23 giugno 2009

Les bradipes

Eh sì, una volta qui era tutta campagna... Non esistono più le mezze stagioni... Ai miei tempi era tutto diverso.. Ecco, appunto, ai miei tempi gli uomini non erano bradipi in amore.
Citando le immense parola di Sciascia "L'umanità [...] la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà"

Oggi si parlerà di ominicchi sentimentali, altrimenti detti bradipi e che hanno avuto un aumento proprio negli ultimi anni, direttamente proporzionale all'incremento dell'aggressività femminile. Si contraddistinguono per una pigrizia in amore che sfiora il ridicolo. Che fanno? Nulla, rien, nothing, nada. Altro che latin lover de noialtri, questi lasciano fare tutto alla donna, dall'approccio alla conclusione.

Potrebbero comportarsi in questo modo per una fortissima insicurezza oppure per un'altrettanto fortissima stronzaggine. Questi ultimi non meritano nemmeno menzione tanto sono insulsi, mentre dei primi andiamo a discuterne (su rieducational channel).

Da sempre gli uomini hanno vita più dura, non ci pensavo finchè parlandone con le amiche abbiamo scoperto che i bradipi sentimentali non ci piacevano. Ma poveri, mica è colpa loro se sono molto insicuri e vengono sopraffatti dalle emozioni? Capita anche alle donne, solo che, fortunate, con anni di evoluzione alle spalle, possono lasciar fare all'uomo. Ma gli uomini? A cosa si possono attaccare? Alla stessa evoluzione, no, sarebbe un suicidio. E allora, piccoli, cercano donne che abbiano pietà di loro, con "crocerossina" tatuata in fronte e che si sobbarchino gli oneri del baccaglio. Una faticaccia dalla quale loro non riuscirebbero ad uscirne vivi.
Del resto, si sa, l'insicurezza genera emozione, e l'emozione è il sale della vita. E chi meglio di un insicuro cronico molto pigro può assaporare questa sensazione? Ma rimane appunto emozione, una cosa a metà, che non evolve in nulla. Un limbo dal qual non si esce, sicuro ma vacuo. Un non luogo, come direbbe il grande antropologo Augé. E allora cosa fanno questi non temerari? Aspettano che sia la donna a farsi avanti, a provarci : un ribaltamento totale dei ruoli. Unico grosso limite: trovare una donna aggressiva e/o crocerossina che sia interessata. Non facile, ma nemmeno impossibile di questi tempi.

A onor del vero, la grande maggioranza degli insicuri non appartiene al gruppo del bradipo sentimentale. Perchè avvertono la necessità di concludere qualcosa, alla fine. Di agire per sapere, l'impasse produce una sensazione strana, come stare in bilico sulla trave, a lezione di ginnastica, in palestra. Scomodissima. Di solito accade perchè vedono il semaforo giallo o rosso e non essendo molto avvezzi alle immense complessità femminili, si fermano senza agire. Non sanno se il semaforo è rosso alt oppure una finta, se il giallo significa "attesa di uno che valga" o "non stressatemi la vita".
Alcuni, quelli più temerari che grazie al cielo sono la maggioranza, si fanno coraggio, prendono fiato e provano ad invitare ad un caffè, da soli. La semplicità è tutto, a volte.
E' impagabile vederli osare, li si ama ancora di più. L'idea che facciano questo sforzo enorme, superando l'insicurezza e la forte emozione che questa procura, li fa apparire ancora più grandiosi e meritevoli. Li si vede lì, che cercano di mascherare l'imbarazzo e la tensione, che non sanno bene cosa fare, che al limite balbettano un po': fantastici. Almeno uomini che osano, non mollicci.
Chissà come, ma di solito gli insicuri sono attratti dalle donne sicure. Legge di compensazione? Forse.
E' una donna sicura e interessata cosa fa in questi casi? Si intenerisce, pensa che la forte emozione dipenda dal grande interesse per lei, così prende in mano la situazione e lo aiuta a scendere dalla trave. Ecco, così va molto meglio. Felice lui, ancor più raggiante lei.

