era lui che si adeguava ai tempi e ai modi di una strana come lei. Fantasia, appunto.Nella vita vera le cose andavano ben diversamente, e non mi sono mai adeguata. Perchè avrei dovuto? A sbagliare sono bravissima da me, come canta Ligabue. E per fortuna che ho fatto errori e che molti altri ne farò. E non dirò che mi sono serviti da lezione e che ho fatto esperienza, sono palle. Nella realtà c'è che mi piace l'idea di crogiolarmi nei miei errori, parlarne con gli amici, scriverne pure, significa che nella mia vita c'è spazio per le stupidate. Pare poco?Certo, ammetto che alcuni sono stati particolarmente dolorosi, che ci sono stati momenti in cui avrei voluto non aver fatto quella sciocchezza e che il cuore a pezzi non era il massimo della vita, ma sono convinta che la leggerezza del vivere sia oltre il momentaneo dolore. Perchè poi alla fine passa. Passa sempre tutto. E cosa rimane? Ricordi.
E col tempo, anche i peggiori si ammorbidiscono, tanto che ci si ritrova a discuterne con le amiche senza provare nè dolore nè rabbia. A volte è capitato anche di ridere di cose che solo fino a qualche tempo prima bruciavano parecchio nell'animo. Sì, gli errori sono ciò che fa sentire vivi, liberi.Ho fatto la permanente a 18 anni ed ero orrenda. Davvero, mi stava malissimo. Ho aspettato mesi, pregando che i miei capelli lisci crescessero velocemente facendo scomparire quei ricci senza personalità. A rivedere la foto dell'epoca io e le amiche abbiamo riso come cretine, prendendoci in giro. Cosa c'è di più bello di ridere di se stesse e delle proprie sciocchezze?
L'importante è provare. Come quando si è bambini e si è alla scoperta del mondo che ci circonda. Liberi di appassionarsi, di fare scelte e di poter sbagliare.E anche di piangere, perchè no? Io mi sciolgo ancora, dopo quasi 30 anni, sul finale di Lady Oscar. Comincia a scendere una lacrimuccia quando viene colpito Andrè e diventa una fontana quando muore tra le braccia di Oscar. E per tutta la vita ho cercato uno gentile come Andrè che stia discretamente accanto e che mi comprenda, cosa non facile, visto che sono complicata. Piango ancora sul passo "lasciata impuramente pura, proprio nel tempo delle nozze cadesse, ostia dolente ammazzata dal padre" del sacrificio di Ifigenia nel De Rerum Natura, esattamente come a 16 anni, quando, sorprendendo la prof di latino, mi commossi in classe mentre traducevo.
Per non parlare della mia passione per le tragedie, sia greche che Shakespeariane, fino ad arrivare alle opere liriche tanto che devo mettere sempre il mascara waterproof quando vado a vederle. Non riesco a rimanere insensibile davanti a Tosca che vede uccidere il suo amante, credendo nella finzione raccontatele da Scarpia. Non siamo con lei quando si avvicina a lui, per terra e, credendolo vivo, comincia a parlargli senza guardarlo, presa com'è a controllare che non arrivino i soldati?
"O Mario, non ti muovere... S'avviano... taci! Vanno... scendono. Mario, su presto! Andiamo! Su!.."
E quando realizza la verità, non proviamo anche noi il suo dolore e lo strazio?
" Morto!O Mario... morto... tu.. così... Finire così!! Così?... povera Floria tua! ".
Non le resta altro che lanciarsi da castel sant'Angelo, ormai tutto è compiuto. E piango.Perchè dovrei nascondere che amo la poesia? Mi emoziona, mi appassiona, mi fa sentire viva. Sto ore a meditare sull'abito bianco di Emily Dickinson, i suoi versi, la sua volontaria clausura per 27 anni e mi meraviglia il fatto che abbia potuto scrivere, proprio lei:
"Notti Selvagge - Notti Selvagge! Fossi io con teNotti Selvagge sarebbero La nostra voluttà! "E vedo l'Albatros di Baudelaire sul pavimento in legno della nave, lo vedo mentre sbatte le ali, goffo, cercando di fuggire dai marinai che si prendono gioco di lui. E riesco a scorgere le loro facce, bruciate dal sole, mentre lo imitano deridendolo o mentre lo stuzzicano con la pipa. E mi rattrista, perchè nel cielo azzurrissimo, l'albatros, poco prima, volava libero e maestoso. Metafora sublime e crudele della figura del Poeta. Bellezza, Malinconia e Tragicità.