20 giugno 2009

Addio cicogna addio

La mia amica Z. aspetta un bebè. Che bello! Un maschietto. Data presunta di nascita: inizio settembre (vergine, oddio fa che non somigli a quel rompipalle di mio fratello, che almeno rompesse l'atomo, l'accetterei per il bene della scienza, ma si limita a spaccare solo il capello, uno strazio). Niente concerto dei Depeche Mode a novembre, pazienza, verrà un'altra volta. Ora è decisamente più importante il bimbo in arrivo. Non l'ha cercato, ma ora che c'è è la donna più felice del mondo. Ma l'orologio biologico? Com'è che quasi tutte le mie amiche lo sentono ed io, beata innocenza, non solo non lo avverto, ma alla soglia degli anta continuo a ripetermi "Sì, un domani, forse, ora non sono ancora pronta"?

Eppure l'dea di moltiplicarmi non mi dispiace. Trovo bello avere un figlio, prendersene cura, in un certo senso è un po' come rimanere immortali. Non si finisce con la morte fisica, ma si lascia una parte di se stessi, sarà anche per questo motivo che è ancora più devastante quando un genitore sopravvive al proprio figlio: è la fine di tutto, speranza compresa.

Anche se si sente fortissimo il desiderio di maternità, non si sarà mai
veramente pronte, la realtà per fortuna riserva sempre sorprese. Mi piace pensare che diventare madre contenga un po' di follia, perchè sa da un lato è un atto egoistico, dall'altro è la cosa meno egoista che si possa fare: prendersi cura totalmente di qualcun altro. Un essere che per almeno i primi 15 anni di vita, è completamente dipendente. I genitori sanno che il loro atteggiamento è fondamentale per lo sviluppo della personalità del proprio figlio. E' davvero il mestiere più difficile del mondo. Basta guardare gli scempi compiuti da certe educazioni per capire.

Non serve solo la propria consapevolezza di voler diventare madre, occorre trovare anche la persona adatta che abbia voglia di avere figli e che sia in grado di essere padre. Non tanto per il patrimonio genetico, questo è semplice, quanto per l'aiuto e il sostegno che dovrà dare nel crescere un figlio. Perchè la coppia può anche scoppiare, ma un padre deve rimanere tale anche se non vive con la madre del bambino: deve essere autorevole, non autoritario. Una buona educazione si nutre di tolleranza non menefreghismo: seguire le attitudini del figlio e mai i propri sogni, renderlo autonomo e non giustificare tutto quello che fa.

Sarà forse per questi motivi che ancora non me la sento di compiere questo passo decisivo: probabilmente sono troppo egoista, poi ho una fifa blu ed inoltre non ho ancora trovato la persona da avere al fianco nella sconvolgente e fantastica esperienza che è la maternità. Sono spaventata dal potere che si può avere sui propri figli; so che è impossibile essere genitori perfetti, ma spero di compiere meno cazzate possibili.
Quello che mi auguro di cuore è di non commettere gli sbagli dei miei, non desidero che i miei figli soffrano. Perchè un conto è pagare per i propri errori, ci sta, tutt'altra cosa è far pagare qualcun'altro, soprattutto se è un essere che si ama profondamente, com'è appunto un figlio.


Quindi andrò al concerto dei Depeche Mode a novembre...


9 giugno 2009

No, non sarà un'avventura

Io e la mia collega, in una delle pause pomeridiane di qualche giorno fa, parlando della mia amica, ci siamo domandate: tra 2 che sono amici da innumerevoli anni, può scoccare la scintilla? E nel caso accada, erano solo amici anche prima o uno dei 2 covava? O covavano entrambi?
Credo che sia una di quelle domande tipo : ci sarà vita nell'universo? Esiste l'aldilà? Il futuro è già scritto?
Non ho una risposta, chiaro, altrimenti avrei già creato una setta e sarei padrona assoluta del mondo e l'abominevole dottor Phibes mi farebbe un baffo, ma posso parlare di quello che capita a me, agli amici e e ciò che sento in metropolitana, alla fermata dei bus e in profumeria. Non si ha idea di quante cose personali le ragazze raccontino quando sono alle prese con trucchi, fard e mascara...

Ad ogni modo, tornando a noi, la mia collega mi ha raccontato di due suoi conoscenti che sono stati amici per oltre vent'anni, poi ad un tratto, senza che nessuno lo sospettasse, si sono messi assieme e nel giro di 3 mesi erano già sposati. Oggi, 4 anni anni dopo, hanno già 2 figli. Lei me lo raccontava sorpresissima di come per tutti quegli anni non fosse accaduto nulla, eppoi, nel giro di pochissimo tempo, settimane quasi, la storia avesse avuto un'accelerazione da kilometro lanciato,
e avessero formato una famiglia, con tanto di figli al seguito. Bizzarro, eh? Al che viene da chiedersi : ma prima erano solo davvero amici? e se lo erano, che cosa è scattato ad un tratto? quale evento ha scatenato tutto questo? Ma è stata davvero passione?

Già ho parlato dei miei 2 amici, che dopo 17 anni erano ancora lì a ballare il minuetto mentre la rivoluzione era arrivata, aveva spazzato via l'ancien régime con rotolio di teste e la restaurazione era riuscita pure a fare capolino. Non erano mai stati veramente amici, c'era sempre stata questa tensione sotterranea a legarli. Non so bene cosa fosse, se amicizia amorosa o amorosi sensi, ma di sicuro non era solo amicizia. Ebbene, alla fine hanno quagliato. Clap Clap Clap, applausi per favore, se li meritano. " e vissero tutti felici e contenti..." ?

Presto per dirlo, hanno scoperto che non è mica così facile passare dalla modalità "amici" alla modalità "intimità", soprattutto dopo 17 anni di onorata amicizia. Son cose che non possono cambiare dal giorno alla notte, hanno bisogno di tempo, sono modifiche essenziali ma lente.
Penso che il passaggio dall'amicizia a qualcosa di più, sia un po' come guidare un'auto su una strada, ma quando si guiderà un aereo, andrà bene la medesima strada? Oppure occorrerà utilizzarne un'altra? Magari più larga, meglio asfaltata e con poche case nei dintorni...
Ecco, i miei amici stanno scoprendo che il contesto dentro il quale si muovono è cambiato e stanno cercando di imparare a rapportarsi in modo diverso, perchè non è possibile comportarsi, pensare e agire come prima. La mia amica ci chiama spesso, teme che la fretta sia stata deleteria, credo cerchi l'appoggio di noi ragazze che cantiamo l'immensa di Battisti
"Non sara' un'avventura, non puo' essere soltanto una primavera questo amore non e' una stella che al mattino se ne va".

Perchè è vero che bisogna seguire l'ormone, ma anche il cuore e la testa hanno la loro parte. Buttarsi in un nuovo amore è un'esperienza entusiasmante, inebriante ma bisogna sentirsi pronti a farlo, senza tentennamenti. Ci si lancia, si incrociano i diti e si spera che vada per il meglio. La paura c'è, c'è sempre del resto, ma l'entusiasmo dovrebbe essere un paracadute sufficiente. E se ci si schianta, be', pazienza, ne sarà sempre valsa la pena. Non ci si può fermare per il terrore di vivere appieno le proprie emozioni. Sarà che sotto una pellicola di un micron di anticonformismo ho su 20 secoli di buone maniere della Torino savoiarda avvitati nell’elica del DNA, oppure perchè ho il deplorevole vezzo di far selezione, fatto sta che prima che accadesse il fattaccio, le avevo passato il mantra "fai con calma".

Certo, dopo 17 anni ritardare ancora mesi sarebbe stato inutile, non suggerivo un'attesa estenuante (capisco le necessità dell'ormone) ma solo un riposizionamento dei rapporti: passando dall'auto all'aereo, mi sembrava naturale provare a modificare la strada di percorrenza. Pensavo che occorresse variare certi comportamenti per far sì che la transizione dall'amicizia all'amore fosse la più naturale possibile, cercando di rendere minimo il comprensibile sentirsi a disagio. Paradossalmente sarebbe stato meglio se si fossero conosciuti solo pochi giorni fa, avrebbero evitato l'imbarazzo stratificato di tutti questi anni.


Del resto, come dice sempre mia madre: per la fretta la gatta fece i figli ciechi...

5 giugno 2009

Confessioni di una maschera


"Non è importante quanti respiri fai nel corso di una vita,
ciò che è importante
sono i momenti che i respiri te lo tolgono.
"




Mi piaceva perchè dava l'idea di saper sempre cosa fare.