E quando oltre 2 millenni fa Catullo scriveva " Odi et Amo" - "Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
- Nescio, sed fieri sentio et excrucior"
- non esplode in quell'excrucior finale il dolore, la lacerazione dell'animo?
- Chi non ha mai amato e sofferto a causa di un amore tormentato? Chi non s'è mai trovato ad amare qualcuno anche contro la propria volontà? Chi non s'è sentito lacerato da questo dualismo cuore/cervello?
La poesia è Vita. In essa ritrovo l'amore, il dolore, la gioia e tutti quegli stati d'animo che fanno parte dell'uomo. E non mi sento più sola, perchè qualcuno, molto prima di me, ha provato le mie stesse emozioni e le ha sapute descrivere nei minimi dettagli. E mi rendo conto che la Poesia come anche la Musica, mi aiuta ad esprimere le sensazioni che provo e che a volte vorrei tacere anche a me stessa.
Ehi, ma lo sapete che un mio collega baccaglia quasi tutte le colleghe vagamente singles, carine e trendy? Sai che novità, mi direte voi. Eh lo so, ma lui le baccaglia in modo sequenziale. Appena una gli dà il 2 di picche, passa alla successiva, che malauguratamente è amica della precedente. Risultato? Carniere vuoto. E' il cacciatore triste.
Prima o poi sì, troverà una abbastanza disperata da accettare le sue avances, una che sta vivendo un periodo delicato, separazione, depressione e quant'altro. Solo così potrà avere gioco facile, una serena non perde tempo con uno così.
Da ricerche effettuate tra gli amici masculi, prontissimi a dire la loro sul baccagliamento, pare che la tattica del mio collega sia la più fallimentare in assoluto: mai baccagliare in modo sequenziale e, soprattutto, mai fare la parte della vittima, per intenerire le donne. Ma il mio collega, no. Lui ha un sospiro per tutte.
Un eroe romantico di Wertheriana memoria. Ci toccherà regalargli il famoso panciotto giallo.
A sentir loro, una donna non accetta di essere un ripiego, inoltre si immedesima nel ruolo dell'uomo che la baccaglia. Una donna non vorrà mai un fallito. Proverà tenerezza, e basta.
E' questo un motivo per cui accetta più volentieri inviti a cena da uomini di successo, in ristoranti fighi e possibilmente scarrozzate su auto potenti. Per mostrare a se stesse e alle amiche che sono oggetto di interesse di uno "arrivato", perchè l'aura di vincente si allarga anche alla donna che accompagna questo vincitore. Capita a molte, moltissime.
Il mio collega ne è consapevole, certo, eppure insiste con la sua tattica fallimentare: continua a ad impersonare la vittima e a mantenere la sequenzialità di baccaglio. Prima o poi si sfracellerà e capirà che dovrà modificare atteggiamento. O quello, o soccomberà per sempre.
Probabilmente se sfruttasse meglio la sua sensibilità e la sua gentilezza d'animo, senza scivolare nel vittimismo, avrebbe decisamente molte più fans. Dai, che facciamo il tifo per te!
All'opposto, esistono anche baccagliatori grezzi. Il genere che ti porta a cena in ristoranti fighissimi e alla moda, che mostra tutte le sue innumerevoli carte di credito per cercare di impressionare favorevolmente, come se il denaro fosse tutto nella vita. E che durante la cena, butta lì, en passant, ricordi di vacanze alle Maldive o a Cortina, acquisti di un certo peso presso marchi famosi e costosi. Insomma, il tipo stigmatizzato nei vari film dei Vanzina : il parvenu desideroso di mostrare dov'è arrivato. Un modo per ostentare la ricchezza, o comunque l'agiatezza. Facessero almeno discorsi con qualche guizzo interessante, ma il più delle volte si sentono frasi noiose, banali, intercalate da termini quali "denaro", "barca"e "vacanze".
Una mia amica ha giustamente fatto notare che anche un hamburger preso da McDonald con un tipo interessante, ha un sapore diverso rispetto allo stesso hamburger con un tipo noioso (ah Catalano, quanto avevi ragione!). Inoltre con quello interessante, dimentichi anche dove sei, non fai caso all'ambiente circostante e, nel caso di Mcdonald, all'affollamento, alla pulizia.. Semplicemente non lo noti. Morale? Non importa molto dove si va, ma con chi.