Mi piaceva la sua aria tranquilla e sicura, mai sopra le righe.
Mi piaceva come teneva in mano la sigaretta.
Mi piaceva il suo sorriso.
Mi piaceva il suo sguardo birichino e dolce nello stesso tempo.

Mi piaceva perchè sceglieva le parole con cura e non si ripeteva mai.
Mi piaceva la sua pazienza, soprattutto con me che ero e rimango folle.
Mi piaceva il suo sangue freddo agli esami, quando passava dopo lo scatto d'ira del prof che aveva lanciato libretti fuori dalla finestra o insultato il malcapitato di turno.
Mi piaceva quando, facendo finta di nulla, perdeva tempo davanti alla bacheca per aspettarmi, mentre invece tutti sapevano.

Mi piaceva la sua timidezza, con me.
Mi piaceva la sua voce calda.
Mi piaceva il suo romanticismo mascherato da finta ruvidezza.
Mi piaceva perchè quando mi serviva il suo aiuto, non si tirava mai indietro.
Mi piaceva perchè non desiderava cambiarmi, gli andavo bene stramba com'ero.
Mi piaceva perchè non eravamo troppo simili, ma complementari.
Mi piaceva perchè si prendeva cura di me in modo delicato e sensibile, senza invadenza.
Mi piaceva perchè era così speciale, come cantava Tom York in Creep.


Non gliel'ho mai detto, un po' per timidezza un po' perchè lo davo per scontato. Ora che dirglielo non mi crea più troppo imbarazzo, vorrei lo sapesse.
All'epoca pensavo
fosse la mia anima gemella, cantata nelle poesie e nei grandi romanzi classici.
Sentivo mio ciò che scriveva Neruda:
"Questa volta lasciami 
essere felice,
non è successo nulla a nessuno
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice"


Vero, poi ho fatto un'altra scelta, l'unica possibile per me e non me ne sono mai pentita, ma ricordo quel periodo con affetto. E' stato sereno, felice.
Ci siamo incontrati di nuovo anni dopo e non si è trattato di stoviglie color nostalgia di gucciniana memoria. Il sentimento che ci legava in passato era scomparso, come accade spesso nella vita e con gioia ho scoperto di non aver ritrovato un uomo amaro, piegato dalle esperienze e disilluso. Mi ha fatto piacere anche constatare che la scelta fatta in passato era stata la migliore possibile, m'ha permesso di chiudere un cerchio.
Lo ringrazio per l'amico che è oggi.
Via la maschera...


"When you were here before
Couldn't look you in the eye
You're just like an angel
Your skin makes me cry
You float like a feather
In a beautiful world
And I wish I was special
You're so fuckin' special"
Creep - Radiohead





27 maggio 2009

La cena delle beffe

Tempo fa sono uscita per qualche settimana con il tipo che leggeva Céline.
Simpatico, alternativo ma non troppo e parlava di cose che mi interessavano : libri, musica e cinema. Alcuni gusti erano simili, altri meno, ma la differenza di opinioni è sempre stimolante. Vero anche che aveva una visione della vita da bicchiere mezzo vuoto e che criticava chiunque incrociasse per strada, atteggiamenti che non mi piacevano granchè, ma era anche una realtà che fosse una persona divertentissima (nei suoi giorni sì).
Era pure gentile, un paio di volte era venuto a prendermi in stazione per accompagnarmi a casa.
Una conoscenza da approfondire, insomma. Così gli avevo detto "Che ne dici di venire a cena da me una di queste sere?".
Mi sembrava un'idea interessante, un modo di trascorrere diversamente la serata, per conoscerci meglio.

La sera convenuta, si era presentato. Avevo preparato per cena pasta alla pizzaiola come primo, arrosto e patate al forno come secondo, avevo pure deciso di usare i piatti fighissimi che avevo preso accendendo un mutuo... Una perfetta padrona di casa, insomma.

Aprendo la porta noto che non aveva nulla in mano. Si era presentato portando solo se stesso.
Mumble mumble. Qualcosa cominciava a disturbarmi. Non mi era mai capitato che un ospite a cena si presentasse a mani vuote, non mi sembrava molto educato.
Probabilmente sapeva di avere la coda di paglia, perchè a vedere la mia espressione un po' sorpresa e un tantino contrariata, mi aveva detto "sai, volevo portare il gelato. C'è una gelateria buonissima vicino casa mia. Ma si sarebbe squagliato a portarlo fin qui".
I miei pensieri, nell'ordine dopo il primo, illuminante "perchè? non esistono gelaterie nel tragitto da casa tua a casa mia?" erano stati :
1) sei davvero maleducato ;
2) questa è la 1° e l'ultima volta;
3) non l'avrai mai.

Gli avevo sorriso, un sorriso di circostanza, falso e idiota, mentre pensavo se mandarlo via lì su due piedi, ma poi avevo tutto il cibo preparato, mi scocciava farlo rimanere per giorni..
"dar da mangiare agli affamati"
dice il Vangelo. Ma del servizio figo le Sacre Scritture non parlano, no, no, quello poteva essere tranquillamente riposto nel mobile. Per lui sarebbero bastati piatti normalissimi, quelli di tutti i giorni. Peccato non avere quelli di plastica, mannaggia a me e al mio essere massaia inside!
La cena fu quasi surreale, lui che parlava di argomenti che di solito mi avrebbero interessata, io che lo ascoltavo quasi senza dire nulla, sorridendo più del necessario e commentando con "sì... certo... già...".

Mentre parlava, però, mi veniva in mente la scena di qualche giorno prima, quando era venuto a prendermi in stazione, di ritorno da Roma : non mi aveva aiutata a mettere il trolley nel bagagliaio dell'auto. Non aveva fatto nessuno sforzo. Be', forse credeva che si fosse già sforzato abbastanza nell'essersi proposto di venirmi a raccattare. Lì per lì ci ero rimasta male, avevo pensato che però, per la parità dei sessi, ci stava che fossi io a riporre il trolley.
Però avevo continuato ad avere la sensazione che non fosse un gentiluomo.

Essersi presentato a mani vuote alla cena, non solo mi aveva fatto ricordare quella scena, ma aveva anche confermato la mia brutta sensazione.
Lui doveva essersi reso conto del velo di freddezza sceso, intelligente com'era, aveva realizzato che se fosse continuata in quel modo, quella serata non sarebbe finita in gloria, come si era immaginato. Forse ipotizzava che non essendo una che ci tiene ad essere scarrozzata su auto lussuose e potenti, che non vuole essere portata in ristoranti alla moda e cose simili, probabilmente ero anche di poche pretese. Mal gliene incolse!
Le mie pretese erano di ben altro spessore, molto più difficili da esaudire, mi sa.
I ristoranti in, le auto lussuose non hanno su di me nessun potere. Penso che se un uomo vuol far colpo in questo modo, come persona non vale granchè. Preferisco posti meno pretenziosi, ma compagni di serata più interessanti: credo mi avesse valutata male.

Non pretendevo mega doni, sarebbe bastato un semplice fiore, era il pensiero quello che contava.
Invece, il fatto di non essersi sbattuto nemmeno un pochino, denotava un disinteresse totale. Una mancanza di rispetto che mi offendeva profondamente.
Come se fosse possibile ottenere tutto senza sforzo, l'illuso.
Peccato che io, nonostante il mio anticonformismo, appartenga alla vecchia scuola: se un uomo mi vuol conquistare, deve sbattersi. Un po' per dimostrare che ci tiene (un minimo di romanticismo), che è adatto ad una bizzarra come la sottoscritta, un po' perchè è propria dell'evoluzione maschile voler dimostrare di essere il migliore, meritevole di essere scelto.

Chi siamo noi per tarpare le ali a questi geni che sopravvivvono da milioni di anni? Nessuno, appunto. E lasciamoglielo fare dunque!