D'altro canto, c'è anche la mozione che afferma che l'interesse si valuta anche da dove uno porta e che il maschio che corteggia, mostra i luoghi dove intende nidificare. Mah, non sempre, però.
Quando si baccaglia, c'è anche una buona dose di falsità, per apparire migliori di quello che si è. Per giustificare l'eventuale scelta, insomma.
Infine, last but not least, abbiamo l'ultimo clichè: l'uomo acculturato, forzatamente out.
Lo si vede di solito bazzicare i cinema d'essai, dove si proietta Cyclo con sottotitoli in lingua d'Oc; oppure una mostra sulla biancheria intima catalogata per colori ascendenti rinvenuta negli archivi della Stasi e appartenuta a Igor Stravinskij o infine una conferenza sulla necessità dei feltrini sotto le sedie. Cercano la diversità a tutti i costi, lo snobismo esasperato, salvo poi scoprire che si perdono in un bicchier d'acqua. A questi forzati della diversità culturale, si può solo consigliare : "Imparate a cambiare le ruote", va, che è meglio...
Una mia amica ha un problema col proprio uomo. Nulla di pesante, eh, anzi, qualcuna direbbe che non è nemmeno un problema.
E' solo un tantino tiepido in amore. Accettabile in una relazione collaudata, con alle spalle parecchi anni di convivenza. Si sa, è difficile avere sempre lo slancio iniziale, ma per la mia amica è diverso, stanno insieme da poco tempo.
Molte che conosco ne sarebbero entusiaste, si considererebbero baciate in fronte dalla fortuna. La mia amica, no. Mi fa, perplessa " Credi che sia una condizione perenne?" Le ho risposto, sincera "Di perenne non esiste nulla, tranne la morte. Per cui, no, non lo è. Se per te è un grosso problema, perchè non provi a parlargliene? Forse non lo sa, non se ne rende conto. Digli cosa ti piacerebbe, probabilmente aspetta solo questo. Visto che ancora non esiste la lettura del pensiero"
Qualche settimana dopo, in centro per shopping, mentre mi provavo un paio di scarpe da infarto, la mia amica ha introdotto nuovamente l'argomento.
"Sai? Avevi ragione. La comunicazione assertiva funziona: non credi che abbiano il tacco troppo alto? Ho parlato con lui, effettivamente un po' meglio sta andando. Non è ancora quello che speravo, però sto bene con lui. Mi fa sentire al sicuro"
Mentre tornavo in treno, ripensavo alle parole della mia amica. Rimaneva accanto ad un uomo dalla passione tiepida perchè comunque le appagava un bisogno inconscio: le dava sicurezza.
Potevo io sfuggire alla storia dei bisogni inconsci? Ma certo che no!
Anche io, come la mia amica, ho amato un uomo pur sapendo che non era adatto a me, non riuscivo a staccarmene, come fosse una droga. Una dipendenza, che mi stordiva, avvelenava. Mi sentivo come la protagonista di Sono tossica di te. Gli amici continuavano a dirmi di lasciar stare e la parte pensante di me ne era assolutamente consapevole, ma non ci riuscivo. Era oltre le mie forze. La lotta tra cervello e cuore era straziante, mi sentivo scissa, mai serena, sempre nervosa, l'ombra di me stessa. Ma perchè? Mi domandavo. "Perchè non riesco a mollare?"
Lo voglio dire, per i compagni della mozione "i superbanfing stronzi", io non ho niente contro i superbanfing stronzi, ma i superbanfig stronzi si possono annullare (grazie Guzzanti di esistere). Ci vuole tempo, ma vi dò la grande notizia, se ne esce. Certo, occorre la disintossicazione, ma ne vale la pena.
L'uscita del tunnel non può avvenire, però, senza la presa coscienza dei propri bisogni inconsci. Occorre farsi domande. Brutali. E a darsi risposte, anch'esse brutali. Non è stato affatto piacevole scavare così a fondo dentro di me, ma alla fine è stato liberatorio. Come quando non si sa dove cercare casa, finchè non si decide il quartiere e lo si batte a tappeto: le idee chiare rendono molto più sereni e fanno andar dritti per la propria strada.