Ad un tratto lo sento dire "Sei stata strana tutta la sera, ma te la sei presa perchè mi sono presentato a mani vuote? Volevi i fiori? La bottiglia di vino? Se è così, sei troppo borghese" ed io, ribattendo serafica :
"Sarà come dici, sono borghese e me ne vanto. Tu, in compenso, sei maleducato e patetico".
Detto questo, gli ho aperto la porta di casa, un chiaro invito a togliere il disturbo. Senza nemmeno avergli offerto il caffè. Un piatto di pasta non si nega a nessuno, il caffè è a discrezione



26 maggio 2009

Fine della pagliacciata

E così alla fine l'ho fatto. Cancellato da feisbuc. Altrove era già stato ranzato via, rimaneva l'ultimo baluardo: il social network. Al mondo d'oggi, cancellare un contatto da feisbuc equivale a cancellare qualcuno dalla propria vita. Ecco, appunto. Esattamente quello che volevo.
"Siamo amici fraterni... ti considero come una sorella...bla bla bla.."
Certo, ed io a crederci, ingenua. E dire che dopo almeno 5 anni del corso di bastardaggine tenuto da lui, ottenuto il master, avrei dovuto stare più accorta. E va be', si sbaglia, sono umana.

Senonchè, nel frattempo, ho cambiato casa, mi è aumentato il lavoro in ufficio e quindi ho perso un po' i contatti con gli amici, che però si sono sempre fatti sentire. Anche solo per sapere come stavo, quanto ero incasinata e tutto il resto. Amici, loro. Quelli che non hanno mai fatto proclami di sorta.
E lui? Colui che si professava amico fraterno? L'essere che mi vuole bene come ad una sorella?
Nulla, zero, silenzio assoluto. Interrotto solo dal suo invito ad accettarlo come contatto su feisbuc, per poi tempestarmi di msg sul perchè avevo scritto "relazione aperta" come stato sentimentale e reiterate richieste di "chiama".
Ora, se devo chiamare qualcuno, lo faccio perchè lo desidero, non perchè me lo si dice. Inoltre, se desiderava parlarmi, aveva solo da cercare il nome della sua amica fraterna sulla rubrica del cellulare e chiamare. Lo sanno fare pure i bambini, figurarsi lui che come mestiere fa il manager in ambito IT.

Poi, tra una cosa e l'altra, non ci ho più pensato. Confesso che non è che occupi il primo posto dei miei pensieri, non più almeno, da qualche anno. Negli ultimi mesi, ad intervalli fissi, mi arrivava un suo sms con su scritto "chiama". "ma chiama tu, no?" pensavo, cancellando il msg.
Finchè mi sono resa conto di poche cose, ma essenziali :
- non desideravo chiamarlo;
- l'amicizia di cui tanto parlava, era una pagliacciata.

Per il primo punto, credo che sia intuitivo capire che se non si desidera chiamare una persona, è perchè praticamente non ci importa nulla di lei. Si chiama qualcuno a cui si vuol bene, si è affezionati : la famiglia, gli amici, il fidanzato. Di sicuro non mi sognerei di chiamare il commesso della drogheria, a meno che non debba consegnarmi la spesa.

Sul secondo punto, più complesso, dirò solo che l'amicizia non era sana. Ci si può lasciare con un ex in molti modi, pacifici o meno, si può anche rimanere in buoni rapporti, ma se uno dei due vuol continuare a zompare addosso all'altro nonostante la fine del legame, probabilmente non è amicizia disinteressata. Non è esattamente fraterna, diciamo. Nonostante i proclami.

Così, facendo mente locale su quante volte l'amico fraterno si fosse fatto sentire non per chiedermi se poteva zomparmi addosso, il totale è stato scoraggiante : zero.
E' una gran bella canzone degli Smashing Pumpkins, lo so, ma nell'economia dell'amicizia, zero = non si è amici. Una pagliacciata, appunto. E qui m'è sorta una domanda legittima : ma perchè devo continuare a sostenere questo stupido gioco? E non ho trovato validi motivi. Nemmeno uno, anche sgangherato, per dire. Niente. Il deserto totale.

Passo successivo, è stato rendermi conto che certe storie, per quanto passionali siano state, hanno un inizio, uno svolgimento ed una fine. E la fine, deve essere una vera fine: ognuno per la propria strada. A maggior ragione se la relazione è stata tormentata. Inoltre, le storie successive a questa, erano state decisamente più gratificanti sul piano umano: persone più simpatiche, più presenti, mature e non troppo egoiste. A dirla tutta, avrei preferito rimanere in contatto con loro, con i quali ero stata bene, piuttosto che con lui, di cui ho solo ricordi negativi.
Alla fine, se in un'esperienza non si riesce a trovare nemmeno bei ricordi, inutile farla continuare sotto mentite spoglie, la realtà è molto più semplice: l'amore è finito, meglio salutarsi e ognuno a vivere la propria vita.