Dopo parecchie domande e fin troppe risposte, sono arrivata non senza fatica al nocciolo dei miei bisogni inconsci ed ho finalmente compreso perchè mi sentivo drogata. E soprattutto, perchè solo con lui. Mai successo nè prima nè dopo, per fortuna.
Risposta sofferta quanto banale: tra di noi lo scambio era alla pari. Il timone del comando veniva tenuto a turno. Mi fidavo, contavo su di lui. Sapevo che se io avessi inserito il pilota automatico, lui avrebbe guidato. E viceversa. Potevo riposare, lasciar fare. Non era necessario che fossi sempre io a decidere, a fare, com'era stato con i ragazzi precedenti che si erano sempre appoggiati a me, ma impossibile appoggiarsi a loro. Con lui c'era un giusto scambio di ruoli. Inoltre era divertentissimo, molto passionale e appagava il mio bisogno di sentirmi desiderata, amata. Eppoi aveva quel modo tutto suo di osservarmi, un mix di passione e dolcezza: essere oggetto della curiosità dell'altro è un potentissimo afrodisiaco per una cerebrale come me.
Era piacevole guardarmi nello specchio e vederci lui. Avevamo gli stessi gusti in quasi tutto, dall'arte all'arredamento, inoltre era propositivo, non rischiavo mai di sentirmi dire "non so, fai tu", ma si trovava sempre un compromesso. Insomma, con lui potevo rilassarmi davvero, continuava a dirmi che eravamo uguali fino a che ci ho creduto sul serio, e mi sono fidata.
Mi aveva conquistata non apparendo aggressivo, anzi, sembrava uno sicuro di sè ma dall'animo tenero, con delle fragilità appena accennate. Uno che diventava timido in mia presenza e che mi comprendeva.
So che molti uomini fingono, mentono e spergiurano durante il baccaglio, ed anche molte donne. E' abbastanza la norma. Ma è necessario esagerare? Non si può comunque rimanere se stessi?
Perchè le palle che si raccontano, prima o poi, vengono scoperte e più grandi sono state, più fanno male. Il bello del baccaglio sta proprio nel conoscere l'altro, il suo mondo. A che pro mentire spudoratamente? Alla fine, appunto, ho scoperto di essermi innamorata di un superbanfing. Non l'ho capito subito, chiaro, all'inizio ero completamente nella marmellata, ma più il tempo passava, più mi rendevo conto che i gusti simili simili non erano poi così tanti, che diventava aggressivo quando non sapeva che dire, cioè spesso, e che s'era messo in testa di darmi consigli non richiesti. Era come se non riuscisse a reggere la mia presenza, ogni volta doveva stordirsi per calmarsi. Pian piano vedevo che non c'era quasi più nulla dell'uomo che mi aveva affascinata tempo prima, avevo oramai davanti a me un superbanfing, e ci soffrivo. Tanto.
I superbanfing sono esseri che raccontano un sacco di palle, sono creativi, probabilmente soffrono di un pesante complesso di inferiorità che li porta a raccontar frottole pur di fare colpo, di ottenere quello che desiderano. Non mostrano mai realmente come sono, ma come tu vorresti che fossero, per essere amati e avere così campo libero. Nel suo caso, voleva me e non s'era fatto scrupolo di individuare i miei bisogni inconsci e di esaudirli. E allora perchè capendo questo ho continuato a frequentarlo?
Perchè a volte non sono i bisogni ad essere inconsci, ma il modo di esprimerli. In realta il bisogno è chiarissimo solo che restando insoddisfatto ci si inventa strategie complicatissime per non dire semplicemente "ho fallito". E mi bruciava ammetterlo. Mi faceva male sapere che mi ero fidata di uno che millantava, che aveva dovuto ricorrere a pesanti bugie per far colpo su me. E non riuscivo a staccarmi dalla inebriante sensazione iniziale, quando mi ero sentita "compresa", quando avevo potuto rilassarmi, quando appunto i miei bisogni inconsci erano emersi ed erano stati esauditi.
Capivo che non puoi biasimare uno che è superbanfing, la colpa era stata mia a prenderlo sul serio. Ero stata io con la mia ingenuità a far sì che si arrivasse a tanto, non conoscendo i miei reali bisogni, avevo lasciato che qualcuno ne potesse approfittare. Buon motivo per imparare a conoscere questi bisogni inconsci; Socrate, che non era un fesso, affermava "Conosci te stesso", perchè se ci si conosce, si sa cosa si vuole e non si brancola nel buio, evitando di sprecare energie inseguendo il nulla.