Presa coscienza di questo, del fatto che non sono bulimica di contatti e che desidero far conoscere i fatti miei solo a coloro a cui importa davvero, mi sono collegata al sito di feisbuc, sono andata nella sezione "amici" e l'ho segnato come contatto da eliminare. La mascherina apparsa m'ha domandato se ero proprio sicura di cancellare tizio dai miei amici, ed io, senza nemmeno star lì a sentire un seppur flebile senso di colpa, ho cliccato su " sono sicura". E via, nel dimenticatoio.
Dove sta ormai da molto, molto tempo

17 maggio 2009

3° legge della meccanica


Nei lunghi pomeriggi in laboratorio, soprattutto d'inverno, per combattere l'apatia, perchè sì, un spettrometro può essere affascinante, ma tutti i giorni diventa noioso, m'ero inventata una realtà parallela dove io e i miei amici eravamo diventati i personaggi di una "famiglia". Alcuni di noi nati per partenogenesi, altri erano sposati anche se appartenenti allo stesso sesso, eravamo ormai entrati in questo gioco di ruolo folle e divertente. Famiglia allargata, aperta a qualsiasi componente, tra un'analisi qualitativa e una cromatografia su colonna, ci divertivamo ad inventarci situazioni assurde con personaggi improbabili.
Sì, mamma, tranquilla, lo sai, ci siamo laureati lo stesso. Ti chiedi come? Non farti certe domande, tanto poi ti lamenti delle risposte.

Ora, dopo oltre 17 anni, quella che all'epoca interpretava mia cognata, mi domanda "Ma secondo te, perchè tra me e il bastardone nn ha funzionato?". Ohibò, bel quesito. Ce lo si chiede da quasi 2 decenni, in effetti.
In realtà, quello che ci si domanda è perchè il tizio, che aveva un EVIDENTE interesse per lei, non si sia mai proposto veramente. Curioso. Me lo ricordo, bene. Bel ragazzo, alto e moro, occhi chiari. Aria ribelle. Sempre al centro dell'attenzione. Un sacco di ragazze che gli ronzavano attorno, ovviamente. Le donne, si sa, hanno un debole per i belli e dannati.
Ricordo anche la tenerezza con cui lui si rivolgeva alla mia amica, le battute folgoranti, la sua amicizia assoluta. Erano anche entrati in tesi assieme nello stesso dipartimento.
Ecco, da uno così ribelle e sfacciato, uno che usciva sempre con una tipa diversa, non ti aspetteresti mai una certa qual timidezza, no?
Vedevamo il suo chiaro interesse per lei, ma mai nessuna proposta. Zero assoluto : frustrante. Un paio di volte la mia amica ha anche cercato di spingerlo un po', giusto per capire.
Ma, per il 3° principio di Newton "Per ogni azione esiste una reazione uguale e contraria", in modo più esplicito: le forze sono sempre prodotte a coppie, con uguale grandezza e verso opposto, quindi lui faceva un passo indietro, direttamente proporzionale alla spinta ricevuta.
Cosa potevamo pensare dunque? Che fosse interessato a lei, indubbiamente, ma non così tanto da spingersi oltre.

Gli anni sono passati, la mia amica ha avuto il tempo di sposarsi, diventare madre e divorziare. E lui nel frattempo? Be', con la laurea si erano persi un po' di vista, ma dopo qualche tempo si sono ritrovati. Il bastardone è andato a malincuore a convivere, continua a frequentare la mia amica, anche solo per chiacchierare o prendere un aperitivo in centro. Le è stato vicinissimo durante la dolorosa separazione, periodo in cui lei era veramente a terra. Ed ora che anche il divorzio è stato superato, legalmente e psicologicamente, la mia amica mi domanda a bruciapelo come mai tra di loro non si è mai andati oltre l'amicizia.
Un'amicizia ben strana, ho aggiunto io. C'era sempre tensione nell'aria. Quel tipo di tensione che si riscontra quando due si piacciono.