Appurato i miei reali bisogni, ho messo il semaforo arancione o rosso. Per evitare pigri e superbanfing (che ora un po' meglio conosco), preferisco quelli sensibili, che sotto un'apparenza tranquilla celano parecchia passionalità e che vedono oltre il banale semaforo rosso. Di solito sono i timidi che però osano. Mi danno fiducia, perchè mostrano di aver davvero coraggio. Che non è il raccontar palle, cercando di far colpo o il conformarsi alle aspettative della donna per sgretolare le possibili resistenze, ma è rimanere se stessi, sfidando la tensione e l'imbarazzo. Prendendosi le proprie responsabilità, che è il massimo del coraggio, di questi tempi.
Eh sì, una volta qui era tutta campagna... Non esistono più le mezze stagioni... Ai miei tempi era tutto diverso.. Ecco, appunto, ai miei tempi gli uomini non erano bradipi in amore.
Citando le immense parola di Sciascia "L'umanità [...] la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà"
Oggi si parlerà di ominicchi sentimentali, altrimenti detti bradipi e che hanno avuto un aumento proprio negli ultimi anni, direttamente proporzionale all'incremento dell'aggressività femminile. Si contraddistinguono per una pigrizia in amore che sfiora il ridicolo. Che fanno? Nulla, rien, nothing, nada. Altro che latin lover de noialtri, questi lasciano fare tutto alla donna, dall'approccio alla conclusione.
Potrebbero comportarsi in questo modo per una fortissima insicurezza oppure per un'altrettanto fortissima stronzaggine. Questi ultimi non meritano nemmeno menzione tanto sono insulsi, mentre dei primi andiamo a discuterne (su rieducational channel).
Da sempre gli uomini hanno vita più dura, non ci pensavo finchè parlandone con le amiche abbiamo scoperto che i bradipi sentimentali non ci piacevano. Ma poveri, mica è colpa loro se sono molto insicuri e vengono sopraffatti dalle emozioni? Capita anche alle donne, solo che, fortunate, con anni di evoluzione alle spalle, possono lasciar fare all'uomo. Ma gli uomini? A cosa si possono attaccare? Alla stessa evoluzione, no, sarebbe un suicidio. E allora, piccoli, cercano donne che abbiano pietà di loro, con "crocerossina" tatuata in fronte e che si sobbarchino gli oneri del baccaglio. Una faticaccia dalla quale loro non riuscirebbero ad uscirne vivi.
Del resto, si sa, l'insicurezza genera emozione, e l'emozione è il sale della vita. E chi meglio di un insicuro cronico molto pigro può assaporare questa sensazione? Ma rimane appunto emozione, una cosa a metà, che non evolve in nulla. Un limbo dal qual non si esce, sicuro ma vacuo. Un non luogo, come direbbe il grande antropologo Augé. E allora cosa fanno questi non temerari? Aspettano che sia la donna a farsi avanti, a provarci : un ribaltamento totale dei ruoli. Unico grosso limite: trovare una donna aggressiva e/o crocerossina che sia interessata. Non facile, ma nemmeno impossibile di questi tempi.
A onor del vero, la grande maggioranza degli insicuri non appartiene al gruppo del bradipo sentimentale. Perchè avvertono la necessità di concludere qualcosa, alla fine. Di agire per sapere, l'impasse produce una sensazione strana, come stare in bilico sulla trave, a lezione di ginnastica, in palestra. Scomodissima. Di solito accade perchè vedono il semaforo giallo o rosso e non essendo molto avvezzi alle immense complessità femminili, si fermano senza agire. Non sanno se il semaforo è rosso alt oppure una finta, se il giallo significa "attesa di uno che valga" o "non stressatemi la vita".
Alcuni, quelli più temerari che grazie al cielo sono la maggioranza, si fanno coraggio, prendono fiato e provano ad invitare ad un caffè, da soli. La semplicità è tutto, a volte.
E' impagabile vederli osare, li si ama ancora di più. L'idea che facciano questo sforzo enorme, superando l'insicurezza e la forte emozione che questa procura, li fa apparire ancora più grandiosi e meritevoli. Li si vede lì, che cercano di mascherare l'imbarazzo e la tensione, che non sanno bene cosa fare, che al limite balbettano un po': fantastici. Almeno uomini che osano, non mollicci.
Chissà come, ma di solito gli insicuri sono attratti dalle donne sicure. Legge di compensazione? Forse.
E' una donna sicura e interessata cosa fa in questi casi? Si intenerisce, pensa che la forte emozione dipenda dal grande interesse per lei, così prende in mano la situazione e lo aiuta a scendere dalla trave. Ecco, così va molto meglio. Felice lui, ancor più raggiante lei.
La mia amica Z. aspetta un bebè. Che bello! Un maschietto. Data presunta di nascita: inizio settembre (vergine, oddio fa che non somigli a quel rompipalle di mio fratello, che almeno rompesse l'atomo, l'accetterei per il bene della scienza, ma si limita a spaccare solo il capello, uno strazio). Niente concerto dei Depeche Mode a novembre, pazienza, verrà un'altra volta. Ora è decisamente più importante il bimbo in arrivo. Non l'ha cercato, ma ora che c'è è la donna più felice del mondo. Ma l'orologio biologico? Com'è che quasi tutte le mie amiche lo sentono ed io, beata innocenza, non solo non lo avverto, ma alla soglia degli anta continuo a ripetermi "Sì, un domani, forse, ora non sono ancora pronta"?
Eppure l'dea di moltiplicarmi non mi dispiace. Trovo bello avere un figlio, prendersene cura, in un certo senso è un po' come rimanere immortali. Non si finisce con la morte fisica, ma si lascia una parte di se stessi, sarà anche per questo motivo che è ancora più devastante quando un genitore sopravvive al proprio figlio: è la fine di tutto, speranza compresa.
Anche se si sente fortissimo il desiderio di maternità, non si sarà mai veramente pronte, la realtà per fortuna riserva sempre sorprese. Mi piace pensare che diventare madre contenga un po' di follia, perchè sa da un lato è un atto egoistico, dall'altro è la cosa meno egoista che si possa fare: prendersi cura totalmente di qualcun altro. Un essere che per almeno i primi 15 anni di vita, è completamente dipendente. I genitori sanno che il loro atteggiamento è fondamentale per lo sviluppo della personalità del proprio figlio. E' davvero il mestiere più difficile del mondo. Basta guardare gli scempi compiuti da certe educazioni per capire.
Non serve solo la propria consapevolezza di voler diventare madre, occorre trovare anche la persona adatta che abbia voglia di avere figli e che sia in grado di essere padre. Non tanto per il patrimonio genetico, questo è semplice, quanto per l'aiuto e il sostegno che dovrà dare nel crescere un figlio. Perchè la coppia può anche scoppiare, ma un padre deve rimanere tale anche se non vive con la madre del bambino: deve essere autorevole, non autoritario. Una buona educazione si nutre di tolleranza non menefreghismo: seguire le attitudini del figlio e mai i propri sogni, renderlo autonomo e non giustificare tutto quello che fa.
Sarà forse per questi motivi che ancora non me la sento di compiere questo passo decisivo: probabilmente sono troppo egoista, poi ho una fifa blu ed inoltre non ho ancora trovato la persona da avere al fianco nella sconvolgente e fantastica esperienza che è la maternità. Sono spaventata dal potere che si può avere sui propri figli; so che è impossibile essere genitori perfetti, ma spero di compiere meno cazzate possibili.
Quello che mi auguro di cuore è di non commettere gli sbagli dei miei, non desidero che i miei figli soffrano. Perchè un conto è pagare per i propri errori, ci sta, tutt'altra cosa è far pagare qualcun'altro, soprattutto se è un essere che si ama profondamente, com'è appunto un figlio.
Quindi andrò al concerto dei Depeche Mode a novembre...
Io e la mia collega, in una delle pause pomeridiane di qualche giorno fa, parlando della mia amica, ci siamo domandate: tra 2 che sono amici da innumerevoli anni, può scoccare la scintilla? E nel caso accada, erano solo amici anche prima o uno dei 2 covava? O covavano entrambi?
Credo che sia una di quelle domande tipo : ci sarà vita nell'universo? Esiste l'aldilà? Il futuro è già scritto? Non ho una risposta, chiaro, altrimenti avrei già creato una setta e sarei padrona assoluta del mondo e l'abominevole dottor Phibes mi farebbe un baffo, ma posso parlare di quello che capita a me, agli amici e e ciò che sento in metropolitana, alla fermata dei bus e in profumeria. Non si ha idea di quante cose personali le ragazze raccontino quando sono alle prese con trucchi, fard e mascara...