Diversamente da 17 anni fa, però, dove a causa dell'inesperienza si brancolava nel buio, le ho risposto " Ma senti, non potrebbe essere perchè lui ha paura di legarsi? Cambia donne come fossero calzini, lui stesso è figlio di divorziati. Eppure tu sei il suo punto fisso, sempre da te torna" e le ho portato ad esempio un mio amico, che chiamerò Jacques.

Jacques è stato innamorato per 3 anni della stessa donna, senza mai dichiararsi. Non solo, ma in questo lungo periodo non ha mai fatto nessun passo verso di lei. E non che fosse una persona timida, uno sfigato o un mostro. Niente di tutto ciò, anzi. Bel ragazzo, in gamba, con una buona autostima. Incomprensibile. Mistero fitto.
Io e gli altri provavamo a sollecitarlo pensando derivasse da una terribile paura del rifiuto "ma perchè non provi ad avvicinarti un po' di più? Senza scoprirti troppo, giusto per tastare il terreno. Che ne dici? ".
Si sa, lo spettro del rifiuto in amore è il peggior incubo di qualsiasi essere umano. Cosa ottenevamo? Nulla. Fallimento totale.
Una sera, di ritorno da una cinema, Jacques improvvisamente mi fa "E' strano, sai? Con quelle che mi piacciono fisicamente non mi faccio problemi, chiedo loro di uscire e so già come finirà la serata" - sorriso compiaciuto - "ma con lei, invece... Mi prende in un modo assurdo. Non credo di essere il suo tipo, per questo non mi sbilancio di un mm. E se mi dovesse rifiutare? Insopportabile. Preferisco non sapere"
Avevamo visto giusto, quindi: era la paura del rifiuto a bloccarlo. Occorreva dare una nuova cornice alla situazione, se non altro per sbloccarla. Oh Bandler, come vedi i tuoi insegnamenti non sono stati vani!
Ricordo di avergli chiesto "Ma come fai a sapere di non essere il suo tipo? Te l'ha detto lei?"
Lui aveva balbettato qualcosa come "no, no, ma lo so. Le piacciono uomini diversi da me. Eppoi lo sento"
Ora, a tutto posso credere, ma mi riesce difficile fidarmi del 6° senso maschile. A fatica usano i 5 sensi normali, figurarsi il 6° senso di uno innamorato, poi. Ridicolo. Così gli avevo detto "Uscire con uomini diversi da te non significa nulla. Siete amici quindi hai di sicuro qualcosa che le piace, non credi? Cerca di lavorare su questo. Le donne di solito si conquistano diventando parte del loro mondo. Sii presente, gentile, cerca di capire cosa le piace. Provaci, mica corri il rischio di scoprirti, ti pare?"
Era rimasto in silenzio ed io non avevo insistito. Aveva bisogno di metabolizzare.

Com'è finita? Lei, che è una ragazza sveglia, aveva avuto il trasferimento in un'altra città. Andandosene gli aveva proposto "quando passi da lì, vieni a trovarmi". 2 settimane dopo lui era da lei. Sono passati 3 anni ed è ancora lì.

Tempo fa l'ho rivisto e gli ho chiesto cosa fosse scattato in lui per fare il primo passo, m'ha risposto "Eh be', facevo una cosa EVIDENTE per lei, andandola a trovare. Non passavo lì per caso, ti pare? Così quando m'ha detto ok, vieni a trovarmi, ho capito che un po' le piacevo. A quel punto è svanita la paura del rifiuto"

3 lunghi anni per arrivare a questa conclusione : se si fa qualcosa di particolare per una donna, qualcosa che lei veda come uno sforzo, è fatta. Può essere partecipare ad un suo hobby, leggere un libro che le è piaciuto, darle un parere sullo smalto delle unghie. Al limite.
Insomma, fare qualunque cosa lei sappia non essere nelle corde di quell'uomo in particolare.
I geni ancestrali femminili penseranno "oh dio, se fa questo per me, è davvero il mio erooooooeeee!" e quale uomo non vorrebbe essere l'eroe della sua donzella?
Del resto i cavalieri lasciavano credere alle castellane dalle trezze bionde di andare a sconfiggere i draghi per conquistare il loro amore, mica fessi.

Jacques l'ha scoperto a 40 anni, be', meglio tardi che mai. Poteva andare peggio: non scoprirlo per tutta la vita.
Che sia il caso di spiegarlo anche al bastardone?