Ad ogni modo, tornando a noi, la mia collega mi ha raccontato di due suoi conoscenti che sono stati amici per oltre vent'anni, poi ad un tratto, senza che nessuno lo sospettasse, si sono messi assieme e nel giro di 3 mesi erano già sposati. Oggi, 4 anni anni dopo, hanno già 2 figli. Lei me lo raccontava sorpresissima di come per tutti quegli anni non fosse accaduto nulla, eppoi, nel giro di pochissimo tempo, settimane quasi, la storia avesse avuto un'accelerazione da kilometro lanciato, e avessero formato una famiglia, con tanto di figli al seguito. Bizzarro, eh? Al che viene da chiedersi : ma prima erano solo davvero amici? e se lo erano, che cosa è scattato ad un tratto? quale evento ha scatenato tutto questo? Ma è stata davvero passione?
Già ho parlato dei miei 2 amici, che dopo 17 anni erano ancora lì a ballare il minuetto mentre la rivoluzione era arrivata, aveva spazzato via l'ancien régime con rotolio di teste e la restaurazione era riuscita pure a fare capolino. Non erano mai stati veramente amici, c'era sempre stata questa tensione sotterranea a legarli. Non so bene cosa fosse, se amicizia amorosa o amorosi sensi, ma di sicuro non era solo amicizia. Ebbene, alla fine hanno quagliato. Clap Clap Clap, applausi per favore, se li meritano. " e vissero tutti felici e contenti..." ?
Presto per dirlo, hanno scoperto che non è mica così facile passare dalla modalità "amici" alla modalità "intimità", soprattutto dopo 17 anni di onorata amicizia. Son cose che non possono cambiare dal giorno alla notte, hanno bisogno di tempo, sono modifiche essenziali ma lente. Penso che il passaggio dall'amicizia a qualcosa di più, sia un po' come guidare un'auto su una strada, ma quando si guiderà un aereo, andrà bene la medesima strada? Oppure occorrerà utilizzarne un'altra? Magari più larga, meglio asfaltata e con poche case nei dintorni...
Ecco, i miei amici stanno scoprendo che il contesto dentro il quale si muovono è cambiato e stanno cercando di imparare a rapportarsi in modo diverso, perchè non è possibile comportarsi, pensare e agire come prima. La mia amica ci chiama spesso, teme che la fretta sia stata deleteria, credo cerchi l'appoggio di noi ragazze che cantiamo l'immensa di Battisti "Non sara' un'avventura, non puo' essere soltanto una primavera questo amore non e' una stella che al mattino se ne va".
Perchè è vero che bisogna seguire l'ormone, ma anche il cuore e la testa hanno la loro parte. Buttarsi in un nuovo amore è un'esperienza entusiasmante, inebriante ma bisogna sentirsi pronti a farlo, senza tentennamenti. Ci si lancia, si incrociano i diti e si spera che vada per il meglio. La paura c'è, c'è sempre del resto, ma l'entusiasmo dovrebbe essere un paracadute sufficiente. E se ci si schianta, be', pazienza, ne sarà sempre valsa la pena. Non ci si può fermare per il terrore di vivere appieno le proprie emozioni. Sarà che sotto una pellicola di un micron di anticonformismo ho su 20 secoli di buone maniere della Torino savoiarda avvitati nell’elica del DNA, oppure perchè ho il deplorevole vezzo di far selezione, fatto sta che prima che accadesse il fattaccio, le avevo passato il mantra "fai con calma".
Certo, dopo 17 anni ritardare ancora mesi sarebbe stato inutile, non suggerivo un'attesa estenuante (capisco le necessità dell'ormone) ma solo un riposizionamento dei rapporti: passando dall'auto all'aereo, mi sembrava naturale provare a modificare la strada di percorrenza. Pensavo che occorresse variare certi comportamenti per far sì che la transizione dall'amicizia all'amore fosse la più naturale possibile, cercando di rendere minimo il comprensibile sentirsi a disagio. Paradossalmente sarebbe stato meglio se si fossero conosciuti solo pochi giorni fa, avrebbero evitato l'imbarazzo stratificato di tutti questi anni. Del resto, come dice sempre mia madre: per la fretta la gatta fece i figli ciechi...